Meja, ki je tako postala umetnina_Da un confine un’opera d’arte

Meja je skozi stoletja zaznamovala življenje Benečanov, Rezijanov in Kanalčanov. Zaradi nje je bilo vedno veliko težav in trpljenja. Težave, ki jih imajo dandanes doline, izhajajo na poseben način iz politične in ideološke meje po drugi svetovni vojni.

Pa meja se je v stoletjih večkrat premaknila. In to pokaže nova instalacija »Meja Confine« v muzeju SMO v Špietru. Otvorili so jo v soboto, 17. julija.

S finančnimi sredstvi Dežele Furlanije Julijske krajine so uredili novi Atlas, ki na reliefu prikazuje spreminjanje, premikanje meje od prihoda Longobardov in Slovanov vse do vstopa Slovenije v Evropsko unijo.

Po uvodnem pozdravu predsednika Inštituta za slovensko kulturo, Giorgija Banchiga, je novo pridobitev Muzeja SMO predstavila Donatella Ruttar. Instalacija »Meje Confini« je nastala po njeni zamisli. Pred občinstvom je spregovorila tudi ministrica Republike Slovenije za Slovence v zamejstvu in po svetu, Helena Jaklitsch. Med prisotnimi so bili še senatorka Tatjana Rojc ter deželni svetniki Giuseppe Sibau, Elia Miani in Furio Honsell.

Il museo contemporaneo Smo (Slovensko multimedialno okno) di San Pietro al Natisone ha presentato al pubblico una nuova installazione scultorea che si aggiunge alla collezione di opere interattive permanenti. Inaugurata sabato, 17 luglio, «Meja Confine», è una video installazione tridimensionale di grandi dimensioni (circa 4 mq) che mostra la trasformazione nel tempo, dal VI secolo ad oggi, del confine orientale d’Italia.

Dopo i saluti del presidente dell’Istituto per la cultura slovena-Isk, Giorgio Banchig, Donatella Ruttar ha presentato l’opera, che è nata a partire da una sua idea.

Il racconto sulla mutevolezza del confine nel tempo si può vedere in proiezione su una maquette che riproduce l’orografia del territorio. Sono riconoscibili le cime delle montagne, le valli e i fiumi che le percorrono, il mare e la costa. Il racconto dispiega gli eventi che segnano le trasformazioni dei confini nel tempo.

Allo Smo il confine è il fil rouge delle narrazioni, che su diversi piani indagano la dimensione storico-antropologica del territorio e l’unicità della sua cultura. Quindi il confine non è solo una linea che marca una separazione, ma è un luogo, un paesaggio che intreccia storia e cultura.

Il lavoro di ricerca (che ha messo a confronto tante fonti spesso contradditorie o lacunose) intrapreso per realizzare Meja, ha ricostruito nel dettaglio i tracciati di confine nell’arco di 1400 anni, per poterli mostrare oggi sul grande plastico del territorio regionale.

Le invasioni e le scorribande, di qua e di là, i domini che si sono succeduti fino alle ultime vicende che hanno cambiato il volto all’Europa sono esposti allo sguardo in un’animazione video. La nuova scultura interattiva occupa uno spazio centrale nel museo e accoglie il visitatore.

Realizzata dallo studio italo-spagnolo Out Of Format, è stata portata a termine nell’anno della pandemia, che ha reso molto più complessa la sua realizzazione. L’opera, come le altre installazioni del museo, è pensata per lo sviluppo futuro di altri contenuti tematici.

Tante sono le suggestioni che brillano tra i pensieri dei curatori, ma anche suggerimenti e consigli lasciati negli anni dai visitatori attenti e curiosi dello Smo.

L’ideazione e il coordinamento del progetto sono di Donatella Ruttar, la ricerca storica di Giorgio Banchig, mentre il tecnico elettronico multimediale è Valerio Bergnach.

In occasione dell‘inaugurazione di «Meja Confine» ha portato il proprio saluto ai presenti anche la ministra della Repubblica di Slovenia per gli Sloveni d’oltreconfine e nel mondo, Helena Jaklitsch. All’evento hanno presenziato, tra gli altri, anche la senatrice Tatjana Rojc e i consiglieri regionali Giuseppe Sibau, Elia Miani e Furio Honsell.

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