Scuola, bilinguismo visibile e sviluppo economico
Come le decisioni frutto di compromesso, la legge di tutela si è da subito rivelata di macchinosa attuazione e di manchevolezze che tuttora ne compromettono l'efficacia e non le permettono di raggiungere le finalità che i promotori si erano prefissati.
Nonostante ciò la legge ha portato non pochi frutti anche in provincia di Udine.
Il primo fu la statalizzazione della scuola bilingue di San Pietro al Natisone. Dopo quasi vent'anni di continua crescita del numero delle iscrizioni e della qualità dell'offerta formativa, il faticoso iter per il pieno riconoscimento della scuola (per la parificazione si dovette ricorrere al presidente della Repubblica) si concluse nell'agosto del 2001. Da quel momento il corpo docente ed ausiliario entrò in ruolo: la scuola semiclandestina, che nel 1984 mosse i primi passi in uno scantinato con cinque bambini della materna, diventava un'istituzione riconosciuta e importante nell'ambito della Slavia friulana e di tutta la minoranza slovena. Tanto che è stata avanzata la richiesta di creare una sua sezione anche nelle Valli del Torre.
Con i primi provvedimenti attuativi venne finanziato con un miliardo di lire l'articolo 21 della legge «per lo sviluppo dei territori dei comuni della provincia di Udine compresi nelle comunità montane del Canal del Ferro – Val Canale, Valli del Torre e Valli del Natisone, nei quali è storicamente insediata la minoranza slovena». Non condiviso perfino da alcune componenti della minoranza, questo articolo rappresenta un caposaldo per la tutela degli sloveni della provincia di Udine. E non solo per la cifra (troppo modesta per le tante esigenze del territorio), ma perché ha introdotto il principio della tutela «globale» di una minoranza: non solo conservazione e sviluppo del patrimonio linguistico, ma sostegno alle attività economiche e sociali senza le quali una minoranza, debole ed emarginata come quella della Slavia, non poteva sopravvivere e conservare la propria identità culturale. Purtroppo gran parte dei mezzi a disposizione non sono stati usati per le finalità secondo lo spirito della legge e le intenzioni dei propositori: quei contributi dovevano essere destinati agli agricoltori, artigiani, operatori turistici sloveni che operavano sul territorio di insediamento della minoranza e non, come è successo, ad enti pubblici per opere che possono essere finanziate con altre risorse.
Qualcosa è stato fatto per rimediare questa stortura, ma servono altri interventi perché i finanziamenti raggiungano le finalità della legge. Serve soprattutto aumentare il contributo: già minimo nel 2001, dopo 10 anni ha perso parte del suo valore, mentre le esigenze sono aumentate. Gli amministratori locali, i politici regionali e nazionali, se vogliono garantire un sicuro sostegno alle attività produttive del territorio abitato dalla comunità slovena, chiedano un considerevole aumento della posta e vigilino perché vada a buon fine.
La legge di tutela ha portato anche ad una maggiore coscientizzazione degli amministratori locali verso i problemi della minoranza: su loro richiesta tutti i comuni della fascia confinaria sono compresi nel territorio di tutela e su loro iniziativa (in sinergia con la legge 482/99) il bilinguismo visibile si è allargato a macchia d'olio. Salvo rare eccezioni, i comuni della Slavia hanno adottato le tabelle bilingui ed emanano carte d'identità bilingui. Si tratta di passi importanti verso la «normalizzazione» dello status di minoranza della comunità slovena della provincia di Udine.



