Ha tradotto il catechismo adottato nell’Arcidiocesi di Udine. Merkù: il suo dialetto è «bello, autentico, armonioso, vivo, vigoroso». La produzione letteraria in versi e le poesie patriottiche.

Ivan Trinko attribuisce a don Pietro Podrecca il grande merito di aver ridato dignità al dialetto della Benecia, mentre era vietato a scuola, emarginato nella vita pubblica e trovava rifugio solo nelle chiese e nelle famiglie. Podrecca, scrive Trinko, «sollecitò i suoi compagni [sacerdoti] a interessarsi un po’ più della lingua con la quale si annunciava la parola di Dio, a esercitarsi nella lingua slovena letteraria e ad acquistare libri sloveni. E invero essi cominciarono a interessarsi delle pubblicazioni della Mohorjeva družba», società di Celovec / Klagenfurt, e ad abbonarsi ai giornali sloveni Novice e Zgodnja danica. Ma per Trinko il più grande merito di Podrecca fu la pubblicazione del catechismo in sloveno, in collaborazione con il parroco di San Pietro, don Michele Mucig, pure lui convinto sostenitore della causa slovena. Il catechismo, pubblicato nel 1869 a Gorizia dall’editore e stampatore Seitz, portava il titolo Katekizem ali keršanski katoliški nauk povzet posebno iz nauka Gosp. Mihaela Casati mondoviškega škofa za Slovence videmske nadškofije na Beneškem z dovolenjem premilostivega Gosp. Andreja Casasola videmskega nadškofa (Catechismo o dottrina cristiana cattolica, compendiato in particolare dal catechismo del Sig. Michele Casati, vescovo di Mondovì, per gli sloveni dell’arcidiocesi di Udine nella Slavia Veneta, con l’autorizzazione del clementissimo Sig. Andrea Casasola, arcivescovo di Udine). Podrecca ha, in pratica, tradotto in sloveno il catechismo che mons. Michele Casati (1699-1782) pubblicò nel 1765 per la sua diocesi e che nel 1860 fu adottato da mons. Giuseppe Luigi Trevisanato (1801-1877) per l’arcidiocesi di Udine.
Con quest’opera Podrecca, continua Trinko, «ha certamente reso un grande servizio ai suoi colleghi, che dovevano scervellarsi per insegnare la dottrina cristiana senza un testo adeguato; ma ha anche giovato molto alla lingua slovena, poiché con questo libretto ha eliminato le traduzioni e scritti barbari che i nostri sacerdoti componevano da soli senza un’adeguata conoscenza dello sloveno; poiché ancora oggi tra noi, nonostante la situazione sia migliorata, ignorano non solo la grammatica, ma anche l’ortografia slovena». Lui stesso si impegnava a «predicare in maniera comprensiva evitando di usare parole ed espressioni di altre lingue per non deteriorare il dialetto parlato dalla gente; si rendeva conto infatti che i sacerdoti attraverso la predicazione erano i più diretti responsabili del fatto che lo sloveno si stava corrompendo e perdendo».
Don Pietro Podrecca ci ha lasciato un’ampia documentazione della sua predicazione nel dialetto sloveno della Benecia nei 14 manoscritti conservati nell’archivio parrocchiale di Antro. Già nel 1972 Pavle Merkù ne pubblicò quattro dando questo lusinghiero giudizio sul dialetto usato dal Podrecca in «una forma nobilitata»: «è bello, consistente, sostanzioso, autentico, armonioso, vivo, vigoroso, insomma l’efficace strumento espressivo di un talentuoso cesellatore di parole… Per questo motivo proprio a queste prediche va riservata una maggiore attenzione rispetto ai catechismi e alle fragili poesie uscite dalla penna di Podreka» (1972: 10).
Le 14 prediche di Podrecca – pubblicate nel volume: Peter Podreka – Alojz Klinjon, 2002, Andohljivi poslušavci! / Devoti ascoltatori! – Pridige v slovenskem narečju Nadiških dolin / Prediche nel dialetto sloveno delle Valli del Natisone, (a cura di G. Banchig e R. Ruttar), Cividale: Ass. don E. Blanchini – rappresentano dunque la più alta espressione della lingua parlata in Benecia negli anni Cinquanta del XIX secolo.
