Un patrimonio di storia e tradizioni da tutelare

 
 
Un’occasione per aprire un dialogo aperto con l'Arcivescovo e consolidare quello con i sacerdoti e le comunità cristiane, dato che il bene comune è unico e bisogna perseguirlo insieme. Così mons. Andrea Bruno Mazzocato ha definito l'incontro con i sindaci Tarcisio Donati di Drenchia, Eliana Fabello di Grimacco, Piergiorgio Domenis di Pulfero, Tiziano Manzini di San Pietro al Natisone e Marisa Loszach di Savogna, nonché il vicesindaco Augusto Crisetig di Stregna.
Nella riunione, svoltasi sabato 3 luglio nel municipio di San Leonardo, sono stati passati in rassegna i grossi problemi che travagliano la Slavia Friulana. In primo luogo lo spopolamento, un fenomeno comune ad altre zone della montagna friulana, ma qui acuito dalla presenza di un ingombrante confine e dalle tensioni seguite alla seconda guerra mondiale. Poi le inquietudini per la pesante crisi economica, i problemi occupazionali, la manovra del Governo che con i tagli di risorse ai comuni li costringerà a ridurre i servizi alla popolazione, la riforma delle comunità montane portata avanti dalla Regione.
Non è potuto mancare il riferimento alla questione della minoranza slovena, ormai pienamente risolta a livello legislativo, ma ancora in alto mare dal punto di vista della tutela reale e tuttora causa di diatribe e tensioni, in quanto una parte non vuole consentire a chi si riconosce sloveno di esercitare i propri diritti civili.
A tal proposito è stata evidenziata la vicenda della sede della scuola bilingue di San Pietro. «Rischia di diventare un problema serissimo — ha affermato il sindaco di San Leonardo, Sibau —. Dobbiamo trovare una buona soluzione, altrimenti 221 bambini si ricorderanno di noi in maniera negativa per tutta la vita». E il primo cittadino di San Pietro, Manzini, ha assicurato di impegnarsi a fondo per «trovare la quadratura del cerchio».
Gli amministratori locali hanno riconosciuto il ruolo fondamentale della Chiesa per la salvaguardia dell'identità slovena delle Valli del Natisone — «Continui su questa strada», ha detto il sindaco di Pulfero, Domenis — e ora le hanno chiesto di adoperarsi per la concordia tra la popolazione, promuovendo il rispetto dei sentimenti e delle posizioni di ognuno. Ma hanno anche pregato di non sguarnire il territorio, nonostante la ridotta popolazione e la mancanza di sacerdoti.
Mons. Mazzocato ha assicurato che non c'è alcuna intenzione di ritirarsi o ridurre l'impegno. Anzi. E per questo ha sollecitato collaborazione tra parrocchie e comuni. «La montagna — ha affermato — è ricchezza. Ha un grande patrimonio di storia e tradizioni. Ma se la gente se ne va, questa ricchezza viene dilapidata. Fare il bene della montagna è fare il bene di tutto il territorio friulano. Anche dal punto di vista economico». Quanto alla questione slovena, ha detto, essendo arrivato in Friuli da poco, di non capirne ancora bene i termini. Solo dopo i necessari approfondimenti indicherà come la Chiesa «dovrà starci dentro».
Soddisfatto, al termine della riunione, il padrone di casa, il sindaco di San Leonardo, Sibau. «In questo incontro — ha detto a Radio Spazio 103 — ho colto una volontà da parte di tutti di ricercare il dialogo, la collaborazione e l'armonia tra le varie amministrazioni. A volte nelle Valli, com'è successo anche recentemente, basta un parola, un commento fatto senza averci ragionato abbastanza sopra, per scatenare il finimondo. E ciò acuisce la tensione che purtroppo già esiste. Alla Chiesa noi sindaci abbiamo chiesto di dare speranza al nostro territorio e alle persone che lo abitano, in primo luogo ai giovani e ai molti anziani. E alle famiglie. Infatti, anche nella nostra realtà i rapporti all'interno delle coppie si disfano molto velocemente e ciò incide pesantemente sui bambini e sui ragazzi. Son stato contento di sentire che la Chiesa non abbandonerà le Valli, che non seguirà assolutamente le logiche del mero interesse».
Secondo il sindaco di Pulfero, Domenis, «la collaborazione tra comuni e parrocchie auspicata dall'Arcivescovo è già in essere. Parecchi problemi vengono risolti assieme. Il principale impegno comune deve essere quello di fermare l'esodo dei giovani, un fenomeno giunto al picco massimo e assolutamente da invertire. Quanto all'identità slovena locale dev'essere una ricchezza da accogliere e valorizzare. Le polemiche in merito sono solo una perdita di tempo, un distogliere forze dai seri problemi che abbiamo. Mi auguro che anche i colleghi mettano in atto i buoni propositi sulla questione culturale e linguistica espressi all'Arcivescovo».

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