Riaccese le questioni tra il vicariato di Torlano e la pieve di Nimis

 
 
Le richieste presentate da pre Valentino Zuanella all’arcivescovo di Udine riaccesero le questioni tra il Vicario di Torlano, che voleva le funzioni di curato e di beneficiato, e la pieve di Nimis che paventava uno smembramento della vasta Plebs. Nella “Storia di Nimis” di P. Bertolla – G. Comelli,1990, pp.190-191, si legge: «Non meno spinose furono le questioni con Torlano. Il vicario Valentino Zuanella, dopo la morte di Adami (pievano), si era fatto baldanzoso e pretendeva completa indipendenza da Nimis. Insisteva sul suo diritto non solo di amministrare sacramenti e percepire incerti, ma anche di esaminare e confessare gli sposi del vicariato, possedendo egli la doppia lingua friulana e slava, e di assistere al loro matrimonio.
Candolini (pievano) si oppose energicamente a questa sua condotta e ‘più di una volta andò incontro ai funerali, diretti dallo Zuanella a Nimis, portando la stola e imponendosi per superiore’. Nel 1858 la Curia stabilisce che gli incerti dei battesimi amministrati dal vicario appartengono al pievano, come pure che il vicario non può funzionare i riti della Settimana Santa a Torlano, ma deve intervenire a Nimis. Lo Zuanella, non adattandosi a questo stato di cose, nel 1859 lascia l’incarico e si trasferisce a Castelmonte».
Nella nota 103 si espone: «Da un’ampia e circostanziata relazione del 20 marzo 1858, inviata alla curia arcivescovile di Udine da Giuseppe Bortoluzzi, canonico teologo del duomo, sulla situazione de jure et de facto del vicariato di Torlano, forse ispirata dal Candolini, risulta che il vicario Zuanella ‘non lascia nulla intentato per estendere i suoi diritti a pregiudizio del pievano di Nimis’ (Acau, Chiese e paesi del Friuli, Nimis). Nello stesso scritto il Bortoluzzi, definendo la natura del vicariato, afferma che questo a prima vista potrebbe sembrare perpetuo, giacché nel decreto del 9 dicembre 1642 il sacerdote designato alla cura spirituale delle ville slave viene chiamato con il nome di parroco, cioè avrebbe la stessa giurisdizione ordinaria che compete ai parroci e quindi sarebbe indipendente dal pievano».

