Dizionario biografico degli Sloveni della Benecia degni di essere ricordati per aver lasciato una traccia positiva nella storia. Le autorità austriache vietavano la diffusione dei giornali sloveni in Benecia. Il cappellano di Tercimonte fu il primo a proporre l’istituzione di scuole bilingui sloveno-italiano.

Don Pietro Podrecca fu la personalità più eminente nella Benecia dell’Ottocento. La sua figura si staglia su una comunità in profonda e rapida trasformazione dovuta ai mutamenti politici, sociali ed economici. Visse in prima persona le tappe del processo di unificazione dell’Italia che videro la Benecia passare dal dominio dell’Impero austriaco a quello del Regno d’Italia. Profondamente incarnato nella sua comunità, ne interpretò le aspirazioni e intravvide soluzioni adeguate alla sua realtà e potenzialità per risollevare le sue sorti in quel cruciale frangente storico in cui i popoli soggetti all’Impero asburgico (ma anche in altre parti d’Europa) lottarono per conquistare nuovi spazi di libertà, presero coscienza della propria identità e reclamarono il rispetto dei diritti linguistici nel sistema scolastico e nella vita pubblica. Podrecca captò questi fermenti attraverso la stampa slovena e si adoperò di far spirare il vento del riscatto anche nelle valli della Benecia allora incluse nella provincia del Friuli che faceva parte del Regno Lombardo-Veneto in cui ogni forma di rivendicazione dei diritti veniva severamente punita.
L’ambiente sociale e la situazione politica in cui Podrecca si trovò ad operare erano davvero complessi anche perché alla Benecia, contrariamente a quello che avveniva in altre regioni slovene dell’Impero, non era stato riconosciuto alcun diritto linguistico. Ciò era dovuto al sistema scolastico in vigore nel Lombardo-Veneto che escludeva l’uso delle lingue minoritarie nell’insegnamento. La complessità della situazione si aggravò nel momento in cui anche in Benecia cominciò a spirare il vento risorgimentale italiano che vedeva ogni minimo aggancio all’Austria come un’opposizione al processo unitario italiano. La lingua slovena e i suoi sostenitori rappresentavano per i nazionalisti un forte elemento di disturbo nel rivendicare il diritto del Regno d’Italia di estendere il suo dominio anche su queste terre. Bisognava quindi sopprimere ogni aspirazione al riconoscimento dei diritti linguistici e mettere a tacere, anche con la violenza, quanti perseguivano l’obiettivo di ottenere la piena cittadinanza dello sloveno nella vita pubblica. Pietro Podrecca provò sulla propria pelle questo clima di oppressione e lo denunciò apertamente e con forza sulla stampa slovena. In una corrispondenza pubblicata sul periodico Slovenska bčela (L’ape slovena) di Celovec / Klagenfurt rivelò che le autorità vietavano perfino l’arrivo dei giornali sloveni in Benecia: «Da noi non c’è nessun giornale sloveno ad eccezione di Zgodnja Danica (Stella mattutina) alla quale sono abbonato. Nella prima metà del 1851 ero abbonato a Novice (Notizie) ma ora non ricevo neanche quelle perché il giornale, per volere delle autorità, non può arrivare in Italia. Da quando cominciarono a uscire ero abbonato ai periodici Slovenija e in seguito a Ljubljanski časnik ma poiché vedevo che si perdevano in posta, ho volontariamente rinunciato a riceverli. Non c’è da stupirsi, allora, se nelle nostre montagne innevate vi sia un rigido inverno riguardo agli eventi che riguardano gli Sloveni, poiché tra di noi non c’è più nemmeno un giornale sloveno. Da noi è tutto in italiano (po laško), la lingua ufficiale è l’italiano, nelle scuole tutto è in italiano, il commercio è in italiano, i giornali sono italiani, ovunque ci mescoliamo con gli Italiani (Lahi); non c’è una piccola luce slovena che possa illuminare questa triste oscurità». Podrecca cercò di rimediare come poteva. Nel 1849 di tasca propria acquistò per 300 goldinari austriaci un certo numero di catechismi sloveni che diffuse nei paesi della Benecia. «Oh,come i nostri ragazzi e ragazze li leggono volentieri! – Esclamò soddisfatto. – Come tocca dolcemente i loro cuori il loro dialetto! In tutte le comunità del nostro territorio ora imparano a leggere in sloveno. Ma tutto questo non sarà nulla se le scuole nella nostra regione non diventeranno italo-slovene, cosa che non riusciamo a ottenere». E allora Podrecca si rivolge direttamente al ministro austriaco per l’Istruzione e il Culto, «l’illustre Slavo conte L. Thun il quale, poiché ha avuto pietà degli Sloveni in Ungheria, non si dimenticherà nemmeno degli Sloveni in terra italiana».

Ecco l’intuizione di Pietro Podrecca: istituire in Benecia scuole bilingui italiano-sloveno simili a quelle introdotte nelle regioni dell’Impero dove, accanto al tedesco, lingua ufficiale dello Stato, si insegnavano le lingue dei vari popoli che ne componevano il ricco mosaico etnico. Artefice di questa riforma fu il conte boemo Leo Thun-Hohenstein (1811-1888), ministro dell’Istruzione del governo austriaco dal 1849 al 1860, il quale introdusse l’uso delle lingue regionali come lingue d’insegnamento in molte scuole primarie. L’obiettivo di Thun non era certo promuovere il nazionalismo, ma rendere l’istruzione più efficace e capillare per le masse. L’allora cappellano della sperduta Tercimonte non ebbe timore di rivolgersi a lui, proponendo una scuola bilingue sloveno-italiano che verrà realizzata oltre 130 anni dopo a San Pietro al Natisone.
