Predraga Italija, preljubi moj dom

 
 
Il 17 marzo sarà il giorno che ricorda la proclamazione dell'unità d'Italia sotto il regno di Casa Savoia. A dire il vero, all'unità totale mancava ancora il Veneto, il Trentino ed il Friuli, almeno, secondo la terminologia attuale e quel che rimaneva dello Stato della Chiesa con Roma capitale. Sono tessere che si aggiungeranno una alla volta nel volgere di pochi anni, con l'esclusione del Trentino e della Venezia Giulia con Trieste, che entreranno a far parte dell'Italia dopo la prima guerra mondiale del '15-’18.
A noi della Benecìa interessa in particolare quanto ha riguardato e riguarda tuttora la nostra situazione politica, sociale ed economica. Forse non a tutti è noto quanto cantava C. Podrecca, che guardava all'Italia come alla patria della libertà e così la salutava in sloveno prima dell'unione nel 1866: «Predraga Italija, pre-ljubi moj dom, do zadnje moje ure, jaz ljubil te bom» (Carissima Italia, amata casa mia, fino alla mia ultima ora ti amerò). Quanto arrivava anche in Benecìa, sull'onda lunga del Risorgimento, pieno di ardori anche romantici, non poteva non infiammare gli spiriti liberi di ogni nazione e dunque anche i nostri.
Poi le cose cambiarono, perché dopo il 1866, lo Stato italiano non si rivelò all'altezza della situazione, cioè con l'apertura e la liberalità degli Stati che sanno apprezzare il pluralismo, dato da noi dalla presenza della minoranza slovena. Dopo il 1866 è iniziata un'azione ora conclamata, ora sorda per la sparizione degli sloveni, ritenuti barbari di costumi e di idioma. La cosa è andata avanti, con pochi cambiamenti fino ai nostri giorni, cosicché, se oggi rimane ancora qualche vestigio di presenza slovena, è da attribuirsi a quei miracoli che di tanto in tanto avvengono in natura, come quando in zone remote si trova qualche tribù primitiva che sembrava scomparsa.
È vero che negli ultimi anni le cose sono cambiate; addirittura è stata emanata la legge di tutela degli Sloveni in Italia, votata il 14 febbraio 2001. Ma non ci è servita molto, tanto per motivi politici che strettamente psicologici. Infatti, con il fascismo è cambiata in peggio la mentalità di noi Sloveni, specialmente in Benecìa. Il complesso di inferiorità etnico-culturale è diventato così forte da indurre molti della nostra popolazione a proclamarsi superitaliani, ottenendo il plauso di politici poco illuminati e la commiserazione di coloro che hanno il senso della dignità di ogni persona.
Però qualche merito dobbiamo riconoscercelo, se dopo più di un secolo di mancato riconoscimento della nostra identità, siamo comunque sopravvissuti. Al miracolo di cui dicevo, abbiamo dato qualche contributo. Si tratta allora, di ritrovare quel senso della nostra identità e dignità perché possiamo essere cittadini italiani di origine (tecnicamente: nazionalità) slovena, leali, convinti e partecipi.
Ciò sarà tanto più facile quanto più sapremo avvalerci dei nostri diritti, sanciti dalla Costituzione, e i politici saranno aperti e cordiali verso di noi.

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