V nediejo bo referendum_Referendum sulle trivellazioni

V nediejo, 17. obrila, bo v cieli Italiji referendum na katerim bojo ljudje odločili o vartanju na dnu muorja, de bi ušafali nafto (petrolijo) in plin (gas). Volišča (seggi) bojo odparti med 7. in 23. uro. Če bo udobiu “Ja” bojo lahko vartali le do konca kocesij, ki so ble že skelnjene. Če bo udobiu “Ne” bojo še naprej varali, dokjer na bojo veuliekli vse nafte in vesega plina. De bo referendum vaju, se ga muore udeležiti manjku petdeset par stuo vsieh Italijanu, ki imajo pravico glasovati.

Domenica 17 aprile i cittadini italiani sono chiamati alle urne per il referendum sulle trivellazioni nei mari italiani (solo quelle entro le 12 miglia dalla costa). Oggi una norma consente alle società petrolifere di continuare a estrarre, prorogando le loro concessioni, fino all’esaurimento dei giacimenti. Si tratta di un quesito tecnico e nei fatti molto circoscritto, ma che chiama in causa la partita degli interessi locali e quella ancor più ampia della visione generale di sviluppo che l’Italia vuole coltivare. Certamente si focalizzano sugli interessi locali le nove regioni che si sono alleate per chiedere il referendum, mentre per le associazioni ambientaliste nettamente contrarie alle trivellazioni la partita riguarda un possibile futuro energetico alternativo agli idrocarburi. Punta sulla conservazione della situazione chi invece si esprime per il no, pensando soprattutto alle ripercussioni sulla bolletta energetica. Attualmente le risorse italiane verificate ammontano a 84,8 milioni di tonnellate di petrolio e 53.713 milioni di metri cubi di gas naturale. I pozzi in attività sono 886: la loro produzione contribuisce per 4,5 miliardi alla riduzione della bolletta energetica nazionale e garantisce circa 13 mila posti di lavoro. Sono nove i consigli regionali che hanno proposto i quesiti referendari: Basilicata (capofila), Calabria, Campania, Liguria, Marche, Molise, Puglia, Sardegna e Veneto. In origine i quesiti erano sei e cinque sono stati superati dai provvedimenti compresi nell’ultima legge di stabilità, ma almeno altri due quesiti dello stesso referendum potrebbero essere riammessi dalla Corte costituzionale che a breve si pronuncerà nel merito dei ricorsi presentati dalle regioni. Per risparmiare sulle spese elettorali – circa 300 milioni – molti hanno chiesto di spostare il voto a giugno, quando in diverse città si terranno le elezioni amministrative, ma la legge non prevede che le elezioni possano svolgersi in concomitanza con un referendum. L’accorpamento fu possibile nel 2009 perché venne emanata una legge ad hoc.

REFERENDUM TRIVELLE

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