Sopravvivenza demografica prima di tutto

 
 
Il convegno, che si è tenuto a Malborghetto lo scorso 2 aprile, rappresenta una rottura con il passato e quindi un avvenimento per la minoranza slovena della provincia di Udine: gli interventi del segretario di Stato sloveno, Boris Jesih, di due assessori regionali, Molinaro e De Anna, la presenza di due consiglieri regionali, Baritussio e Della Mea, hanno dato all'incontro un timbro di riconoscimento istituzionale e politico alla presenza e all'azione delle organizzazioni slovene più rappresentative della minoranza, Sso e Skgz, della provincia di Udine nella difesa e valorizzazione della cultura e della lingua slovena, declinata anche nelle sue ricche e originali forme dialettali.
Al di là di questo riconoscimento, che è stato preceduto da altri incontri su specifici problemi della minoranza, va posto l'accento sui contenuti che sono emersi negli interventi del sottosegretario, dei due assessori regionali e degli altri relatori. L'orizzonte dei loro contributi è stato il futuro della comunità slovena come se il passato e il presente di divisioni e polemiche sull'origine dei dialetti locali non fossero mai avvenute o, meglio, che non abbiano nessuna valenza. Si è guardato al futuro nel senso che se gli sloveni della provincia di Udine non riusciranno a prendere il treno della integrazione, della collaborazione transfrontaliera, che va al di là perfino dei progetti europei, ma che, secondo De Anna, si deve inserire nella costruzione della macroregione ionico-adriatica, allora davvero nel lasso di breve tempo non si parlerà più di sloveni della provincia di Udine con le loro «preziosità» dialettali.
Il bilinguismo, lo hanno ripetuto Molinaro e De Anna, deve essere naturale, la scuola bilingue deve diventare un'esigenza della popolazione di confine e non solo di origine slovena, si deve chiedere l'applicazione della legge di tutela, che, pur con i suoi limiti, rimane uno strumento prezioso per costruire sul confine un'integrazione culturale e linguistica e per formare quelle risorse umane necessarie a portare avanti il processo innescato con la caduta dei confini e le cui conseguenze sono imprevedibili; è necessario, ha fatto eco Jesih, chiedere l'applicazione dell'articolo 17 della legge di tutela che mira a favorire i rapporti tra le popolazioni di confine e a sviluppare la cooperazione transfrontaliera, anche nell'ambito delle iniziative e dei programmi dell'Unione europea.
La strada è tracciata, dunque, ma sul suo percorso non c'è posto per diatribe o polemiche sull'origine dei dialetti; questa strada chiede il radicamento nella propria cultura slovena, arricchita dall'apporto di quella italiana, per offrire ai giovani un futuro di integrazione, occupazione e apertura all'Europa che avanza. Prima di tutto però va affrontato il problema della sopravvivenza demografica della comunità che nelle zone di montagna è davvero a rischio.

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