Tu med preventivo in iluzijo_Qui tra prevenzione e illusione

Non sono di certo passate inosservate, nelle Valli del Natisone, le tremende immagini delle esondazioni in Emilia Romagna. Il ricordo è andato dritto al 5 giugno 2020, quando una quantità eccezionale di pioggia (180 millimetri), scaricatasi in poche ore sulle convalli del Natisone, dell’Alberone, dell’Erbezzo e del Cosizza, provocò vasti allagamenti da Biarzo ad Azzida, dalle pendici del Matajur fino a Cosizza e Scrutto.

Chi le ha ben vive negli occhi quelle immagini è senza dubbio il sindaco di San Pietro al Natisone, Mariano Zufferli, che in quelle ore, come primo responsabile di Protezione Civile per l’incolumità dei propri cittadini, era in prima linea ad affrontare il disastro.

«La zona di Tarpezzo fu interessata da frane e smottamenti, al punto di dover sgomberare una casa; nella zona di Azzida, alla confluenza dei torrenti Cosizza, Alberone ed Erbezzo, tutto l’assetto idrico andò in tilt, e perfino la statale 54 fu trasformata in un fiume – racconta Zufferli –. Purtroppo vedere oggi le immagini dell’Emilia Romagna mi porta a fare delle considerazioni amare, anche se non ho perso la speranza di poter fare qualche cosa di importante per la prevenzione degli eventi alluvionali sul mio territorio».

L’esperienza di Zufferli, infatti, ha dell’incredibile e getta una lunga ombra sul significato della parola prevenzione che in queste ore viene ripetuta ossessivamente da politici e tecnici. «La prima brutta sorpresa fu che, dopo numerosi e interminabili sopralluoghi e valutazioni, i comuni delle Valli colpiti non vennero inseriti nel perimetro della calamità naturale e rimasero esclusi da quel tipo di aiuti straordinari», evidenzia Zufferli. Ma l’amministrazione di San Pietro al Natisone non si fece scoraggiare. «Capimmo che non potevamo solo rincorrere gli eventi straordinari e riparare i danni, ma che ci voleva una strategia per anticipare le catastrofi attraverso una adeguata politica di prevenzione. Per questo conferimmo ad una società specializzata uno studio sul terreno, costato oltre 20 mila euro, per capire cosa si doveva fare per mettere in sicurezza idrogeologica il nostro territorio».

Lo studio ha arricchito non poco la cartografia di rischio elaborata dalla Protezione civile regionale per il comune di San Pietro al Natisone e su questa base si decise di inserire questi interventi nel piano triennale delle opere pubbliche e di inoltrare domande di finanziamento per effettuare gli interventi attraverso due canali: i fondi dedicati a questo scopo dalla Protezione civile regionale e i fondi messi a disposizione dai vari ministeri nazionali.

Risultato? Zero assoluto! «Sia la Regione che Roma non hanno dato seguito alle nostre richieste – spiega Zufferli –. Non ho perso la speranza di vedere concretizzato ciò che serve al nostro territorio. O deve prima accadere una disgrazia prima che ci si renda conto che è necessario agire?».

Špetrski župan/Il sindaco di San Pietro al Natisone Mariano Zufferli

Zufferli ne ha parlato recentemente con un viceministro e si dice fiducioso che un supporto arriverà. Intanto l’attenzione del sindaco è sempre concentrata sul gruppo comunale di Protezione civile, formato da volontari, essenziale per gestire le emergenze.

«Sono infinitamente grato a chi si mette in gioco e assume una responsabilità e un impegno per proteggere gli altri e in particolare i più deboli – evidenzia il sindaco –. Mi rendo conto, però, che in questo campo bisogna fare sempre di più e meglio per contrastare il cambiamento climatico. Occorrono più mezzi, ma anche un personale con una età media più bassa: oggi abbiamo tanti anziani nei gruppi comunali e questo è anche un ostacolo alla formazione e all’ingresso di nuove competenze».

Sulla base dell’esperienza vissuta, Zufferli sa che spesso a fare la differenza sono le persone sul campo: «I piani di emergenza sono fatti molto bene e abbiamo cercato di diffonderli il più possibile tra la popolazione. Ma quando un fiume esonda, d’improvviso cambia la geografia di un territorio e ciò che è scritto sulla carta può risultare non più adeguato. Fondamentali sono le risorse umane che operano nei gruppi comunali di Protezione civile».

Zufferli intende organizzare presto degli incontri sul territorio con la popolazione: «È fondamentale che siano conosciuti i comportamenti corretti quando si verifica un’emergenza, a partire da chi bisogna avvertire ». (Roberto Pensa)

Še posebej po nedavnih poplavah v deželi Emiliji-Romanji je v Benečiji vse bolj živ spomin na 5. junija 2020. Takrat so obilne padavine (180 mm) povzročile poplave od Bjarča do Ažle in od pobočja Matajura vse do Kosce in Škrutovega. Med drugim so sprožile nekatere zemeljske plazove.

Na to ni pozabil še posebej župan Občine Špietar, Mariano Zufferli, ki je prva odgovorna oseba na področju Civilne zaščite.

Po neurju in poplavah so strokovnjaki prišli ocenit stanje na teritoriju; občinsko ozemlje so vsekakor izključili z območja, katerumu so namenili posebne finančne pomoči.

Kasneje je Občina specializiranemu podjetju poverila izdelavo poročila o potrebnih posegih, da bi zagotovili protipoplavno varnost na občinskem ozemlju. Pripravo poročila, ki je obogatilo zemljevide o tveganju za poplave Deželne civilne zaščite, je podpirala s prispevkom v višini 20.000 evrov.

Na podlagi podatkov so potrebne infrastrukture vključili v triletni načrt javnih posegov. Določili so, da bodo prošnje za sredstva naslovili tako na Deželno civilno zaščito kot na razna italijanska ministrstva. Prizadevanja nista vendar obrodila sadov.

O tem se je Zufferli pred kratkim pogovarjal s predstavnikom vlade in računa na pozitiven razplet.

Špetrski župan se v vsakem primeru zahvali prostovoljcem Civilne zaščite na teritoriju in si želi, da bi se jim pridružilo čim več mladih sil.

V prihodnjem bo Občina Špietar organizirala niz informacijskih srečanj, da bi občane opozorila na pomen pravilnega obnašanja v izrednem stanju.

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