O zdravtsvu Nediških dolin le po krizi_Sanità nelle Valli, a dopo la crisi

Giuseppe Sibau

In questi giorni di clausura mi è capitato spesso di confrontarmi con alcune persone che sul tema «camminate» mi facevano notare come si debbano evitare assembramenti e per questo è stata vietata l’attività all’aria aperta. Alla mia risposta: «Ma se tutti noi della Benecia andassimo a camminare per i nostri boschi contemporaneamente rispetteremmo non un metro, ma anche un chilometro di distanza fra di noi», mi è stato costantemente ribattuto che le regole devono essere uguali per tutti e quindi non si possono fare distinzioni tra Valli del Natisone e Cividale, o Udine, o Trieste.

Cosa c’entri questo con lo spostamento della guardia medica da San Pietro a Cividale è presto detto. Basti a considerare che l’art. 3 della Costituzione, recita: «Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali». E, al secondo comma, specifica che «è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese ». In estrema sintesi, situazioni uguali devono essere assolutamente trattate allo stesso modo, mentre per le situazioni diverse corre l’obbligo di «rimuovere gli ostacoli», ossia di operare un trattamento differenziato.

Il consigliere regionale di Progetto FVG per una Regione speciale/AR Giuseppe Sibau, di Iesizza, da noi contattato per conoscere la sua posizione sulla questione, a seguito di una richiesta di chiarimenti da parte sua all’assessore alla Salute, Riccardo Riccardi, ci ha fatto sapere che «sono state messe in giro, e anche dalla stampa in particolare, delle informazioni che non corrispondono alla realtà dei fatti. A San Pietro al Natisone è stata per il momento sospesa solamente la guardia medica. Tutto il resto è rimasto come prima».

«È evidente, però, mi è stato detto, – ha aggiunto Sibau – che in futuro verranno fatte delle considerazioni, perché questa iniziativa di mettere un’ambulanza nelle Valli del Natisone era stata presa dalla Serracchiani, però non rimarrà lì vita natural durante. Se i numeri sono così bassi, verrà fatto il punto della situazione».

Nel concreto, spiega Sibau, «se i numeri saranno insignificanti, ossia se un operatore starà lì e avrà uno o due interventi alla settimana, non so se la questione potrà reggere ancora. Questo è un dato oggettivo: non è che possiamo pretendere, se non ci sono casi, di avere un servizio. Per adesso, però, niente è stato tolto, niente è stato modificato, tutto è come prima».

Sollecitato sulla guardia medica, Sibau ha risposto che questa «per ora è stata spostata a Cividale, perché aveva una media di un intervento per settimana. Tenere impegnato un medico per un solo intervento alla settimana è molto poco». Secondo il consigliere regionale valligiano, la guardia medica è stata per ora spostata a Cividale perché il personale della città ducale è stato spostato a Udine, ma questa non è stata tolta dal punto di San Pietro al Natisone. Finita l’emergenza, però, si dovrà procedere a valutazioni. «Non si può neanche pensare di garantire servizi insostenibili», ha concluso Sibau.

Ora viene da chiedersi perché il numero di interventi della guardia medica è così basso? Forse perché la Benecia ha subito nel corso degli anni un grave spopolamento causato anche dal taglio di servizi che ha dovuto supohodi bire. Non è stato detto, anche da esponenti dell’attuale giunta regionale (ad esempio dall’assessore alle Risorse agroalimentari, forestali e ittiche e alla montagna Stefano Zannier) che le aree montane necessitano di tutela, di servizi e di sgravi fiscali? In questo caso gli sgravi fiscali alla montagna si renderebbero praticamente dovuti, ma non per l’intrinseca difficoltà nell’abitare quel luogo, bensì per la costante e inesorabile marginalizzazione nell’accesso a servizi fondamentali e previsti dalla Costituzione (quello sanitario in base all’art. 32 della Costituzione).

Dice Sibau che non possiamo pretendere, in assenza di casi, di avere un servizio: il punto però è che il sistema sanitario è finanziato da imposte. Il singolo potenzialmente potrebbe non usufruire mai in vita sua di questo servizio, ma è comunque tenuto al pagamento delle imposte stesse e, quindi, a buon diritto, può pretenderlo, anche in assenza di casi, nel territorio in cui abita.

In definitiva, la Benečija ha scarsi numeri quando si tratta di spostare la guardia medica, ma non quando bisogna contrastare il pericolo di contagio, vietando le passeggiate. E poi, se i numeri non sono sufficienti, perché spostare la guardia medica a Cividale e non, invece, fare usufriure del servizio di San Pietro ai cividalesi? Del resto, se da San Pietro a Cividale sono 5 minuti di strada, sono sempre 5 minuti anche da Cividale a San Pietro. (Veronica Galli)

V tem pogovoru nam je deželni svetnik Giuseppe Sibau povedal, da bo verjetno po koncu trenutnega kriznega stanja, povezano z omejitvijo širjenja koronavirusa, prišlo do nove organizacije na področju zdravstvenih storitev v Nediških dolinah. Pred kratkim so v Špietru prekinili dežurno zdravniško službo. Giuseppe Sibau pravi, da je za ohranjanje določenih zdravstvenih storitev na teritoriju treba upoštevati tudi številke.

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