La libertà del topo nel vaso_Mišja svoboda v posodi

A pensarci bene, considerando la storia evolutiva dell’uomo sulla terra dai suoi primordi fino ai giorni nostri, l’ultimo secolo e mezzo, paragonato a tutto il tempo trascorso, apparirebbe come un’esplosione dirompente rispetto alla millenaria presenza dell’homo sapiens. Una crescita demografica mondiale esponenziale, un’evoluzione della scienza che ha dell’incredibile in ogni settore dello scibile. L’avvento della cibernetica, dei nuovi mezzi di comunicazione ha sconvolto ogni precedente sistema e ha aperto problematiche che coinvolgono ogni gruppo sociale ed ogni singolo individuo in ogni suo momento e luogo. Per scoprire la Cina c’è voluto Marco Polo, oltre 700 anni fa, e il suo memoriale «Milione» per darne all’occidente un’idea tra il reale ed il fantastico. Oggi, al confronto, sentiamo e vediamo in diretta temporale ciò che accade in ogni angolo della terra; anche dalle strade e dai precari rifugi antimissile sotterranei di Marjupol. Le memorie di Marco Polo potevano essere veritiere o meno, credute o meno in considerazione del fatto che ben difficile poteva esserci una puntuale verifica. Lo stesso discorso vale oggi quando lo tsunami di notizie riversate ad oltranza dai nuovi mezzi di comunicazione – i social – sono spesso artefatte, manipolate, distorte, inventate al fine intenzionale di disinformare ed ingannare chi ascolta, guarda, legge e ricomunica.

Così non solo è divenuto improbo conoscere la vera natura dei fatti, ma si è sviluppata un’arte ad hoc, sono stati studiati meccanismi sociali e psicologici, organizzazioni e agenzie dedicati alla falsificazione, alla creazione di quello che chiamiamo «fake news».

Ed è qui, a mio avviso, un problema che chiamerei filosofico, sostanziale, universale, in quanto coinvolge l’essenza del vivere sociale, dà senso alla dignità dell’uomo, ovvero l’esercizio della libertà: libertà di scelta, di azione, di pensiero, di movimento. Molto si è discusso, dibattuto, ragionato e sragionato sul concetto di libertà.Troppo spesso la si è intesa in modo totalmente aberrante, nel senso di una libertà senza condizioni, irrazionale, senza vincoli sociali, senza valori civili e morali. Il fare quel ti pare non ha nulla a che vedere con la libertà concessa agli umani, quali animali sociali, ma dotati di raziocinio, i quali dovrebbero innanzitutto usare la ragione nelle loro scelte, distinguendo tra il bene ed il male verso se stessi e verso il prossimo. Libertà è fare delle scelte razionali e la razionalità si basa sulla conoscenza. Una conoscenza falsa, distorta non può che portare ad una scelta sbagliata; e una scelta sbagliata porta ad un esercizio della libertà che, per essere distorta e pilotata da fake news, libertà non lo è più sebbene ne abbia tutte le apparenze. Mai come oggi assieme all’informazione massiva regna il suo opposto, la disinformazione, quando le stesse conquiste scientifiche, le conoscenze più verificabili e verificate vengono contestate da un’irrazionalità aggressiva. Il mondo è pieno non solo di terrapiattisti. Sono in atto meccanismi sociali, economici, politici perversi che portano a mettere in dubbio anche le più verificate delle conoscenze scientifiche e non solo.

Cito come spunto riflessivo una favoletta. Un topo viene messo su un vaso pieno di cibo. Contento di ciò, non ha certo bisogno di attivare le proprie capacità nella sua innata ricerca di cibo. Sereno, senza pensieri, pasciuto, senza doveri né particolari bisogni. Bella vita. Ma mangia oggi e mangia domani, a un certo punto il vaso mostra il fondo vuoto; il topo che si credeva fortunato, intrappolato sul fondo agli sgoccioli del suo bengodi, non sa come uscirne. Chi gli ha offerto il cibo ora è divenuto il suo unico mezzo di sussistenza, il topo dipende da chi gli fornisce il cibo. Non c’è altra scelta che accontentarsi e mangiare ciò e quanto che gli viene dato. «O mythos deloi…» come ci dice Esopo, la favola applicata ai fatti nostri insegna che i piaceri dovuti al benessere fittizio possono portare, a lungo termine, ad una dorata prigionia. Che se le cose divengono facili e senza bisogno del tuo impegno, ti metti comodo, ma ti stai intrappolando in una dipendenza. Che quando non stai utilizzando le tue abilità, non fai le tue scelte ricercando e soppesando tutte le opzioni possibili, perdi le tue abilità di raziocinio… incapace di scegliere il vero bene preda come sei delle pulsioni e delle suggestioni fasulle da cui sei inondato… Alla fine credi di essere libero nelle tue scelte e neppure ti accorgi di fare tue quelle disegnate da chi ti manipola. È questa la tua libertà? In realtà da solo ti riduci a schiavo e sarai persino grato al tuo carceriere per la possibilità di sopravvivere che ti concede.

Riccardo Ruttar

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