Recentemente ha fatto notizia la non-notizia di uno sciagurato turista che per fare un selfi si è seduto su una sedia, in realtà una non-sedia, ma un’opera d’arte a forma di sedia, esposta in un famoso museo: una non-notizia che è finita sui principali quotidiani, tra i titoli dei telegiornali e degli altri media e, ovviamente, sui social di qualsiasi ordine e grado. Una notizia di cui nessuno sembra aver rilevato certi aspetti paradossali. Tento di resistere ma non riesco a non dire la mia, con tutto il rispetto sia per i visitatori di musei, che per gli artisti, che per i giornalisti, sperando di non urtare lasensibilità di tali categorie – notoriamente molto suscettibili. In realtà non ho una mia versione, né un’opinione, ma rilevo con inquietudine che l’info-sfera (l’insieme di tutte le comunicazioni, e di tutti i modi di comunicazione possibili) finisce spesso, sempre più spesso per incartarsi in questi che mi sembrano dei corto-circuiti social-mediatici. E così soprattutto in questa stagione, in prossimità del Generale Ferragosto: un modo di fare notizia che si diffonde prendendo il posto di argomenti probabilmente più urgenti, che appaiono sulle prime pagine con foto-notizie di grande effetto, per poi scemare gradualmente nell’indifferenzaquotidiana (d’altra parte chi ha voglia in piena estate si sentir parlare di riforma del catasto, di debito pubblico, di nuova emigrazione giovanile, di sub-appalti taroccati, di sicurezza sul lavoro ecc.). Il tutto fino a configurare una sorta di stravolgimento del senso comune, di un modo di pensare e di percepire che si presume debba caratterizzare la normale dialettica civile in una società evoluta e pluralista. In questo modo voglio solo dire, tornando alla sedia, che mi viene il dubbio che sia stata messa lì apposta, aspettando, con una trappola fotografica, che il solito turista sventato ci si sedesse, e che la rompesse, per poter poi gridare allo scandalo, all’incompetenza, all’«over tourism», ai barbari che «profanano» il patrimonio culturale. Magari in questo modo si vuole creare un caso, una non-notizia, da caricare di significati, per mobilitare una massa di emozioni. Così succede per tutta una serie di circostanze che riproducono quell’effetto, di diluvio di «like», di discussioni interminabili nei «talk show», sui «gruppi», in «chat», di dibattiti tanto virulenti e verbosi quanto virtuali. L’info-sfera di oggi è piena di casi di questo tipo, tanto che i complottisti parlano di sistematiche operazioni di distrazione di massa: microfoni nascosti, fuori onda o trappole fotografiche alla ricerca di qualcosa che non esiste, di qualche cosa che viene inventato lì per lì, «decontestualizzando » o «ricontestualizzando » un fatto qualsiasi. Una tendenza che riguarda tutto e tutti, la vita quotidiana, il lavoro, le relazioni internazionali, il modo di vivere, la natura che ci circonda. Mi viene in mente il caso, per un recente programma di tutela di una specie in via di estinzione (mi sembra di lontre, specie Lutra Lutra, o castori Castor Linaeus), di animali che vengono reimmessi in un habitat sbagliato (dove non possono sopravvivere) ma in un punto dove è comodo piazzare una trappola fotografica, che fa finire quell’animale in un blog, per la felicità dei «media manager» di una certa località. In quel caso non aveva tanto importanza il miglioramento dell’ecosistema, della biodiversità, e bla bla bla, ma riuscire a fare la foto da sparare sui social, per colpire ed emozionare (seppure in modo fittizio) un certo target turistico. Così per certi reportage, persino per casi di cronaca nera, con i media che indugiano in particolari recuperati o re-inventati dopo decenni, in un modo che non può che apparire come manipolato, fino a far smarrire qualsiasi fiducia nelle consuete procedure: la questione vera è creare tensione, seppure in modo artefatto, forse aumentare gli indici di ascolto, sicuramente non trovare il colpevole. Così per il cantante più famoso, che ogni tanto canta, ma che soprattutto cerca la rissa con i suoi fan; così per l’automobilista più furbo, che è quelloche