A Roma il dado è stato tratto. Con la nuova manovra finanziaria il Governo ha deciso di chiudere i comuni sotto i mille abitanti. E il taglio riguarderebbe anche otto comuni della provincia di Udine nei quali vive la comunità di lingua slovena. Si tratterebbe di Drenchia, Grimacco, Prepotto, Savogna e Stregna nelle Valli del Natisone, di Lusevera e Taipana nelle Valli del Torre, di Malborghetto-Valbruna in Val Canale. All’elenco potrebbe aggiungersi anche Pulfero se al censimento del prossimo autunno — saranno infatti quelli i numeri decisivi — dovesse scendere sotto la fatidica soglia.
Il condizionale è d’obbligo in quanto la regione Friuli-Venezia Giulia è dotata di competenza primaria in materia di autonomie locali. Vale a dire che sarà essa a decidere cosa fare delle piccole amministrazioni, come pure delle province sotto i 300 mila abitanti. E il presidente, Renzo Tondo, tra soppressione e mantenimento in vita, è sembrato indicare una terza via. «Vorremmo confermare municipi e sindaci, ma accorpare le funzioni», ha detto in un’intervista.
L’idea di Tondo potrebbe avere il pregio di salvare capra e cavoli: il territorio resterebbe presidiato e nello stesso tempo le esigenze dei cittadini avrebbero risposte più efficaci.
Il percorso sarà più chiaro alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale in settembre, anche se la vicenda della riforma delle Comunità montane, che si trascina da oltre due anni e non vede ancora una soluzione all’orizzonte, non depone a favore di una decisione rapida.
In ogni caso il legislatore regionale dovrà tenere conto della presenza della minoranza slovena nei comuni oggetto di riforma. Lo richiedono le leggi di tutela e i trattati internazionali. Ma anche la comunità locale dovrà essere capace di proposte e decisioni sagge e lungimiranti. Ad esempio, qualora si dovessero fondere i comuni, Taipana e Lusevera decideranno di unirsi o andranno ognuno per la propria strada come nella vicenda della scuola bilingue, finendo il primo sotto Nimis e il secondo sotto Tarcento? I segnali che arrivano non sono incoraggianti.
Non mancherà, comunque, il tempo di ragionarci su. Come si rifletterà di certo sul fatto che possa essere proprio la soppressione dei piccoli enti a salvare l’Italia dalla catastrofe economica. Se il problema sono le indennità di sindaci, assessori e consiglieri, basta chiedere loro di impegnarsi gratis. Sicuramente ci sono molte persone disponibili a servire le proprie comunità per amore, rinunciando a una manciata di euro.
Ci vogliono amministratori innamorati
A Roma il dado è stato tratto. Con la nuova manovra finanziaria il Governo ha deciso di chiudere i comuni sotto i mille abitanti. E il taglio riguarderebbe anche otto comuni della provincia di Udine nei quali vive la comunità di lingua slovena. Si tratterebbe di Drenchia, Grimacco, Prepotto, Savogna e Stregna nelle Valli del Natisone, di Lusevera e Taipana nelle Valli del Torre, di Malborghetto-Valbruna in Val Canale. All’elenco potrebbe aggiungersi anche Pulfero se al censimento del prossimo autunno — saranno infatti quelli i numeri decisivi — dovesse scendere sotto la fatidica soglia.
Il condizionale è d’obbligo in quanto la regione Friuli-Venezia Giulia è dotata di competenza primaria in materia di autonomie locali. Vale a dire che sarà essa a decidere cosa fare delle piccole amministrazioni, come pure delle province sotto i 300 mila abitanti. E il presidente, Renzo Tondo, tra soppressione e mantenimento in vita, è sembrato indicare una terza via. «Vorremmo confermare municipi e sindaci, ma accorpare le funzioni», ha detto in un’intervista.
L’idea di Tondo potrebbe avere il pregio di salvare capra e cavoli: il territorio resterebbe presidiato e nello stesso tempo le esigenze dei cittadini avrebbero risposte più efficaci.
Il percorso sarà più chiaro alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale in settembre, anche se la vicenda della riforma delle Comunità montane, che si trascina da oltre due anni e non vede ancora una soluzione all’orizzonte, non depone a favore di una decisione rapida.
In ogni caso il legislatore regionale dovrà tenere conto della presenza della minoranza slovena nei comuni oggetto di riforma. Lo richiedono le leggi di tutela e i trattati internazionali. Ma anche la comunità locale dovrà essere capace di proposte e decisioni sagge e lungimiranti. Ad esempio, qualora si dovessero fondere i comuni, Taipana e Lusevera decideranno di unirsi o andranno ognuno per la propria strada come nella vicenda della scuola bilingue, finendo il primo sotto Nimis e il secondo sotto Tarcento? I segnali che arrivano non sono incoraggianti.
Non mancherà, comunque, il tempo di ragionarci su. Come si rifletterà di certo sul fatto che possa essere proprio la soppressione dei piccoli enti a salvare l’Italia dalla catastrofe economica. Se il problema sono le indennità di sindaci, assessori e consiglieri, basta chiedere loro di impegnarsi gratis. Sicuramente ci sono molte persone disponibili a servire le proprie comunità per amore, rinunciando a una manciata di euro.
Deli članek / Condividi l’articolo
Zadnje novice
Ultime notizie
Ne spreglejte v Domu 15. oktobra _ Non perdete il Dom del 15 ottobre
Ne spreglejte v Domu 15. oktobra _ Non perdete il Dom del 15 ottobre
Buog je na naši strani _ Il Signore è dalla nostra parte
Melanholični sončni zahod in žalostni konec »malega Lutra« iz Benečije _ Il mesto tramonto e la triste fine del «piccolo Lutero» della Benecia
Burnjak praznik kostanja _ Burnjak festa delle castagne a Tribil Superiore
Na kolesu ob Nediži po stari železnici _ In bici lungo il Natisone sull’antica strada ferrata
Novice iz Občin Nediških dolin _ Notizie dai Comuni delle Valli del Natisone
Pomoč za slovenščino in nemščino _ Aiuto per lo sloveno e il tedesco
Izšli spomini msgr. Marina Qualizza _ Pubblicate le memorie di mons. Marino Qualizza
Iz Clevelanda na obisk v rojstno vas g. Jožefa Škvora _ Da Cleveland per conoscere il paese di don Giuseppe Scuor