La battaglia di Stupizza e l’avanzata dei francesi nella Valle dell’Isonzo

 
 
Dessaix della 27» brigata continua il suo rapporto con una descrizione della battaglia di Stupizza più poetica e abbastanza superficiale:
«(…) Il nemico si era nascosto tra rocce irragiungibili e la strada, interrotta in più tratti, il che ci consentiva solo un avanzamento molto difficoltoso. Comunque, questi ostacoli furono superati in poco tempo e con un l'assalto alla baionetta abbiamo conquistato le posizioni più pericolose. Le montagne facevano echeggiare il nostro attacco e annunciavano la nostra vittoria alle regioni vicine. Abbiamo conquistato posizioni di difesa e abbiamo disperso il nemico. Quanti sono riusciti a salvarsi, sono fuggiti e si sono spostati verso Caporetto. Abbiamo continuato la marcia con entusiasmo e la sera abbiamo celebrato la nostra vittoria. Poiché non conoscevamo la posizione del nemico e la notte era molto buia, siamo stati costretti a rimandare l'attacco al giorno seguente.
Ma gli austriaci, molto spaventati dalla sconfitta subita in mattinata, non ci hanno concesso un altra vittoria ed hanno abbandonato le loro postazioni. In questo giorno indimenticabile i soldati della brigata si sono distinti per il loro grandissimo coraggio.
Il cittadino sottufficiale Verbiger, soldato buono e valoroso, è stato gravemente ferito al braccio destro mentre andava con i suoi carabinieri all'assalto della fortezza. Il cittadino Léfevre che si era già distinto durante l’attraversamento del Piave, dove per il suo coraggio fu promosso a tenente, è stato uno dei primi ad arrivare alla fortezza. Ha sequestrato due cannoni con tutta l'attrezzatura. Il primo attacco condotto dalla brigata in Friuli, ha richiesto alla patria molti soldati valorosi (…)».
Nello scontro, cominciato verso mezzogiorno, le tre brigate di Guieu (la 27», la 43» e parte della 4») furono impegnate almeno con parte delle proprie unità, le rimanenti seguivano con un certo ritardo, per questo arrivarono a Stupizza solamente verso sera. I francesi non riportano il numero delle loro perdite. Alcune sono citate insieme a quelle della battaglia di Kluže.
A questo punto è necessario confrontare i rapporti francesi sullo scontro con il nemico ormai indebolito, con la descrizione fatta da Guliat. Questi riportò, senza aggiungere altri dettagli, le dicerie secondo cui c'era stato un numero esagerato di vittime:
«La seconda colonna nemica nelle vicinanze di Cividale doveva superare diversi ostacoli (Guliat fa il confronto con gli eventi nella valle del Vipacco, nota di F. K.). Più o meno a un'ora di cammino da questa città c'è una catena montuosa, attraverso la quale scorre un fiume chiamato Natisone.
Lungo il suo percorso corre solamente la strada che porta a Caporetto, bloccata in entrambe le direzioni da grandissime rocce. Nel suo tratto più stretto si sono trincerati gli austriaci con i loro cannoni.
Quando l'avanguardia avversaria si è avvicinata, è stata accolta da una terribile salva di cannoni. Sono caduti centinaia di francesi, ma i settori rimasti scoperti sono stati rimpiazzati velocemente da nuove unità e la battaglia si è fatta sempre più cruenta. A lungo hanno tuonato i cannoni e crepitato i fucili; l'avanguardia è stata quasi totalmente distrutta. I francesi volevano già ritirarsi quando un contadino “veneziano” (cioè della Benecia, ndt), forse perchè costretto o corrotto, li ha condotti per un sentiero in montagna consentendo loro di appostarsi sul fianco e dietro le formazioni austriache. Questi si sono accorti in tempo del pericolo e si sono diretti a Caporetto».
Probabilmente si avvicina molto più alla verità il rapporto sul numero di vittime [della battaglia di Stupizza] conservato in un breve, ma esauriente scritto di don Antonio Banchig di San Leonardo, un paese che si trova nelle vicine Valli del Natisone:
«Il 28 [recte 23] marzo 1797 i francesi si scontrarono con gli austriaci a Stupizza. Ci furono 25 morti in entrambi gli schieramenti. Durante lo scontro furono catturati cento soldati e sequestrati due cannoni. Gran parte delle truppe si è poi ricongiunta a Caporetto. Da qui hanno proseguito lungo la valle dell'Isonzo, attrverso il Predil fino a giungere a Tarvisio dove, passando per la valle del Fella, era già arrivato il generale Masséna con il suo esercito. Il primo aprile, i francesi saccheggiarono la chiesa parrocchiale di san Pietro».
Dopo la battaglia, due brigate francesi continuarono la loro lunga marcia percorrendo le ripide gole sui versanti del Matajur prima verso Luico e poi verso Caporetto, e ciò al fine di costringere, se necessario, il nemico a ritirarsi. Questo fatto è riportato in un breve, ma interessante appunto dell'allora parroco di Luico, Giacomo Faidutti: «A perpetua memoria dell’avvenimento. Oggi, 23 marzo 1797, sono transitati per il paese di Luico circa tremila soldati francesi diretti a Caporetto, di cui 600 hanno pernottato in paese».
Dal rapporto di Guieu è evidente che gli austriaci avevano l’intenzione di difendere l’accesso della vecchia strada di Bovec sotto Caporetto anche dal colle di Sant'Antonio. Ma da quella postazione si spostarono velocemente e concentrarono la loro difesa sulla vecchia strada che allora correva sotto il Tonovcev grad. L'attacco qui riportato è avvenuto a circa ottocento metri dal ponte di Caporetto.
Nel luogo chiamato Šance è ancor oggi ben visibile una trincea semicircolare. Secondo i rapporti tedeschi, anche a Žaga protessero le strade che conducevano verso Resia, con tre compagnie di Croati. Forse per questo motivo all'altura di Šance, che si trova sopra la strada, immediatamente prima del ponte sulla Boka, è stato dato lo stesso nome.
3. continua – traduzione
di Ilaria Banchig

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