Novi famoštar za Podutano_Don Zanon a S. Leonardo

Za novega famoštra bo v fari Sv. Lienarta in Sv. Pavla paršu g. Michele Zanon, mladi duhovnik iz Čedada, ki je sada kaplan v Tricesimu. Novica nie še uradna a so nam poviedali, de se je g. Zanon že sreču z dosadanjim famoštram g. Rinaldam Gerussijam in špitarskim dekanam, ki je mons. Mario Qualizza, de bi parpravu svoj prihod. Tuole bi se muorlo zgoditi že pred Božičam, saj bo g. Gerussi zapustu podutansko in sriensko faro in konac novemberja začeu službo v farah Pertegada in Gorgo par Latisani. “Iz Benečije odhajam z žalostjo v sarcu. V tele ljudi in kraje san se zaljubu. Mislu sam tle ostati do smarti. Nadškof je odloču drugač,” je poviedu g. Gerussi v pogovoru za petnajstdnevnik Dom”.

Novico, de g. Gerussi odhaja, so farani Sv. Lienarta v Podutani in Svetega Pavla v Sriednjem sparjeli z veliko žalostjo, saj imajo famoštra zelo radi in bi želieli, de bi še naprej ostu z njimi. Tuole so napisali tudi nadškofu Andreju Brunu Mazzocatu v pismo, ki ga je podpisalo vič ku 600 ljudi. De sta žalostna za neparčakovano odločitev videnskega nadškofa sta poviedala tudi šindik Svetega Lienarta Giuseppe Sibau in šindik Sriednjega Mauro Veneto. Gaspuod Gerussi, ki ima 61 liet in je biu v duhovnika posvečen lieta 1978, je paršu v Nediške doline 29. otuberja svetega lieta 2000. Priet je biu puno liet famoštar na Solbici v Reziji in v Klužah.

La notizia non ha ancora i crismi dell’ufficialità, ma è certo che il nuovo parroco di San Leonardo e Stregna sarà don Michele Zanon, giovane sacerdote cividalese attualmente cappellano a Tricesimo e responsabile della pastorale giovanile di quella forania. Lo stesso don Zanon si è incontrato nei giorni scorsi con l’attuale parroco, don Rinaldo Gerussi, e il vicario foraneo, mons. Mario Qualizza. Si può presupporre che arriverà nelle Valli del Natisone prima di Natale. Infatti don Gerussi, al quindicinale Dom ha fatto sapere che inizierà il proprio servizio nelle comunità di Pertegada e Gorto a fine novembre.

Intanto a San Leonardo e Stregna non si è ancora spento lo stupore per l’improvviso e inaspettato trasferimento del parroco. Oltre 600 fedeli hanno indirizzato all’arcivescovo, mons. Andrea Bruno Mazzocato, una lettera nella quale sottolineano il loro forte legame con don Gerussi e chiedono di riconsiderare la decisione. Ma, com’è prassi, nella Chiesa per queste cose non ci possono essere ripensamenti.

«Ero convinto ormai di passare tutta la mia vita qui e di morire qui – ha detto don Gerussi al quindicinale Dom –. Mi resterà comunque un bellissimo ricordo. Nel cuore avrò sempre il rapporto con la gente. I paesi sono piccoli, conosco tutti ed entrare in sintonia con la gente è facile. Le porte per me sono state sempre spalancate e quindi interrompere questo tipo di relazioni è davvero difficile. Ma mi hanno affascinato anche questi luoghi ricchi di storia e cultura. Proprio per questo da tre anni stavo conducendo delle ricerche presso l’Archivio capitolare di Cividale. Ho fotografato tutto ciò che ho trovato di relativo a San Leonardo e Stregna. Lascerò tutto questo materiale a chi verrà dopo di me».

In questo percorso alla ricerca delle radici delle comunità a lui affidate, il parroco dice di aver trovato «il significato di quella che è stata la vita del territorio e le ragioni per cui essa dovrebbe continuare anche oggi. È la storia di gente povera, ma dignitoso e ancorata a forti valori e principi. Mi sono sempre chiesto come nel 1400 e 1500, nonostante la miseria, siano state costruite tante chiese e chiesette. Lo ha fatto con le le proprie mani in virtù di riferimenti religiosi, che poi sono anche sociali, cioè di incontro e comunità. Mi ha colpito questo cercare con forza dei significati pur vivendo in povertà. Non era orgoglio, anche perché all’esterno i valligiani non erano stimati, ma la volontà di dare un senso al loro essere. Ciò mi ha aiutato a comprendere una storia e una cultura particolari, che purtroppo le nuove generazioni vanno perdendo. Dovrebbero, invece, recuperarle per dare vigore alla propria identità. A partire dalla lingua, della quale molti non afferrano l’importanza. Con i giovani mi sono spesso arrabbiato. Non è possibile che lo sloveno parlato per secoli, quindi non cosa da poco, si vada perdendo in tempi brevissimi. In definitiva, si perde la propria anima. La globalizzazione appiattisce e fa perdere la ricchezza delle varietà. Di conseguenza vado via esortando questa gente a riscoprire la propria identità. Io, che non sono originario di queste Valli, sono triste nel lasciare San Leonardo e Stregna anche perché mi allontano dalla loro storia e cultura. Mi sento svuotato di una forza interiore».

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