
Il 2024 non è ancora finito »ma, facendo gli scongiuri, per il comune di Stregna dovrebbe concludersi con una svolta positiva in termini demografici. E intendo una variazione statisticamente significativa. L’ultimo piccolo aumento di popolazione risale al 2007». È quanto annunciato dal sindaco, Luca Postregna, intervenendo lo scorso 29 ottobre al convegno promosso dall’Università di Udine nell’ambito del master «Innovazione dei sistemi agro-silvo-pastorali della montagna, imprese e territori». Sotto la lente c’era in particolare la gestione collettiva dei beni fondiari frazionati tra più proprietari e in stato di abbandono, un grave problema per tutta la montagna del Friuli-Venezia Giulia rispetto al quale l’esperienza dell’Associazione fondiaria «Valle dell’Erbezzo» rappresenta, a detta di molti esperti, un progetto pilota di assoluta validità a livello nazionale.
Postregna ha infatti messo in relazione diretta la ritrovata attrattività demografica del comune di Stregna all’imponente lavoro di disboscamento e di ripristino dei prati stabili messo in atto dal Consorzio fondiario, che ha volutamente riguardato anche le aree contermini ai centri abitati in particolare di Oblizza e Tribil Superiore. A corroborare le opinioni del primo cittadino (che è anche segretario dell’Associazione fondiaria) una ricerca di carattere qualitativo (cioè basata sulle interviste alla popolazione) svolta in quella comunità dall’antropologa Lucia Montefiori, ricercatrice dell’Ateneo friulano.
Si tratterebbe di una svolta epocale. La popolazione di Stregna è in costante calo da oltre un secolo. Nel 1951 si contavano più di 1800 abitanti nel comune, ridotti ora a poco più di 200. Lo strumento delle Associazioni fondiarie è nato in Francia e più recentemente è stato importato in Italia, inizialmente dalla Regione Piemonte e dal 2017 anche dal Friuli Venezia Giulia con la legge regionale 28 del 21 luglio 2017. L’obiettivo è ricostituire delle unità fondiarie economicamente sostenibili, cioè in grado di essere competitive nel mercato agricolo odierno, partendo dalla riunione di piccole particelle, ma permettendo ai titolari di mantenere il loro titolo di proprietà.
«Tutto è partito nel 2013 da FreePlanine, un movimento di opinione che si oppose al tentativo di urbanizzazione di una zona del comune caratterizzate dai prati stabili – ha raccontato Postregna – ora diventata area protetta. Nel 2016 Stregna ha governato per 6 comuni il processo partecipativo per la stesura del Piano paesaggistico regionale, che ha evidenziato il tema dell’abbandono di immobili, terreni e terrazzamenti, che si ripercuote sulla qualità del paesaggio. Su una superficie campione di 36 ettari trovammo ben 330 microparticelle con una superficie media di 1 decimo di ettaro. Ma ancor peggio 225 proprietari, di cui l’80% non residenti del comune, con il 50% della proprietà non appartenente a residenti nel comune».
Nel 2015 è nata l’Associazione fondiaria (Asfo) Valle dell’Erbezzo, un’organizzazione di volontariato, senza fini di lucro, la quale raccoglie anche da uno solo dei comproprietari del fondo la delega a fare dei contratti di affitto o comodato d’uso a favore di aziende utilizzatricidel terreno. La particolarità è che l’Asfo non usucapiscela proprietà (l’usucapione è quell’istituto giuridico che prevede il passaggio della proprietà a chi utilizza un fondo non suo per almeno 20 anni). Nel 2024 l’Asfo ha circa 80 soci per un totale di 500 particelle fondiarie e 136 ettari suddivisi su Stregna (90), Torreano (40 ettari, in gran parte attorno a Masarolis) e Drenchia (6 ettari). Grazie all’Associazione fondiaria e alla legge 10/2010 il comune di Stregna ha recuperato circa 35 ettari di terreno. Si prevede a breve di aggiungerne altri 6. Per la gestione delle terre sono attivi 6 contratti di affitto, che vanno da una superficie di qualche ettaro a qualche decina di ettari. Tutti i contratti, terminato il periodo di 5 anni previsto dalla legge per ricevere i contributi, sono già stati rinnovati a oltre il 2030.
«Grazie alla collaborazione della Coldiretti e della Kmečka zveza, delle Università di Udine e di Torino siamo riusciti ad avere un ottimo riscontro da parte dei proprietari terrieri – illustra Postregna –. Con la legge 10/2010 sono stati investiti 260 mila euro per recupero di terreni incolti e 70 mila per il mantenimento delle superfici a prato e pascolo. Sono stati fatti anche interventi sui terrazzamenti e sulla rete escursionistica con fondi del Piano di sviluppo rurale e quelli destinati al Terzo settore. È prossima la pubblicazione di un nuovo regolamento regionale sulle Associazioni fondiarie che dovrebbe introdurre rilevanti fondi per il recupero dei terreni incolti».
La ricercatrice dell’ateneo di Udine Lucia Montefiori ha svolto una indagine di carattere qualitativo tra maggio 2023 e febbraio 2024, con interviste in loco ad un campione di 26 persone suddiviso statisticamente tra abitanti di Stregna (siano essi soci o meno dell’Asfo), turisti, proprietari di seconde case e operatori economici, e poi con l’utilizzo di un questionario che ha raccolto 56 risposte. «L’intento era capire se l’impegno dell’Asfo poteva portare all’insediamento di nuovi residenti e/o nuove imprese sul territorio – ha spiegato la ricercatrice – scomponendo i fattori che vengono giudicati più importanti per l’attrattività del territorio. Le risposte sono molto sbilanciate verso la cura del paesaggio, che viene ritenuto l’effetto più rilevante e positivo del Consorzio. Il secondo elemento è un cambiamento culturale nei residenti nel senso di una assunzione di maggiore responsabilità verso il proprio territorio. Il terzo elemento è il rilancio dell’agricoltura e dell’allevamento. Poi seguono il miglioramento ambientale, l’incentivo al turismo, l’aumento degli spazi fruibili nel tempo libero, la “contagiosità” dell’intervento verso i comuni vicini. Tra gli effetti negativi, le pochissime segnalazioni riguardano danni ambientali (si parla del comportamento di una delle aziende incaricate dell’esbosco di alcune aree) e scarsa manutenzione ». Postregna ora guarda in avanti: «Oltre ad aumentare ancora i soci e le superfici fondiarie, guardiamo allo sviluppo della trasformazione dei prodotti agricoli e a introdurre nuovi tipi di coltivazione e allevamento. Già in alcuni casi siamo passati dal pascolo ovino a quello bovino, ora puntiamo allo sviluppo di una attività casearia. Dobbiamo reperire le risorse necessarie per investire». (Roberto Pensa)









