La primavera è arrivata. La natura si risveglia dal suo letargo annuale, diventando così segno di rinascita. Un passaggio da una morte apparente ad una vita evidente. Ci sono tanti tipi di primavera.
Quando una persona inizia una nuova fase nella propria vita, quando un popolo si libera da un regime autoritario, quando nuove idee iniziano a farsi strada in una società. Tutti cambiamenti interessanti dal punto di vista antropologico o sociale… Ma c’è una Primavera che per noi cristiani è molto più di un semplice giro di boa. Abbiamo richiamato questa primavera nelle varie celebrazioni del mese appena trascorso. Infatti, questa tematica la ritroviamo nell’incipit della preghiera per le tempora (kuatarinca) di Quaresima: «La Pasqua è il cuore dell’anno liturgico. Tempo del risveglio in Cristo Nostro Signore, primavera dello spirito». Questa è La Primavera! Il risveglio delle nostre anime in Cristo Nostro Signore, morto e risorto per noi. La Pasqua è il momento di maggior vitalità e coinvolgimento spirituale nella vita di un cristiano.
Paradossalmente per tanti cristiani invece la Pasqua è meno sentita del Santo Natale. Forse perché non ci sono le illuminazioni, gli alberi, gli addobbi, le canzoncine… La Pasqua sì è bella con le sue uova di cioccolato, ma è sentita come una domenica un po’ più solenne. Tante volte la nostra partecipazione alle celebrazioni pasquali, e in modo particolare al Triduo Pasquale, culmine dell’anno liturgico, è saltuaria. Celebriamo magari solo le due domeniche della Settimana Santa: La Domenica delle Palme e la Domenica di Risurrezione. Passiamo dall’inverno della Quaresima all’estate del Risorto, saltando la stagione così bella della primavera: il Triduo che raggiunge l’apoteosi nella Santa Notte, la Velika noč… la Veglia di tutte le Veglie.
Questa primavera inizia con la Cena del Giovedì Santo in cui Gesù si consegna ai suoi discepoli lasciandogli l’Eucaristia e il comandamento dell’Amore. Un momento bello e intenso in cui il Signore ci invita attorno alla Sua mensa per farci veramente partecipi e dove non ci chiama più servi ma amici. Oltre a consegnare a noi il Suo corpo, con la lavanda dei piedi dimostra come l’amore fraterno consiste nel mettersi a servizio gli uni degli altri.
In quella sera, Gesù mette nel cuore di tutti i discepoli, anche nei nostri cuori, il seme di una umanità nuova.
Succede però che la primavera risulti essere una falsa partenza, che ad un iniziale momento in cui sbocciano le gemme nuove, segua purtroppo un’ondata di freddo. Questo seme d’Amore ricevuto, successivamente non cade nel terreno buono dove può germogliare, ma sul freddo granito dell’indifferenza del nostro cuore. Quella che dovrebbe essere terra calda e fertile per il seme di Dio, risulta essere duro, buio e freddo. Il seme non è più in grado di germogliare… e così finisce per essere dimenticato nel buio e nel silenzio del nostro cuore diventato sepolcro… Ma Cristo non si arrende davanti a questa morte dell’anima. Egli è venuto affinché il peccatore si converta e viva. Ed ecco il cambiamento epocale che non ha uguali nella Storia dell’umanità: Cristo risorge… e con lui risorgiamo anche noi. La Grande Notte, non è grande perché lunga o buia, ma perché avviene la vittoria grandiosa del Risorto… con conseguenze fondamentali per tutti noi. Nella notte di Pasqua non è solo il sepolcro di duemila anni fa che si apre, ma è il sepolcro del nostro cuore nel quale abbiamo tante volte rinchiuso la nostra anima. È il Signore che toglie la pietra e grida alla nostra anima: «Alzati ed esci dal tuo sepolcro».
Ancora una volta il Signore ci invita a contemplare la grandezza del mistero del trionfo della Vita sulla morte. Cogliamo questa opportunità a conclusione dei quaranta giorni di digiuno, preghiera e carità. Viviamo intensamente questo periodo di Pasqua, non come mero memoriale di quanto operato da Cristo venti secoli or sono, bensì come la primavera della nostra anima.
Usciamo dai nostri sepolcri! Non viviamo come chi non ha speranza e pur sembrando vivo è morto dentro. Viviamo da risorti, come chi è passato dal buio della notte, alla luce del giorno che non conosce tramonto… Buona Pasqua, Vesela Velika noč, Buine Pasche Majôr!
Surrexit Dominus vere, alleluia.
don Alessandro Fontaine
V uvodniku don Alessandro Fontaine razmišlja o pomladi, kot simbol cvetenja in novega začetka, kateri čas v krščanskem življenju doseže svoj najgloblji pomen prav pri Veliki noči. Poudarja, da velika noč ni le spomin na preteklost, ampak živa izkušnja, v kateri se lahko tudi danes prebudi naša vera in naše srce. Posebej izpostavlja pomen velikonočnega tridnevja, ki ga mnogi verniki pogosto čutijo bližje Božič namesto Velike noči, čeprav le ta predstavlja vrhunec cerkvenega leta.
Avtor opozarja, da se velikokrat ustavimo le na površini praznovanja, medtem ko prav globoko sporočilo ostaja v ozadju. Velika noč namreč pomeni zmago življenja nad smrtjo in upanje za vsakega človeka. Don Alessandro zato vabi bralce, naj ta čas doživijo na bolj čustveni način, kot priložnost za notranjo spremembo. Glavno sporočilo, ki želi širiti je, da Kristusovo vstajenje pomeni zmago življenja nad smrtjo tudi v našem srcu ter nas vabi, da zapustimo sovrašvo in brezbrižnost, tako da lahko znova zaživimo v veri in sprejmemo Veliko noč kot pravo duševno pomlad.
Prevod in povzetek: D. D.