La curiosità ci ha spinto a ricercare atti e comportamenti inerenti la gestione vicariale nella zona slava di Nimis, e specificatamente in Torlano. E sfogliando il quaderno: Regesti concernenti il Vicariato di Torlano di Pietro Bertolla senior (Bsu), si è riscontrato quanto segue:
«1853,…Zuanella cappellano di Cravero è nominato vicario di Torlano, colle condizioni portate dai Decreti 16 luglio 1842, e 10 maggio 1843, ai 29 gennaio 1854 era in residenza.
-1854, 21 gennaio. Comelli-Venzon Giuseppe di Torlano chiede in favore del Vicario gl’incerti di Battesimo e di Matrimonio (Acau, fondo Nimis).
-1854, 31 gennaio. La chiesa di Torlano fatta Battesimale e Sacramentale (Acau, fondo Nimis).
-1854, 17 febbraio. Si concede a Torlano tutte le feste la benedizione col SS.mo, e tutti i mercoledì e venerdì di Quaresima; in Taipana e Cergneu le sole domeniche di Quaresima col consenso del Pievano.
-1854, 24 febbraio. Adami (pievano) si lagna con Zuanella di avere eseguite benedizioni in Torlano senza interpellare il suo consenso. Gli dà il consenso, a patto che le feste di Quaresima la funzione si faccia la mattina e non la sera, in vista della predica che si tiene in Nimis in tutte le feste di Quaresima nella funzione vespertina. Lo Zuanella risponde, che salvi i matrimoni ed i battesimi, egli è indipendente dal Pievano, il cui consenso si chiede per sola convenienza. Perciò egli farà le benedizioni in Torlano la sera, dove predicherà in ambe le lingue, a vantaggio degli Schiavi che non capiscono il furlano di Nimis. Dice esser la Curia ignorante delle condizioni locali. O così, oppure egli rinuncia (Apn).
Qui corre obbligo ricordare che «In esecuzione della sentenza patriarcale, il 15 aprile 1643 si riunirono a Nimis, nella casa di Francesco Longo, i degani di Torlano e delle 6 ville slave annesse, Monteprato, Taipana, Chialminis, Cergneu di Sopra, Cergneu di Sotto e Pecolle, ed elessero come primo loro Vicario curato Leonardo Manzocco impegnandosi a dargli ogni anno tutti gli emolumenti di formaggio e lana e tutto ciò che detti comuni solevano corrispondere al pievano Pre Giovanni de Benedictis, con tutti gli emolumenti delle chiese; di più tutte le regalie ed elemosine delle funzioni. Egli sarà obbligato a celebrare la messa festiva nelle loro chiese incominciando da Cergneu di Sotto e continuando a rotazione in “le ville schiavone”» (Storia di Nimis, cit., p.117).
In nota 130, poi, si specifica che «Il contratto, che porta la data 20 aprile 1643, dovrà essere rinnovato di anno in anno. Nei documenti il numero delle ville appartenenti al vicariato di Torlano varia da 6 a 9 secondo che vengono considerate tre o una Cergneu di Sopra, di Sotto e Pecolle, oppure due o Torlano e Ramandolo, cui si aggiungerà anche Vallemontana. Inoltre Cergneu di Sotto e Monteprato formavano un solo comune».
Altra importante considerazione emerge: Torlano segna il confine etnico tra ladini e slavi. E don Zuanella conoscitore di ambe le lingue, mette ciò bene in evidenza con la dichiarazione che la Curia ignora le condizioni locali.
La nota 129, p.117, della citata Storia di Nimis, specifica: «Torlano, situato in piano (solo pochi metri più alto di Nimis s.l.m., si veda la carta al 25.000 dell’Istituto Geografico Militare), viene in diversi documenti sommariamente elencato tra le ville schiave di montagna per la sua vicinanza al loro territorio e per essere stato sede del “Vicariato degli Slavi”. È certo invece, che la sua popolazione è sempre appartenuta, avendone coscienza nei confronti dei confinanti, al ceppo etnico-linguistico friulano. Anche se alcuni studiosi affermano che “sia a Ramandolo che a Torlano…per secoli si è parlato sloveno”».
Secondo Francesco Musoni, nella Guida delle Prealpi Giulie, Udine 1912, pp.159-60, il confine linguistico tra Slavi e Friulani coincide «colla linea di falda dei monti e dei colli, i quali sono interamente slavi, mentre la pianura è tutta friulana…; tali sono, ad es. Prepotto e Albana nella Valle dello Judrio; Nimis e Torlano in quella del Cornappo; Ciseriis in quella del Torre». E più avanti (p.164), riferendosi al comune di Nimis, indica come slave le frazioni di Cergneu di Sopra con Pecolle, Chialminis, Monteprato e in parte anche Ramandolo. A conferma di ciò si riporta quanto chiaramente scritto in precedenza, per conoscenza diretta, da collaboratori locali in Nimis e la Valle del Cornappo, Udine 1908, p.28: «Il dialetto parlato dalle popolazioni della pianura è il friulano, gli abitanti delle popolazioni della montagna invece, cioè Chialminis, Monteprato, Cergneu, Pecolle e Nongruella, nonché Ramandolo parlano lo slavo».
Ovviamente qui si ripete la situazione creatasi nella Carintia e ben rilevata e descritta da Paolo Santonino nell’Itinerario negli anni 1485-1487: «Populus alemanus sclavo admixtus. A plebe S. Danielis vallis Gille infra usque Villacum, admixti sunt sclavi alemanis et utraque natio, utrumque idioma callet». Cioè: Dalla pieve di S. Daniele della Valle del Gail fino a di sotto Villacco, sono mescolati slavi e alemanni (tedeschi) e ambe le loro nazionalità, e questi e quelli conoscono e parlano bene il proprio idioma. – Anche al presente si può constatare il medesimo fatto-(Giuseppe Vale, Itinerario di Paolo Santonino in Carintia, Stiria e Carniola negli anni 1485-1487- Codice Vaticano Latino 3795-, Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana MDCCCCXLIII (1943), p.170).
– 2. continua –

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