La Val Resia caposaldo del sistema difensivo friulano

 
 
Nella splendida cornice del Palazzo veneziano di Malborghetto venerdì, 18 giugno, il Consorzio per la salvaguardia dei castelli storici del Friuli – Venezia Giulia in collaborazione con il Museo etnografico di Malborghetto e la Comunità montana del Gemonese, Canal del Ferro e Val Canale ha organizzato il convegno «Castelli e fortificazioni del Canal del Ferro e Val Canale».
Il Consorzio nella sua opera di rivalutazione del patrimonio fortificato della nostra Regione con questo incontro ha inteso sollecitare l’attenzione degli amministratori locali, degli operatori culturali e più in generale del pubblico interessato sull’insieme di monumenti, resti archeologici o più semplicemente tracce di storia incastonate nella toponomastica o nei fondi documentari, che rappresentano il patrimonio fortificato del territorio.
Per la Val Resia è stato interessante l’intervento di Mirta Faleschini, ricercatrice di archeologia nell'Università del Friuli, che ha relazionato sui castelli di S. Giorgio e di Stolvizza.
Con l'ausilio di alcune mappe è apparso subito chiaro che durante il dominio veneto le popolazioni stanziate nelle valli e sulle montagne della Slavia, del Canal del Ferro, della Val Canale e della Carnia ebbero l'incarico di custodire i confini contro gli attacchi stranieri. Le fonti documentarie presentate datano le costruzioni fortificate già in epoca patriarcale e con ogni probabilità furono edificate a supporto di un sistema di controllo del territorio attraverso punti di osservazione più o meno organizzati o costanti nel tempo.
Per questi siti, come avanzato da più studiosi, è possibile supporre una datazione ancora precedente e se ciò fosse appurato si aprirebbe una nuova pagina di storia per queste vallate.
Alle porte della Val Resia era collocata una statio romana e si può benissimo supporre che parte del territorio della valle fosse praticato già in tale epoca. La rete di strade militari romane era molto capillare e non si può escludere che la valle dell'Isonzo e il Canal del Ferro fossero collegati già in tempi remoti tramite Sella Carnizza.
Interessante è stato il raffronto che Mirta Faleschini ha fatto tra i siti presi in esame a Resia ed il colle denominato Tonovcov grad in Slovenia.
Si tratta di un colle erto, roccioso che domina l'Isonzo a nord di Kobarid/Caporetto e attraverso molti secoli fu scelto, data la sua posizione naturalmente difesa, come luogo di ricovero e di abitazione. Vi si trovano tracce della presenza umana che risalgono al periodo mesolitico, circa dieci millenni fa, e arrivano fino all'epoca tardo-medievale.
Il ruolo più importante gli fu assegnato tra il IV e il VI secolo d.C. nell'era tardo-antica, al tempo delle migrazioni dei popoli. Fu sede di un forte presidio militare posto a guardia di un'importante strada che dalla pianura friulana conduceva verso i paesi del Nord. Alla fine del V secolo sorse su questo colle un villaggio fortificato costituito da più di venti case d'abitazione e tre chiese. Lungo i lati più facilmente accessibili l'abitato era difeso da mura. Gli edifici riportati alla luce dagli scavi e quelli riconoscibili dai resti affioranti alla superficie nonché i ricchi reperti pongono il Tonovcov grad tra i più importanti villaggi fortificati.
Per quanto riguarda la Val Resia la prima opera fortificata analizzata nel convegno è situata su un rilievo a nord dell'abitato di Solbica/Stolvizza ad un'altitudine di circa 1000 metri. Il luogo è denominato Ta-na Rado che corrisponde al sostantivo della lingua slovena Grad (castello, fortificazione). In cima a questa altura si trovano le tracce di una costruzione che, secondo alcuni informatori, era un monastero di frati. Anche alcune fonti documentarie, conservate presso l'archivio storico comunale di Resia, per questo luogo riportano la dicitura «demora fissa de frari».
I monaci di Moggio, come ampiamente documentato, detennero la cura spirituale e temporale di Resia per secoli con la loro presenza stabile in Valle fino al 1400 e si può senza dubbio attribuire a questo periodo l'acquisizione di alcune usanze, anche linguistiche. Lo testimoniano determinati prestiti dalla lingua tedesca nel resiano, dal momento che nell'ambiente dell'abbazia il tedesco era con molta probabilità una lingua d'uso comune. Infatti l'appellativo j‘ro/prete deriverebbe dall'antico alto tedesco herro/signore, tipico modo di chiamare i sacerdoti all'epoca.
Il secondo insediamento difensivo analizzato è una modesta altura presso Bila/San Giorgio designato con il toponimo Gračiš¾e. Anche questo nome corrisponde al sostantivo sloveno Grad (castello, palazzo). Questo luogo è noto per il fatto che un tempo vi era rappresentata la fase finale del pust/carnevale ovvero veniva bruciato il babac, il pupazzo che in quella frazione personifica il carnevale. Un sito dunque fortemente simbolico all’interno della comunità. Come si può notare, entrambi i luoghi vengono designati con nomi che rivelano la base slava Grad nel significato di fortezza, fortificazione, castello. Pertanto la toponomastica e le fonti documentarie sono ottime basi di partenza per lo studio di questi luoghi.
Riscoprire i castelli, ricostruire le loro vicende storiche, far emergere le tracce di antiche fortificazioni difensive, è opera culturalmente importante, ma acquista anche grande rilievo per la valorizzazione turistica di questi luoghi dove si sono incontrate tre civiltà talvolta in pacifica convivenza, altre volte in scontri legati al controllo dei pascoli, dei boschi e dei passi sui confini.

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