parcheggia sul marciapiede (tanto i vigili non passano mai, e comunque c’è sempre qualche rottamazione delle multe in vista): sa già che le foto-trappola catturano la targa delle auto nelle linee blu, dove anche 5 minuti di ritardo nel ticket significano la multa, non le auto in sosta selvaggia, che restano fuori dal campo della telecamera. Così anche per la politica, l’economia, la scuola ecc.: il sindaco, il presidente, il consiglio comunale, così come il politico di successo, quello più votato, che è quello che riesce a spendere i contributi, non necessariamente a risolvere i problemi o a realizzare le opere necessarie, ma solo appunto a spendere i contributi – quindi scegliendo le opere più semplici da realizzare, anche a discapito di quelle necessarie ma complicate, quelle divisive, che invece fanno perdere consenso. Tutto questo porta con il tempo a uno stravolgimento della stessa idea di senso comune: non è più solo una questione di artisti o di attori famosi che danno la mancia al paparazzo per finire sui rotocalchi, fingendo di essere contrariati al momento dello scatto a tradimento; è proprio un modo per «produrre» realtà. Una realtà che infine si frammenta in tifoserie «contro qualcosa» (contro il turismo, contro i monopattini, contro la movida a Lignano, contro Jeff Bezos a Venezia), così che le tensioni possano essere in qualche modo incanalate: dei problemi veri nessuno più si occupa, finché con il tempo, a forza di rimandare le decisioni, diventano talmente gravi, quasi dei macigni che pesano su tutti, ma che tutti – o quasi – fanno finta di non vedere. Igor Jelen
Quei macigni che tutti fingono di non vedere _ Obstajajo zapreke, za katere se vsi delajo, da jih ne vidijo
Recentemente ha fatto notizia la non-notizia di uno sciagurato turista che per fare un selfi si è seduto su una sedia, in realtà una non-sedia, ma un’opera d’arte a forma di sedia, esposta in un famoso museo: una non-notizia che è finita sui principali quotidiani, tra i titoli dei telegiornali e degli altri media e, ovviamente, sui social di qualsiasi ordine e grado. Una notizia di cui nessuno sembra aver rilevato certi aspetti paradossali. Tento di resistere ma non riesco a non dire la mia, con tutto il rispetto sia per i visitatori di musei, che per gli artisti, che per i giornalisti, sperando di non urtare lasensibilità di tali categorie – notoriamente molto suscettibili.
In realtà non ho una mia versione, né un’opinione, ma rilevo con inquietudine che l’info-sfera (l’insieme di tutte le comunicazioni, e di tutti i modi di comunicazione possibili) finisce spesso, sempre più spesso per incartarsi in questi che mi sembrano dei corto-circuiti social-mediatici. E così soprattutto in questa stagione, in prossimità del Generale Ferragosto: un modo di fare notizia che si diffonde prendendo il posto di argomenti probabilmente più urgenti, che appaiono sulle prime pagine con foto-notizie di grande effetto, per poi scemare gradualmente nell’indifferenzaquotidiana (d’altra parte chi ha voglia in piena estate si sentir parlare di riforma del catasto, di debito pubblico, di nuova emigrazione giovanile, di sub-appalti taroccati, di sicurezza sul lavoro ecc.).
Il tutto fino a configurare una sorta di stravolgimento del senso comune, di un modo di pensare e di percepire che si presume debba caratterizzare la normale dialettica civile in una società evoluta e pluralista. In questo modo voglio solo dire, tornando alla sedia, che mi viene il dubbio che sia stata messa lì apposta, aspettando, con una trappola fotografica, che il solito turista sventato ci si sedesse, e che la rompesse, per poter poi gridare allo scandalo, all’incompetenza, all’«over tourism», ai barbari che «profanano» il patrimonio culturale.
Magari in questo modo si vuole creare un caso, una non-notizia, da caricare di significati, per mobilitare una massa di emozioni. Così succede per tutta una serie di circostanze che riproducono quell’effetto, di diluvio di «like», di discussioni interminabili nei «talk show», sui «gruppi», in «chat», di dibattiti tanto virulenti e verbosi quanto virtuali.
