Dalla comunità di Drenchia: «Caro don Marino siamo rimasti orfani. Senza la messa domenicale non ci possiamo trovare attorno alla mensa eucaristica. Ne soffriamo e preghiamo per il suo ritorno». Dal gruppo di San Pietro per la messa in sloveno del sabato sera: «Improvvisamente il vuoto. Niente più delle belle e sentite celebrazioni, ardentemente volute ed espressione di una libera scelta che ci rende felici». Ed infine dalla comunità delle Suore Dimesse di Udine: «Dopo più di vent’anni siamo senza la messa domenicale, un momento importante e gioioso, a seconda dei tempi liturgici. Speriamo di ricominciare».
Questi tre brevissimi messaggi, moltiplicati, mi hanno fatto sentire e vivere in modo mai provato la comunione dei Santi. Ciò che poteva essere solo una nozione, è diventata una esperienza vissuta. Mentre leggevo e rileggevo questi messaggi, un brivido mi percorreva: sentivo di non essere solo, ma di avere attorno a me le comunità ricordate. Le sento vive e mi ravvivano. Una cosa bellissima e straordinaria.
Dal 13 novembre fino al 6 dicembre la mia vita può essere espressa da una medaglia, col dritto e rovescio. Questo è stato particolarmente duro. Improvvisamente resto immobile, non posso
La comunione dei santi_Občestvo svetnikov
Questi tre brevissimi messaggi, moltiplicati, mi hanno fatto sentire e vivere in modo mai provato la comunione dei Santi. Ciò che poteva essere solo una nozione, è diventata una esperienza vissuta. Mentre leggevo e rileggevo questi messaggi, un brivido mi percorreva: sentivo di non essere solo, ma di avere attorno a me le comunità ricordate. Le sento vive e mi ravvivano. Una cosa bellissima e straordinaria.
Dal 13 novembre fino al 6 dicembre la mia vita può essere espressa da una medaglia, col dritto e rovescio. Questo è stato particolarmente duro. Improvvisamente resto immobile, non posso
celebrare, se non concelebrare passivamente seduto. Lontano dalle comunità che raggiungevo da solo. Tutto mi è stato tolto in un giorno.
Ma c’è anche il dritto, per fortuna più ricco del rovescio. Mi ritrovo a Drenchia, il 1° novembre scorso, per i Santi. Celebriamo sul sagrato. Ho di fronte a me una parte della pianura friulana che si perde all’orizzonte con un pallido sole che illumina la scena. Penso in cuor mio: potrebbe essere l’ultima celebrazione e così è, ma essa continua ancora. Lo stesso vale per S. Pietro con l’immagine delle celebrazioni passate del Natale, con una chiesa che si riempie, senza che nessuno abbia fatto clamorosi annunci e la processione offertoriale – il nostrooufar – che si snoda al canto solenne del Te dan je vsega veseljà. Per concludere con le Dimesse, quella atmosfera mistica e raccolta della celebrazione che riempie l’anima.
Questa è l’esperienza mistica della comunione dei Santi che non vorrei perdere e anzi condividere con tutti coloro che si riuniscono nelle celebrazioni domenicali e superano la tristezza del momento.
Marino Qualizza
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