
Importante passo avanti per la creazione di un nuovo Gect (Gruppo europeo di cooperazione territoriale) nella zona transfrontaliera delle Alpi e Prealpi Giulie: mercoledì, 18 giugno, si è svolto a San Pietro al Natisone un vertice presso la sede della Comunità di montagna del Natisone e Torre tra amministratori locali del versante italiano e di quello sloveno per definire lo stato dei fatti e delineare l’itinerario da seguire. Presente pure la Regione (l’assessore Roberti, impossibilitato per altri impegni, ha delegato Sandra Sodini, capo di gabinetto della Giunta Fedriga e già direttrice del Gect di Gorizia/Nova Gorica).
Nel progetto sono coinvolti i comuni sloveni di Kobarid/Caporetto, Tolmin/Tolmino, Bovec/Plezzo con la possibile aggiunta di Kanal/Canale d’Isonzo. Sul versante italiano c’è la compatta adesione delle Comunità di montagna del Natisone e Torre (con i 15 comuni di Attimis, Faedis, Lusevera, Magnano in Riviera, Nimis, Taipana, Tarcento, Torreano, Pulfero, San Pietro al Natisone, Savogna, San Leonardo, Stregna, Grimacco e Drenchia) e della Comunità di Montagna Canal del Ferro e Val Canale (gli 8 comuni di Chiusaforte, Dogna, Malborghetto-Valbruna, Moggio Udinese, Pontebba, Resia, Resiutta e Tarvisio) e il Comune di Cividale del Friuli (con la possibile adesione di altri enti appartenenti alla Comunità del Friuli Orientale). C’è pure l’interesse di due comuni austriaci all’adesione.
È un momento storico per la Benecia e per la comunità slovena insediata su questi territori da oltre un millennio: se con l’entrata in vigore del Trattato di Schengen si è sancito il principio del libero movimento di persone e cose aprendo il confine, col Gect si vuole porre una pietra miliare al fine di intensificare i rapporti culturali, sociali ed economici transfrontalieri al punto da elaborare un unico progetto di sviluppo per la Benecia e l’Alto Isonzo. La collaborazione transfrontaliera non è più solo una opportunità, ma diventa un fattore strategico di sviluppo per i due territori.
L’importanza di questo passaggio per la comunità slovena è stata testimoniata all’incontro di San Pietro al Natisone dall’intervento di Walter Bandelj, presidente regionale della Confederazione delle organizzazioni slovene-Sso, che nel suo intervento ha ricordato l’importanza della collaborazione politica transfrontaliera, auspicando che questo progetto non resti sulla carta. «L’esperienza pregressa di collaborazione transfrontaliera è preziosa – ha sottolineato Bandelj – e le comunità slovene del Friuli offrono tutto il loro supporto al progetto. Ciò che è stato creato a Gorizia è di importanza primaria per tutti e può diventare realtà anche qui in Benecia».
Ora vanno definiti contenuti e progetti
Una volta realizzato, il Gect delle Alpi e Prealpi Giulie diventerà uno dei più vasti Gruppi di cooperazione transfrontaliera attivi sul territorio dell’Unione Europea. È chiaro che siamo solo all’inizio di un cammino molto impegnativo che dovrà coinvolgere non solo le istituzioni, ma anche il tessuto economico e sociale di tutta la fascia transfrontaliera per identificare obiettivi e strategie e far sì che questa innovazione istituzionale sia un reale valore aggiunto per i cittadini e per le imprese.

Lo ha spiegato all’incontro di San Pietro al Natisone con molta chiarezza, dall’alto della sua esperienza di ex direttrice di Gect Gorizia/Nova Gorica/Šempeter, Sandra Sodini: «Non si possono fare fotocopie di esperienze pregresse: ogni Gect è diverso, anche perché scale dimensionali diverse richiedono formule diverse. Un Gect deve riassumere in sé la peculiarità che un territorio rappresenta, non c’è una formula unica per incidere realmente su un territorio».
Concetto ribadito anche da Simon Škvor, presidente del Centro per lo sviluppo dell’Alto Isonzo di Tolmino: «Bisogna partire dalle peculiarità del nostro territorio per costruire un progetto di sviluppo valido».
Gect, insomma, è solo una forma giuridica che identifica un ente con una propria struttura, proprio personale, propri organi e proprio bilancio, contraddistinto dalla caratteristica transfrontaliera dell’istituzione, unica possibilità di rappresentanza unitaria di territori di confine.
«Questo significa – ha proseguito Sodini – che un Gect diventa partner unico nei progetti futuri, poiché raccoglie già in sé la pluralità originaria dei soggetti fondatori. Per questo, un Gect deve essere depositario della fiducia dei soggetti che lo hanno composto e voluto, senza più necessità per ciascuno di loro di agire singolarmente. È indispensabile credere nella possibilità di essere rappresentati da un Gect, che diventa detentore delle decisioni e della capitalizzazione di ciò che accade a livello transfrontaliero. Un Gect, poi, non deve occuparsi di tutto, bensì avere un ambito di competenza esclusiva, senza affiancare altri soggetti a valere sullo stesso ambito».
La direttrice del Civiform, Chiara Franceschini, salutando anche a nome del presidente Roberto Molinaro, ha candidato l’ente di formazione cividalese a «essere strumento di agevolazione all’interno del progetto, poiché è già parte di una rete e possiede la capacità di creare ponti e connessioni. Tuttavia, resta la necessità di avere idee e obiettivi chiari, per tradurre in azioni le strategie. Il Gect rappresenterebbe un cambio anche culturale, che va oltre le persone e perdura nel tempo».
V projekt Evropskega združenja za teritorialno sodelovanje so na slovenski strani vključene občine Kobarid, Tolmin in Bovec, z možnostjo pridružitve tudi Kanala ob Soči ter na italijanski strani gorski skupnosti Nediža-Ter in Železna-Kanalska dolina ter Občina Čedad, z možnostjo pridružitve tudi drugih občin iz Skupnosti Vzhodne Furlanije. Zanimanje za sodelovanje sta izrazili tudi dve avstrijski občini. Gre za pomemben trenutek za slovensko skupnost, ki živi na tem območju.
Če sta z uveljavitvijo schengenskega sporazuma bila uveljavljena princip prostega gibanja ljudi in blaga ter odprava meje, želi EZTS postaviti nov mejnik, ki bo okrepil čezmejne kulturne, družbene in gospodarske odnose. Čezmejno sodelovanje ni več le priložnost, temveč postaja strateški dejavnik razvoja obeh območij.
O tem je bilo govora na srečanju, ki je potekalo v sredo, 18. junija, v sedežu Skupnosti gorskega območja Nediža in Ter. Srečanja so se udeležili krajevni upravitelji z italijanske in slovenske strani meje. O nadaljnjih korakih k ustanovitvi Evropskega združenja za teritorialno sodelovanje so se pogovarjali z vodjo kabineta deželnega odbora Furlanije-Julijske krajine in nekdanjo direktorico EZTS GO, Sandro Sodini.








