Resia, combattere l’emarginazione e il degrado

 
 
«Nei mesi caldi di questa estate, a Resia, sono accaduti vari fatti che, nell’insieme, sono la rappresentazione di una isteria messa in scena da chi, urlando, pretende di imporre ad una popolazione smarrita ed a chi pratica comportamenti pacati e civili teorie ed ideologie ormai superate dalla storia». Inizia con questa amara constatazione la lunga riflessione di Luigi Paletti, già sindaco di Resia, sugli incresciosi fatti successi a Resia nel corso dell’estate, a cominciare dalle sguaiate e incivili manifestazioni nei confronti di un cittadino di Resia, Gabriele Cherubini, «reo» di aver fatto richiesta della carta d’identità bilingue, richiesta alla quale il sindaco, Sergio Chinese, contravvenendo ai suoi obblighi, si è opposto con tutti i mezzi ma che alla fine, su intervento del ministero dell’Interno e della prefettura di Udine, è stato costretto a firmare il documento personale.
«Una qualsiasi autorità pubblica non interpreta le leggi, ma le rispetta e le fa rispettare e non può fare nemmeno l’obiettore di coscienza», rileva Luigi Paletti che condanna le becere reazioni «di oriundi resiani presenti in valle per i consueti dieci — venti giorni di vacanze annue» hanno inscenato «sotto il municipio una serie di manifestazioni per ostacolare al “cittadino normale” il ritiro del suo documento, per insultarlo, minacciarlo ed intimidirlo».
Per il sindaco, naturalmente, la colpa di tutto questo è da attribuire allo stesso Cherubini, il quale, avrebbe avuto la sfrontatezza di parlare della sua richiesta di carta d’identità bilingue nei locali pubblici di Resia, e a quei consiglieri regionali che avevano presentato un’interrogazione per chiedere conto del ritardo nel rilascio del documento. Com’è attuale a Resia la favola del lupo e dell’agnello!
Ma non basta.
«Le manifestazioni — scrive l’ex sindaco di Resia — ormai hanno preso piede e in questa isteria viene presa di mira anche la responsabile del Gruppo folkloristico locale, Pamela Pielich, con offese e minacce. Il Gruppo folkloristico, vera istituzione valorosa della cultura popolare di Resia, ha una storia di oltre 170 anni di lavoro ed attività e, proprio in quei giorni, si preparava ad intraprendere una tournée in Giappone dove, unico gruppo in rappresentanza dell’Italia, ha partecipato, assieme a diversi altri gruppi del mondo, a qualificate manifestazioni culturali nell’Impero del Sol Levante.
«Resia — commenta Paletti — avrebbe dovuto essere lusingata di questo e l’Amministrazione comunale partecipe attiva di questo avvenimento eccezionale. Invece no, perché i resiani “urlatori” non hanno trovato di meglio che augurare al Gruppo folkloristico ed alla sua responsabile una partenza senza ritorno».
Il terzo fatto sul quale si sofferma Luigi Paletti, è «l’invio, da parte dell’amministrazione comunale, a tutti i residenti maggiorenni di Resia di un questionario per censire “etnicamente” i resiani. Si chiede di indicare se si sentono italiani o sloveni, se parlano o preferiscono parlare l’italiano, il resiano, lo sloveno od altre lingue, quali siano i loro sentimenti patriottici, la loro fede religiosa e così via. Siamo alla balcanizzazione di triste memoria — commenta Paletti — dove i cittadini della ex-Jugoslavia furono divisi in etnie, lingua e religione».
«La sequenza degli episodi, purtroppo, non si esaurisce qui — continua l’ex sindaco — perché il 13 agosto, in pieno Ferragosto e con la “claque” assicurata, il consiglio comunale viene riunito dal sindaco con urgenza ed in seduta straordinaria per decidere l’uscita di Resia dalla tutela in capo al “gruppo linguistico sloveno” e per chiedere di far rientrare Resia nel “gruppo linguistico friulano”. Un fatto politicamente molto grave che avrà sicuramente ripercussioni e strascichi, nei prossimi mesi, a vari livelli. A livello amministrativo e pratico non succederà niente e sarà un bel “autogol” per l’amministrazione comunale» prevede Paletti che ironicamente commenta: «da ora in poi i resiani sono stati ‘svenduti’ ai friulani senza che i friulani avessero avanzato richieste od il minimo interesse nei nostri confronti. Non ne hanno bisogno, perché di problemi ne hanno già abbastanza per conto loro e loro stessi ci hanno sempre rispettati e riconosciuti come entità linguistica e culturale diversa dalla loro».
«È il fallimento di una politica che ormai si sta avvitando su se stessa — conclude Paletti —, mentre a Resia ed alla maggioranza non urlante dei resiani, e arcistufa di tutto ciò, servirebbe qualcosa di meglio e diverso per combattere l’emarginazione e il degrado».
A Paletti fa eco il Circolo culturale resiano «Rozajanski dum», che si è riunito di recente per commentare i fatti successi in questi ultimi mesi. In un comunicato, firmato dalla presidente del Circolo, Lugia Negro, dopo aver espresso solidarietà e vicinazna a Gabriele Cherubini e a Pamela Pielich per le offese, le minacce e le intimidazioni ricevute, si stigmatizza il comportamento del sindaco Chinese che «in questo frangente non si è dimostrato essere il “sindaco di tutti” perché ha tollerato passivamente lo svolgersi di queste manifestazioni non proprio civili e non ha preso posizione a sostegno dei cittadini ingiustamente offesi e minacciati, dissociandosi da ciò».
A riguardo poi della decisione presa dal consiglio comunale per far uscire Resia dalle leggi di tutela a favore della minoranza linguistica slovena e per farla rientrare in quella friulana il Circolo manifesta tutto il suo sconcerto. «È una decisione grave che va contro gli interessi di Resia e dei Resiani — si legge nel comunicato — e non mancherà di produrre i suoi effetti politici devastanti. Non si può produrre atti del genere sulla spinta di pressioni ideologiche e di persone che, non conoscendo e vivendo a fondo la nostra realtà, giocano con la politica dello sfascio.
Resia è inserita nel contesto delle leggi di tutela della minoranza slovena della Regione Friuli-Venezia Giulia perché il resiano, o il «Po nes», così come il «Po našan» della Val Canale, o il «Po našin» delle Valli del Torre e Natisone sono tutte forme dialettali della lingua slovena. E di questo il Parlamento italiano, all’epoca, prima di legiferare sicuramente ne era ben informato. Definire storicamente presente la minoranza linguistica friulana nel Comune di Resia è un’assurdità.
Le leggi 482/99, 38/2001 e 26/2007 sono leggi che hanno aiutato e aiutano anche la nostra comunità. Basti citare solo alcuni dati: contributi per attività di valorizzazione del dialetto e della cultura resiani nelle scuole, per l’attività di sportello linguistico presso il museo dell’arrotino, biblioteca e archivio storico comunali a Stolvizza, attività di varie associazioni culturali locali, contributi per iniziative economiche, gestiti dalla Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale, ed altro ancora.
Al resiano ed alla cultura resiani così come a tutti i cittadini nulla è stato tolto, tanto meno la storia millenaria, anzi è proprio grazie a queste leggi che potremmo anche in futuro conservare la nostra cultura in alternativa, non potremmo certo tutelare il resiano parlando l’italiano o imparando il friulano».

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