15 Febbraio 2019 / 15. februar 2019

Benečija v Unescovem seznamu
La Benecia nel patrimonio Unesco

Msgr. Ivan Trinko je ob koncu 19. stoletja napisal, da Benečani »morajo njive podzidati z velikim trudom in z veliko zamudo časa, da ob plohah voda ne odnese prsti. Ponekod vidiš kar kiklopske zidove in se vprašaš: Kakšni ljudje so ti, ki napravljajo z rokami kaj takega? Močni in spretni so res.« Vpis suhozidne gradnje na Unescov reprezentativni seznam nesnovne kulturne dediščine človeštva je zato priznanje beneškim kmetom in delu njihovih rok. Dandanes so njive zapuščene in na njih gospodujeta robida in goščavje. Zidovi se podirajo. Potrebni so projekti in investicije, da se ohranijo in uredijo, da lahko privabijo turiste.

Tocca tutta la Benecia, dalla valle del Judrio a quella del Torre, e Resia, l’iscrizione de «L’Arte dei muretti a secco» nella lista Unesco degli elementi immateriali dichiarati patrimonio dell’umanità. L’intero territorio montano, infatti, è segnato da chilometri e chilometri di muri in pietra a secco che, nei pressi di ogni paese, sostengono i terrazzamenti le «njive» destinate alla coltivazione di frumento, patate e ortaggi in genere oppure a ospitare vigne e alberi da frutto. Si tratta di un patrimonio ambientale realizzato nei secoli dai singoli e dalle comunità, dissodando il terreno e utilizzando le stesse pietre per costruire quei muri di sostegno che hanno reso gli scoscesi pendii della montagne fertili campi coltivabili, in grado di garantire il sostentamento a tutta la popolazione. Alla fine del diciannovesimo secolo, mons. Ivan Trinko descriveva così la situazione dell’agricoltura in Benecia: «In montagna si fa tutto a mano. I campi sono generalmente piccoli; qua e là si deve scavare tra i sassi e portare la terra nei campi; perché la pioggia non porti via lo strato di terra, dove il declivio è più ripido i campi sono sostenuti da muri a secco, la cui costruzione richiede una fatica immensa e tempi lunghi. In alcuni luoghi si vedono muri ciclopici e viene da chiedersi che tipo di uomini siano per costruire muri di quelle dimensioni. Devono essere davvero forti e ingegnosi». Proprio quegli uomini «forti e ingegnosi » onora l’iscrizione da parte dell’Unesco dell’ «Arte dei muretti a secco» nel Patrimonio dell’umanità sulla base della candidatura avanzata da Italia, Croazia, Cipro, Francia, Grecia, Slovenia, Spagna e Svizzera. «La tecnica del muretto a secco riguarda la realizzazione di costruzioni con pietre posate una sull’altra senza l’utilizzo di altri materiali se non un po’ di terra. La stabilità delle strutture è assicurata dall’attenta selezione e posizionamento dei sassi. Questi manufatti, diffusi per la maggior parte delle aree rurali e su terreni scoscesi, hanno modellato numerosi paesaggi, influenzando modalità di agricoltura e allevamento, con radici che affondano nelle prime comunità umane della preistoria. I muretti a secco svolgono un ruolo fondamentale nella prevenzione delle frane, delle inondazioni e delle valanghe e nella lotta all’erosione e alla desertificazione della terra, aumentando la biodiversità e creando condizioni microclimatiche adeguate per l’agricoltura in un rapporto armonioso tra uomo e natura», si legge in una nota della Coldiretti. A causa dell’abbandono dell’agricoltura e dello spopolamento, gran parte dei muretti a secco della Benecia è stata inghiottita dalla boscaglia, molti sono andati perduti per l’assenza di manutenzione. Solo in alcuni limitati casi, ad esempio a Porzus, sono stati recuperati. In realtà il Piano di sviluppo rurale del Friuli Venezia Giulia prevede la ristrutturazione di muretti a secco e muretti di sostegno a secco con interventi su tutto il territorio regionale. Lo scorso novembre si è stata approvata la graduatoria, comprensiva di 170 domande ammissibili. Il finanziamento è stato assegnato a 69 beneficiari, per un importo complessivo di euro 1.346.818,29, destinati al recupero di muretti a secco e al ripristino di prati e pascoli in stato di abbandono.Il riconoscimento Unesco potrà segnare un’intervento più incisivo? Lo auspica il sindaco di Pulfero, Camillo Melissa, che porterà l’argomento all’attenzione degli altri sin- daci valligiani. «Proporrò un ordine del giorno da portare all’approvazione dei consigli comunali. Forti del riconoscimento Unesco possiamo chiedere alla Regione lo stanziamento di maggiori risorse, anche perché il recupero dei muretti significa manutenzione del territorio e maggiore attratività. Tutte le strade che portano allo sviluppo delle Valli vanno percorse e questa è un’opportunità che non possiamo farci sfuggire».