L’info-sfera di oggi è piena di casi di questo tipo, tanto che i complottisti parlano di sistematiche operazioni di distrazione di massa: microfoni nascosti, fuori onda o trappole fotografiche alla ricerca di qualcosa che non esiste, di qualche cosa che viene inventato lì per lì, «decontestualizzando » o «ricontestualizzando » un fatto qualsiasi. Una tendenza che riguarda tutto e tutti, la vita quotidiana, il lavoro, le relazioni internazionali, il modo di vivere, la natura che ci circonda.
Mi viene in mente il caso, per un recente programma di tutela di una specie in via di estinzione (mi sembra di lontre, specie Lutra Lutra, o castori Castor Linaeus), di animali che vengono reimmessi in un habitat sbagliato (dove non possono sopravvivere) ma in un punto dove è comodo piazzare una trappola fotografica, che fa finire quell’animale in un blog, per la felicità dei «media manager» di una certa località. In quel caso non aveva tanto importanza il miglioramento dell’ecosistema, della biodiversità, e bla bla bla, ma riuscire a fare la foto da sparare sui social, per colpire ed emozionare (seppure in modo fittizio) un certo target turistico.
Così per certi reportage, persino per casi di cronaca nera, con i media che indugiano in particolari recuperati o re-inventati dopo decenni, in un modo che non può che apparire come manipolato, fino a far smarrire qualsiasi fiducia nelle consuete procedure: la questione vera è creare tensione, seppure in modo artefatto, forse aumentare gli indici di ascolto, sicuramente non trovare il colpevole.
Così per il cantante più famoso, che ogni tanto canta, ma che soprattutto cerca la rissa con i suoi fan; così per l’automobilista più furbo, che è quelloche parcheggia sul marciapiede (tanto i vigili non passano mai, e comunque c’è sempre qualche rottamazione delle multe in vista): sa già che le foto-trappola catturano la targa delle auto nelle linee blu, dove anche 5 minuti di ritardo nel ticket significano la multa, non le auto in sosta selvaggia, che restano fuori dal campo della telecamera.
Così anche per la politica, l’economia, la scuola ecc.: il sindaco, il presidente, il consiglio comunale, così come il politico di successo, quello più votato, che è quello che riesce a spendere i contributi, non necessariamente a risolvere i problemi o a realizzare le opere necessarie, ma solo appunto a spendere i contributi – quindi scegliendo le opere più semplici da realizzare, anche a discapito di quelle necessarie ma complicate, quelle divisive, che invece fanno perdere consenso.
Tutto questo porta con il tempo a uno stravolgimento della stessa idea di senso comune: non è più solo una questione di artisti o di attori famosi che danno la mancia al paparazzo per finire sui rotocalchi, fingendo di essere contrariati al momento dello scatto a tradimento; è proprio un modo per «produrre» realtà.
Una realtà che infine si frammenta in tifoserie «contro qualcosa» (contro il turismo, contro i monopattini, contro la movida a Lignano, contro Jeff Bezos a Venezia), così che le tensioni possano essere in qualche modo incanalate: dei problemi veri nessuno più si occupa, finché con il tempo, a forza di rimandare le decisioni, diventano talmente gravi, quasi dei macigni che pesano su tutti, ma che tutti – o quasi – fanno finta di non vedere.
Igor Jelen
Deli članek / Condividi l’articolo
Zadnje novice
Ultime notizie
Karnahta, majhna in vztrajna prestolnica jaslic _ Cornappo, piccola e tenace capitale del presepe
Druge bukva in film RAI za 100-lietnico g. Cenciga _ Un altro libro e un film Rai per il centenario di don Cencig
Cesta v Rezijo je spet odprta _ La strada è stata riaperta
Lažne gubance bolj zaščitene kot prave _ Gubana a rischio, sono più tutelate le imitazioni. Ci vuole la «Gubanca»
»Zaščita slovenščine za Diepaljo ves je kulturno vrednotenje« _ «La tutela per San Leopoldo è valorizzazione culturale»
Dan odprtih vrat za dvojezično šolo v Špietru _ Scuola bilingue aperta a San Pietro
Podpis pogodbe odpira pot revitalizaciji Kaninskega smučišča _ Firma il contratto per la riapertura delle piste sciistiche sul monte Canin
Novice iz Občin Nediških dolin _ Notizie dai Comuni delle Valli del Natisone
Meja kot kritje in alibi _ Il confine come copertura e alibi
Pre Miljova dediščina _ L’eredità di Pre Miljo