Nemici giurati della lingua slovena erano, in secondo luogo, i “malvagi italomaniaci” (hudobni talijomani) la cui politica antislovena venne denunciata sulle colonne del giornale carinziano Slovenska bčela del 7 ottobre 1852. In un articolo dal titolo Slavenske drobtinice (Briciole slovene) l’ignoto autore prende atto che nel 1848, quando «tutti i popoli si sono risvegliati, anche i nostri vicini Sloveni della Benecia hanno cominciato a muoversi e hanno dimostrato che non sono totalmente italianizzati ed è rimasto in loro qualcosa dello spirito sloveno. E come altrove sono stati i sacerdoti a impegnarsi non curandosi dei malvagi italomaniaci né di altri ostacoli e neppure degli evidenti pericoli quando senza sosta e con solerzia operavano per il bene spirituale dei loro carissimi connazionali». L’ignoto articolista riferisce la testimonianza di un certo «amico», che va senz’altro individuato in Pietro Podrecca, il quale gli ha raccontato che, «a causa del suo zelo per la lingua slovena e quindi anche per l’imperatore [austriaco], si è trovato in pericolo di morte» e cita le sue parole: «Tuttavia non mi sono lasciato intimorire anche se più volte hanno puntato i fucili contro di me tanto che pensavo che da un momento all’altro sarebbe finita. Ma Dio mi ha comunque protetto, affinché io possa ancora adoperarmi per il bene dei nostri fedeli e buoni Sloveni».
Da questa drammatica testimonianza appare che la situazione della comunità slovena in Benecia in questo periodo fosse stata ancora più grave di quella vissuta durante il fascismo e può essere paragonata, mutatis mutandis, agli anni bui del secondo dopoguerra.
Eppure di carattere, don Pietro Podrecca, non era il rivoluzionario che ci si potrebbe immaginare. Nell’articolo pubblicato sul Ljubljanski zvon a sei messi dalla sua morte, avvenuta il 4 novembre 1889, Ivan Trinko scrive che «Il defunto era di carattere allegro e in compagnia sapeva sempre raccontare qualcosa di interessante e allegro, tanto che tutti lo ascoltavano volentieri. Non ha mai recato offesa a nessuno, anzi, ovunque potesse, aiutava con tutto il cuore ogni persona, sia con i fatti che con le parole. Si distingueva per la sua squisita cortesia e ospitalità, e con merito si era guadagnato il titolo di “gentiluomo dei nostri monti”. Era in rapporti di amicizia con molti illustri personaggi, sia sloveni che italiani. Aveva persino diversi amici che non conosceva se non per via epistolare; era molto amico di monsignor Jeran, direttore della rivista Zgodnja Danica […]. Era in relazione anche con lo studioso russo Baudouin de Courtenay che volentieri ospitò nella sua casa a Rodda e gli riferì molte notizie sulla Benecia». (4– continua)
Giorgio Banchig
Gospod Giorgio Banchig v svojem prispevku predstavlja Pietra Podrecco, duhovnika in eno najvidnejših osebnosti Benečije v 19. stoletju, ki je deloval v času velikih političnih, družbenih in narodnih sprememb. Živel je v obdobju prehoda iz avstrijskega cesarstva v italijansko Kraljevino ter je bil tesno povezan s svojo skupnostjo, za katero je iskal rešitve in izboljšave. Posebej se je zavzemal za pravice slovenskega jezika, katere v Benečiji niso bile priznane, saj je šolski sistem Lombardsko-beneškega kraljestva izključil učenje in uporabo manjšinskih jezikov. Podrecca je na težke razmere opozarjal tudi o slovenskem tisku, zlasti v časopisu Slovenska bčela iz Celovca, kjer je opisoval, da oblasti celo prepovedujejo prihod slovenskih časopisov, kot so Novice, Slovenija in Ljubljanski časnik (razen Zgodnja Danica).
Kljub omejitvam je Podrecca skušal ohranjati slovenski jezik in identiteto z konkretnimi dejanji. Leta 1849 je na lastne stroške kupil slovenske katekizme in jih razdelil po beneških vaseh, da bi se otroci naučili brati v maternem jeziku. Ob tem je razvil tudi pomembno idejo o uvedbi dvojezičnih šol po zgledu reform ministra Lea Thuna, ki je v avstrijskem cesarstvu uvajal pouk v slovenščini. Zaradi svojega zavzemanja je bil Podrecca izpostavljen pritiskom in nevarnostim, kar potrjujejo tudi zapisi v Slovenski bčeli, kjer je opisano, da mu je zaradi njegovega delovanja celo grozila smrt. Njegovo delo razkriva zelo težke razmere slovenske skupnosti v Benečiji, hkrati pa kaže na njegovo vztrajnost, pogum in pomemben prispevek k ohranjanju slovenskega jezika in narodne zavesti.
Prevod in povzetek: D. D.









