Napoleone Bonaparte da RobiΠsi spinse fino a Stupizza?

 
 
Dopo oltre due decenni [dalla campagna d’Italia e dalla conquista del Friuli], l'imperatore francese, deposto ed esiliato, nel suo libro di memorie «Frammenti della campagna d'Italia» (Fragments de la campagne d'Italie) che a Sant'Elena dettò al suo fedele servitore, il conte Emmanuel de Las Cases, dimostrò che perfino negli ultimi anni della sua vita aveva un ricordo molto vivo e, tutto sommato, dettagliato della sua prima campagna militare nell'allora già lontano 1797. Quando descrisse in breve l'attacco a Kluže, confuse il Kluže veneto con quello austriaco (questo non è l'unico caso nei rapporti francesi), ma riportò chiaramente che il suo stato maggiore era partito, nell'ordine, per Caporetto, Tarvisio, Villach, Klagenfurt (Le quartier général se rendit successivement a Caporetto, a Tarvis, a Villach, a Clagenfurt) . Possiamo giungere alla conclusione che, molto probabilmente, Bonaparte si ricordava esattamente la strada lungo l'Isonzo, il che conferma anche le deduzioni successive.
Già nel mio libro Kdo dal podobo Bovškemu (pag. 136) ipotizzavo che Bonaparte avesse seguito la divisione Chabot attraverso la valle dell'Isonzo e che la sera di domenica 26 marzo avesse, molto probabilmente, pernottato a Caporetto. Molti anni fa questa ipotesi mi è stata suggerita solo da testimonianze della gente, ma veniva contraddetta da una nota riportata nel libro di Paolo Foramitti (Volete la guerra, ebbene l’avrete — 1797 — Bonaparte in Veneto e in Friuli, ndt), secondo cui Napoleone aveva pernottatto a Camporosso o anche a Ugovizza nei pressi di Tarvisio.
A confermare la mia ipotesi c’è anche la testimonianza di Guliat, secondo cui Bonaparte da Gorizia si era diretto verso Solkan / Solcano. Se fosse stato diretto verso la Val Canale, dalla città si sarebbe direttamente avviato verso Cormons attraverso l'unico ponte sull'Isonzo. Per cui, non ci possono essere dubbi sul fatto che la mia supposizione sia giusta. Forse un giorno la presenza di Napoleone a Caporetto, a Bovec e a Kluže sarà confermata da fonti scritte fino ad oggi sconosciute. Vicine alla verità sono le diverse testimonianze popolari e tradizioni familiari conservate fino ad oggi dagli abitanti di Caporetto e Robič.
Lo scrittore Saša Vuga ha aggiunto una clamorosa notizia: tra i ricordi di famiglia egli corserva il piccolo boccale di birra in cui i suoi antenati avrebbero offerto da bere a Bonaparte. All'inizio della seconda parte del suo libro «Krtov kralj — Varuh Bonartovega vrčka ali Lojz Urbančič, marsikaj» (pagg, 355 — 356) ha descritto la sosta del generale Napoleone davanti alla trattoria Kotlar a Caporetto (il ristorante è tutt'oggi conosciuto nel circondario per la sua ottima cucina). L'allora proprietario e sindaco di Caporetto Urbančič lo salutò e gli offrì da bere il vino che il parroco usava per la messa.
La strada che porta da Gorizia a Caporetto non è così lunga da non permettere a Napoleone di dare un'occhiata anche alle alture intorno a Robič, dove i soldati di Koblos prima di ritirarsi scavarono le trincee per la difesa. Probabilmente, Bonaparte attraversò anche l'intera gola del Natisone fino a Stupizza, si sa, infatti, che era molto interessato alla topografia e che non indietreggiava quando si trattava di conoscere postazioni strategiche importanti.
Cerco di avvalorare la mia supposizine con le testimonianze degli abitanti di Robič, sulle quali si basò un altro scrittore con lo stesso cognome di Saša, Lucijan Vuga, nel suo libro Hiša na meji (Una casa sul confine).
Egli annotò i ricordi degli antenati della moglie, proprietari della vecchia trattoria lungo la strada, denominata Pri Olivu o Pri Titu, con negozio e posta, risalente già all'epoca dei patriarchi di Aquileia e un tempo molto conosciuta in tutta la valle dell'Isonzo (il grande edificio oggi è abbandonato). Lì, Bonaparte avrebbe cenato con il suo comando. Secondo quanto dice la gente, forse, ha dormito presso lo stesso oste che quattro giorni prima aveva condotto il generale Guieu sotto Kluže.
Molto probabilmente il 27 marzo Bonaparte dormì o a Caporetto o a Robič. Il giorno dopo arrivò a Plezzo e probabilmente si fermò anche qui. La cittadina a quell'epoca era molto più importante di come la possiamo vedere noi oggi dopo tutte le guerre e le calamità naturali. A Kluže senz'ombra di dubbio osservò attentamente la scena della battaglia. Che ordini diede, quali furono le sue constatazioni nel vedere la scena della battaglia? Potrebbe essere interessante se li potessimo confrontare con le altre considerazioni su Kluže. Chiaramente, ciò rimarrà sempre un mistero. Sorprende invece che nella zona di Plezzo non si trovi nemmeno un ricordo del passaggio del grande condottiero accompagnato dal suo stato maggiore e dalla cavalleria. Rimane di nuovo solamente la domanda: perché?
Sicuramente Bonaparte, già allora, in quanto stratega militare e diplomatico pensava ai futuri confini, lo interessava in particolar modo la valle dell'Isonzo, vista la sua posizione tra la pianura friulana e i passi alpini. A questo proposito ci possiamo spiegare la sua visita a Robič, di cui abbiamo testimonianza. Bonaparte sfruttò a proprio vantaggio questa conoscenza nel 1806, quando si trattò di decidere i confini tra l'Impero asburgico e il Regno di Milano.
Nelle istruzioni che diede allora al generale Marmont pretese che egli cercasse il miglior punto di difesa lungo la strada che da Udine portava a Caporetto, alle porte del paese. La fortezza avrebbe dovuto dominare completamente il nuovo confine, poiché, in seguito alla pace di Bratislava, quello veneziano era stato cambiato in modo tale che del Regno d'Italia ora facevano parte anche il paese di Kred e il Breginjski kot.

5. Fine – traduzione
di Ilaria Banchig

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