5 Novembre 2012 / 5. november 2012

Za Vahti so hliebce pobierali
Raccolti i panetti dei morti

Tudi lietos se je pred Vahti v nekaterih vaseh ponovila navada iti od hiše do hiše molit za te rance in hliebce pobierat. Zgodilo se je v lieški fari (odkoder so nam pošjali fotografijo), v srienski in podutanski (vas Jesičje in druge). Takole je o tuolim napisu direktor Doma mons. Marino Qualizza: “Spomin gre na moliteu od hiše do hiše in na hliebce, ki so nam jih dajali za lon. Puobnem šele, kuo so tisti hliebci zakrili celo steno pekarne v Gorenji Miersi. Gaspodinje so jih skarbno kupovale, de so jih potlé dajale posebno otrokan, ki so jih veselo nosili damu. Šestdeset liet od tega nie bluo posebne bogatije, takuo de smo par kajšnim kraju namesto hliebcu dobili sierak šele v panoglah; alpa neparčakovano kajšno palankico, ki nas je arzveselila. Moliteu po hišah in hliebci za lon so imieli dva pomiena: dati družinam možnost, de bi napravle kajšno dobro dielo za duše v vicah in pomale našim revnim družinam dobiti kjek nucnega za življenje. Saj so hodili molit po vaseh nadužni otroci in buj parlietne ženske, ki so ble potriebne pomaganja.”

Un’usanza di immemorabili origini si ripete in alcune frazioni di San Leonardo, Stregna e Grimacco. Già secoli addietro antichissimi, nella notte di tutti i Santi un gruppo di fedeli si recava nelle case dei propri paesani a pregare per i defunti, ricevendo in cambio del pane che avrebbe sostentato loro per l’intero mese di novembre. Questo iter spirituale era effettuato anche dai bambini nelle ore di luce, dato che quel giorno sarebbero stati liberi dagli impegni scolastici. Per non far decadere questa importante tradizione, quest’anno alcuni abitanti di Clodig e Liessa assieme ad altre persone originarie di tali zone sono passati di casa in casa nella notte del primo novembre e si sono uniti ai familiari nel ricordo di chi non c’è più. Oltre a ricevere strucchi, gubane e altri dolciumi, che nel tempo si sono sostituiti al classico “pane dei morti”, i fedeli hanno anche raccolto dei fondi da destinare all’adozione a distanza di due bambini di Pawaga (Tanzania) e alla messa per le persone defunte che hanno contribuito al mantenimento di questa usanza. (Lorenzo Paussa)

Così della bella tradizione ha scritto negli anni Cinquanta l’etnologo Mario Ettore specogna: «I nomi dati al pane dei defunti sono quasi dappertutto uguali: hliebčič, hliebac, pagnoka, panin, mentre la data della raccolta varia da un paese all’altro: in alcuni luoghi il 30 ottobre (Calla, Masarolis, Mersino, Stermizza, Matajur, Pulfero, Rodda, Ponteacco, Vernassino), in altri invece il 31 ottobre (Montefosca, Tercimonte, Masseris, Brizza). Quand’è il giorno della raccolta – questua del pane – i bambini, donne, mendicanti, da soli o in gruppi di sei o sette persone, vanno con borse, sacchetti, canestri, di casa in casa, di paese in paese. Quando arrivano davanti alla porte della casa chiedono: “Avete i panini?” oppure “Dateci i panini”. Ricevuto il pane ringraziano: “Iddio vi rimeriti e la Vergine Maria. Il Signore abbia misericordia delle anime per le quali é stato dato e vanno dinanzi ad altre porte”. Ogni famiglia deve mandare qualcuno a raccogliere il pane; abitualmente questo lavoro spetta alle donne, madri o figlie maggiori. Ai paesani si danno tanti pezzi di pane (kroštin), quanti sono i membri della famiglie del chiedente, affiriché tutti preghino per le anime dei defunti della famiglia donatrice».