Nepozabni senjam za Benečijo_La preziosa eredità del Giro

Giro MatajurV nekaterih vaseh so 20. maja, na dan etape Gira, tonkali (škampinjali) kakor za senjam. Saj je biu zaries pravi senjam za Benečijo in nje prebivauce. Nobedan na puobne tarkaj ljudi v adnim samin dnevu po domačih vaseh. Lepuo so po cieli Italiji in po cielim svietu iz ciestnih tabel in napisu videli, de v Nediških in Terskih dolinah živé Slovenci. Za tuole so poskarbieli na posebno vižo Združenje slovenskih športnih društev v Italiji. Že 19. maja so učenci dvojezične šuole obliekli roza majco s napisam po slovensko in napravili skupno fotografijo v Špietru. V petak je biu na športnim dnevniku la Gazzetta dello Sport pozdrav po slovensko. Napisano je bluo: »Slovenci v Italiji pozdravljamo Giro v Benečiji.« Ob beneških ciestah se je zbralo na tavžinte ljudi. Na posebno vižo v vasi Matajur, v Kraju (Dreka), v Porčinju in v Podcirkvi, kjer so bli postavljeni gorski cilji. Po televiziji je etapo gledalo pa milijone ljudi. Videli so lepote naših kraju in kakuo so parmierni za kolesarski šport. Puno ljubitelju kolesarstva se bo pru sigurno paršlo vozit po ciestah po katerih so se pomierile zvezde kolesarstva.

Fantastico, eccezionale, irripetibile… È difficile trovare anche gli aggettivi per descrivere l’atmosfera nelle valli della Benečija per la tappa del Giro d’Italia, lo scorso 20 maggio. L’attesa era tanta e il risultato è andato oltre le più rosee – è proprio il caso di dirlo – previsioni. Mancava ancora un’ora al passaggio della corsa nel paese di Matajur, quando il direttore della Gazzetta dello Sport – il giornale organizzatore della competizione ciclistica – ha fatto fermare l’automobile sulla quale viaggiava per scendere a fotografare di persona la folla assiepata lungo la strada che si inerpicava verso il traguardo del gran premio della montagna. Anche lui, che di tappe ne ha viste un’infinità, era folgorato dal variopinto spettacolo che gli si parava davanti sulla prima vera salita del Giro di quest’anno, tra l’altro – come avrebbero dimostrato la classifica di tappa e generale – poco o per nulla rilevante ai fini sportivi. Da non credere ai propri occhi. A memoria d’uomo, mai tanta gente si era radunata in un colpo solo nelle valli del Natisone e del Torre. È stata accolta alla grande da paesi e borghi tirati a lucido, da persone felici e cordiali. Anche dove i residenti si contano ormai sulle dita di una mano, non mancavano comitati di accoglienza con striscioni e addobbi, prati e boschi erano puliti e curati come non mai. Si toccava con mano che la Benečija che sognamo è ancora possibile, il futuro può essere meno buio se i (pochi) stabilmente residenti e coloro che si sono trasferiti altrove, ma amano tornare, sapranno rinnovare e perpetuare lo spirito di appartenenza e di comunità messo in mostra in questa occasione straordinaria. Il Giro d’Italia è una grande manifestazione, ma resta pur sempre una gara sportiva. Allora è bello pensare che sia potuta essere la scintilla per un’inversione di rotta da tanto tempo auspicata. Anche per riappropriarsi orgogliosamente dell’identità etnico-linguistica slovena oppressa, taciuta o addirittura negata da un secolo e mezzo a questa parte. Sì, è riuscito anche il miracolo di far vedere che in questi paesi la gente è (ancora) di lingua e cultura slovena. È stato faticoso far passare il messaggio, ma dopo il tentativo iniziale di celare questa caratteristica irrinunciabile del territorio, la slovenità è emersa chiaramente agli occhi dell’Italia e del mondo. Anche il quotidiano udinese ha dovuto infine ammettere che è stata «una tappa dal sapore transfrontaliero e bilingue». Mesi fa qualcuno paventava il timore che la corsa rosa, anche per il fatto di non aver voluto coinvolgere il vicino Posočje (alta valle dell’Isonzo), come da progetto originario, si trasformasse in una deriva di stampo nazionalistico. Non è accaduto. Grazie all’impegno delle organizzazioni slovene, ma anche di alcune amministrazioni comunali, comitati paesani e singoli, sono comparse diverse scritte e magliette bilingui. Lodevole la mezza pagina di saluto bilingue sulla Gazzetta dello Sport a cura delle organizzazioni slovene di raccolta. La tappa Palmanova-Cividale ha segnato, poi, anche una sorta di rivincita della montagna sul fondovalle. In quota lo spettacolo dei ciclisti, che spingono sui pedali tra tornanti e impervie salite, è davvero altra cosa rispetto al loro sfrecciare ad alta velocità in pianura. Per questo i paesi di montagna sono stati presi d’assalto da migliaia di tifosi, in primo luogo in prossimità dei gran premi della montagna di Montemaggiore/ Matajur, Crai di Drenchia, Porzus e Valle. Lì il sostegno ai ciclisti è stato davvero forte e caloroso, così come il divertimento per gli spettatori, assiepati fin dal mattino e attrezzati per picnic e grigliate. Tantissimi sono stati gli appassionati di ciclismo giunti dalla Slovenia. Non solo dal vicino Posočje, ma anche da Ljubljana, Kranj, Celje e addirittura da Maribor. Unanime il loro plauso all’organizzazione e all’accoglienza. Intervistati da radio e televisioni, hanno detto di essere venuti in queste valli anche perché tra gente che parla la stessa lingua si sentono a casa. Un elemento, questo, del quale andrà necessariamente tenuto conto nelle strategie di promozione turistica. E, a proposito di turismo, va evidenziato il successo delle iniziative di contorno alla gara, come «Invito a pranzo in festa» a Merso Superiore e «Ciclogusto». La gran fondo per ciclisti amatori, infine, domenica 22 maggio ha portato sulle nostre strade oltre 1800 persone. Saranno queste, unitamente alle migliaia di spettatori giunti sulle due ruote per la tappa due giorni prima, a promuovere le valli della Slavia. Il Giro d’Italia lascia, dunque, una bella eredità alla Benečija. Sarebbe davvero un peccato sperperarla. (Ezio Gosgnach)

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