Riguardo alla produzione letteraria in versi del Podrecca, Ivan Trinko esprime la convinzione che «avrebbe certamente ottenuto un posto d’onore tra i poeti sloveni se avesse avuto l’opportunità di apprendere la lingua slovena in modo più approfondito e grammaticalmente corretto. […] Scrisse numerose poesie, il più delle volte per occasioni particolari, come le prime messe, la visita dell’arcivescovo in una parrocchia, l’insediamento del nuovo parroco. Non ce ne sono di molte altre. Alcune furono pubblicate nel giornale Zgodnja danica, ad esempio Brezbožnik [L’ateo] e Božja previdnost [La divina provvidenza]. Nel 1874 il giornale Zora pubblicò il suo più noto componimento Slavjanka [La donna slovena], mentre nel 1871 sul periodico Soča apparve la già citata Slovenija in njena hčerka na Beneškem [La Slovenija e la sua figlia in Benecia]. Slavjanka, nella Primorska è diventata quasi una canzone popolare» da quando il defunto maestro Srečko Carli (1852-1878) di Tolmino compose su quel testo una splendida melodia. Il 7 aprile 1878 Podrecca scese da Rodda a Caporetto dove si teneva il congresso del circolo politico Sloga [Unione]. In suo onore il coro eseguì questo canto che lo commosse fino alle lacrime tanto che, tornato a casa, in segno di ringraziamento scrisse la poesia Koboridskim pevkam e la inviò alle coriste di Caporetto.
Se escludiamo i versi composti per occasioni particolari, le poesie “patriottiche” riflettono l’evoluzione del pensiero di Podrecca riguardo all’identità slovena della Benecia e al suo rapporto con gli stati in cui si trovò inclusa – prima il Lombardo-Veneto, nell’ambito dell’Impero austriaco, e poi nel Regno d’Italia. Nel 1848 sull’onda delle idee e dei motti popolari che miravano a conquistare nuovi spazi di libertà e gli abitanti della Benecia speravano che venisse ricostituita la Repubblica di Venezia, Podrecca sciolse questi versi nello stretto dialetto del Natisone:
Predraga Italija,
Preljubi moj dom,
Do zadnje moje ure
Jest ljubu te bom.
Si u kietnah živiela,
Objokana vsa,
‘Na dikla špotljiva
Do zdaj ti si bla.
Raztargi te kietne,
Obriši suzò,
Gor uzdigni bandiero,
Treh farbih lepo
La poesia fu pubblicata nel volume Slavia Italiana (1884) dal patriota garibaldino Carlo Podrecca, parente di don Pietro e di cui ci occuperemo in seguito, con la seguente traduzione: «Più che cara tu, Italia, / amata mia casa, / fino all’ultima ora / io ti amerò. // Hai vissuto in catene / tutta piangente, / la schiava vergognosa / finora sei stata. // Spezza le catene, // tergi la lacrima, / innalza la bandiera / bella di tre colori».
Passarono gli anni: nel 1859 la Lombardia fu inclusa nel Regno di Sardegna (dal 1861 Regno d’Italia) mentre il Veneto, il Friuli e la Benecia rimasero sotto l’Austria. Arrivò il 1866 e finalmente anche queste terre furono annesse all’Italia in seguito a un trionfale quanto farsesco plebiscito che nelle Valli del Natisone registrò un solo No. Don Pietro Podrecca si sarebbe aspettato la fine del clima di oppressione, l’instaurarsi di un governo che avrebbe riconosciuto il diritto all’uso pubblico della lingua slovena e la sua introduzione nelle scuole. Niente di tutto questo. Anzi, a un mese dal plebiscito il Giornale di Udine pubblicò il famoso proclama in cui veniva sancita la fine della comunità slovena del Friuli: «Questi Slavi bisogna eliminarli».
Deluso e amareggiato don Pietro Podrecca sciolse accorati versi denunciando la situazione in cui venne a trovarsi la lingua slovena in Benecia. La già citata poesia dal titolo Slovenija in njena hčerka na Beneškem fu pubblicata anche da Carlo Podrecca nella Slavia Italiana (pp. 127-128) in sloveno con traduzione in italiano. Si tratta di un colloquio tra la lingua madre slovena e la sua figlia esiliata in Benecia. Quest’ultima si lamenta:
Jaz nisem ne v vradu, ne v šoli,
da ravno tu od vekov živim;
Ko tujka beračim okoli,
Le v Cerkvi zavetje dobim.
(Io non sono né nell’Ufficio, / né in Scuola, / abbenché qui viva da secoli. / Come forestiera vo’ questuando attorno; / solo in Chiesa trovo rifugio)
Nell’ultima strofa la madre la consola:
Ne misli tak’ hčerka slovenska;
Ne obupaj na lastni prihod:
Naj pride še sila peklenska,
Ne uniči slovenski zarod!
(Non parlare così, o figlia slovena! / Non disperare del tuo proprio avvenire. / Si scateni anche la violenza infernale, / non annienterà il germe sloveno!) (5– continua)
Giorgio Banchig








