Chiesa critica, ma non basta un discorso

 
 
Finalmente! Hanno detto in tanti; finalmente la Chiesa in Italia ha preso una posizione chiara e netta sulla situazione socio-politica italiana. Quanto ha detto nella sua prolusione al Consiglio permanente della Cei il cardinale Angelo Bagnasco è stato come un terremoto del decimo grado della scala Richter. L'effetto è stato tanto più eclatante in quanto da lungo tempo atteso ed è così risultato come l'esplosione di un disagio a lungo tenuto a bada da una pazienza che non aveva più ragione d'essere. Interessanti sono state anche le reazioni, soprattutto del partito del presidente del Consiglio, che da tutti è stato visto come oggetto delle forti critiche, anche se mai nominato. Interessanti e interessate, tanto da risultare perfino puerili, nel tentativo di rendere meno amara la pillola.
Ma vediamo che cosa ha detto il cardinale. Ne riportiamo alcuni passaggi molto lucidi. Dice che «i comportamenti licenziosi e le relazioni improprie sono in se stessi negativi e producono un danno sociale a prescindere dalla loro notorietà. Ammorbano l'aria e appesantiscono il cammino comune». Quasi a risposta di scuse non richieste, il presidente della Cei afferma «che la questione morale non è un'invenzione mediatica e nessun equivoco può annidarsi». Detto questo sulla questione morale, non meno severo è il giudizio sulla situazione economica e sulla insufficienza degli interventi governativi: «l'impressione è che stando a quel che si è visto, quanto è stato fatto non sia sufficiente. E colpisce la riluttanza a riconoscere l'esatta serietà della situazione al di là delle strumentalizzazioni e delle partigianerie».
Un affondo così netto e preciso non ammette repliche o distinguo, come invece è puntualmente accaduto, quando i chiamati in causa, quelli del partito del presidente, hanno cominciato a parlare di strumentalizzazione, cosa già bocciata dal cardinale e quindi inutilmente evocata. A dare fiato a queste fiacche giustificazioni è stata anche la conferenza del segretario della Cei, mons. Mariano Cruciata, a conclusione dei lavori. Ha detto che «la Cei non fa governi né li manda a casa e non abbiamo partiti da promuovere». Cose ovvie per la prima parte, meno per la seconda, ma è bastato per far tirare un sospiro di sollievo per i sostenitori del governo e a far perdere almeno un po' dell'efficacia della denuncia del presidente della Cei.
A pochi giorni di distanza dall'aspra critica della Cei, sembra che l'effetto sia svanito quasi del tutto. È evidente che non basta un discorso per risolvere gravissimi problemi pratici ed è quindi necessaria un'azione costante e vigile di noi cristiani, per quel che ci riguarda, perché siamo parte viva della società a cui vogliamo dare il nostro modesto contributo. Non solo a parole.

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