30 Giugno 2017 / 30. junij 2017

Turizem na planinah
Dalle malghe al turismo

1Planina Bistrica«Weidetiere pflegen unsere Landschaft», gli animali al pascolo curano il nostro paesaggio, sta scritto sui cartelli apposti alle pendici del monte Osternig. E il colpo d’occhio sui prati e l’alpeggio di sella Bistrica sopra Ugovizza/Ukve, a cavallo del confine tra Italia e Austria, dice che bovini, ovini ed equini il paesaggio lo curano proprio bene.
La monticazione in Carnia, nel Gemonese, in Canal del Ferro, in Val Resia e in Valcanale sta registrando un vero e proprio boom a vantaggio dell’agricoltura e del turismo. «Produzione agricola di montagna e turismo ormai non possono viaggiare separati. Alpeggi e rifugi sono un patrimonio fortemente collegato alla potenzialità turistica della montagna e al suo sviluppo. Per questo è necessario un lavoro sinergico che possa spingere la montagna ad una promozione unitaria dei propri prodotti e del turismo lento legato al territorio», ha sottolinato Cristiano Shaurli, assessore regionale all’Agricoltura, alla presentazione della guida dedicata alle malghe e ai rifugi del Friuli Venezia Giulia.
«Il sistema è fondamentale sia per il turismo estivo che per la micro economia imprenditoriale della montagna. Con questa offerta riusciamo a mettere assieme l’escursionismo e la produzione enogastronomica», ha aggiunto Sergio Bolzonello. «Ma anche l’incentivazione dell’impresa casearia, verso la quale c’è una forte domanda tanto che parte dei formaggi prodotti vengono esauriti prima di giungere completamente alla stagionatura», ha proseguito il vicepresidente e assessore al Turismo del Friuli Venezia Giulia.
A scorrere la guida, frutto della collaborazione tra Agenzia regionale per lo sviluppo rurale (Ersa) e Promoturismo Fvg, si contano 9 malghe nella montagna pordenonese, 33 in Carnia e 11 nel Gemonese-Canal del Ferro e Valcanale, ma nessuna in Benecia (Valli del Torre e del Natisone), nonostante l’alpeggio sia stato molto praticato in un passato prossimo.
Dalle nostre parti forse la monticazione aveva caratteristiche particolari, in quanto ogni famiglia nel periodo estivo provvedeva a portare il bestiame al pascolo in quota per proprio conto, alloggiandolo in stalle montane di sua proprietà (kazoni) e, considerata la vicinanza, continuava a conferire il latte nella latteria turnaria della quale faceva parte. Ma nelle Valli del Natisone c’è anche l’esempio di Mersino che sul Matajur aveva riprodotto il paese in chiave estiva: ogni famiglia con la sua stalla e la latteria. Il villaggio è al giorno d’oggi ben conservato, anche se i “kazoni” sono diventati casette turistiche e la latteria rifugio degli alpini.
Nel contermine Zgornje Posočje (alta valle dell’Isonzo), compreso il versante sloveno del Matajur, l’attività di malga è fiorente e in continua espansione. Se ne vedono gli effetti sul paesaggio, sull’agricoltura e sul turismo. Il formaggio prodotto in quell’area (sir Tolminc) nel 2012 ha ottenuto dall’Unione Europea la Dop (Denominazione l’origine protetta).
Viene da chiedersi, allora, perché nessuna amministrazione delle soppresse Comunità montane abbia mai pensato di rivitalizzare l’attività di alpeggio in Benecia, come è stato fatto in tutto il restante territorio montano della regione. Di certo la scelta di non investire in questo settore o il non averci pensato ha penalizzato fortemente l’area montana della Benecia.
Su queste strutture la Regione ha investito e continua a investire notevoli fondi pubblici. Sarebbe il caso che finalmente parte di essi arrivasse anche nelle valli del Natisone e del Torre. (E. G.)

10Cason di Lanza 1V Karniji, Železni dolini, Reziji in Kanalski dolini ter na Guminskem doživlja planšarstvo močan razvoj – tudi kmetijstvu in turizmu v prid. Na pomembne priložnosti razvoja na tem področju sta pred kratkim opozorila bodisi deželni odbornik za kmetijstvo Cristiano Shaurli bodisi podpredsednik Dežele Furlanije Julijske krajine in deželni odbornik za turizem Sergio Bolzonello. Na nedavni predstavitvi vodiča, ki je posvečen planinam in kočam v Furlaniji Julijski krajini, sta ob pomembnosti planin in gorskih koč izpostavljala tudi pomen enotne promocije proizvodov in počasnega turizma na teritoriju. S sistemsko ponudbo lahko povezujemo pohodništvo in enogastronomsko proizvajanje; obenem lahko spodbujamo sirarstvo. V vodiču, ki je nastal  v okviru sodelovanja med Deželno agencijo za podeželski razvoj (Ersa) in družbo Promoturismo Fvg, ne najdemo nobene planine iz Benečije, čeprav je nekoč tudi tu planšarstvo bilo zelo razširjeno. Blizu Marsina lahko na Matajurju še opažamo neko “poletno različico” vasi. Tamkajšnji “kazoni” so dandanes postali hišice za turiste; bivša stara mlekarna je pa postala koča alpincev.
Planšarstvo prispeva k turističnemu razvoju tudi v bližnjem Zgornjem Posočju. Sprašujemo se torej, zakaj planšarstva niso še oživljali v Benečiji. Del sredstev, ki jih povezanim dejavnostim namenja Dežela, bi lahko prišel tudi v Benečijo.