Mons. Luigi Faidutti precorritore dell'autentico uomo europeo

 
 
Con un partecipato convegno sul tema «Luigi Faidutti (1861-1931) e il movimento cattolico nel Friuli austriaco», tenutosi a Gorizia il 7 aprile e organizzato dall’Istituto di storia sociale e religiosa di Gorizia e dalla Società filologica friulana, sono iniziate le celebrazioni del 150° anniversario della nascita di mons. Luigi Faidutti (Scrutto di S. Leonardo 1861 – Kšnigsberg 1931). Relatori sono stati Ivan Portelli, Ferruccio Tassin, Paolo Iancis e Valerio Perna; i lavori sono stati moderati da Feliciano Medeot, mentre le conclusioni sono stata tratte da Liliana Ferrari, dell’Università di Trieste e presidente dell’Issrg. Hanno portato il loro saluto l’arcivescovo di Gorizia, mons. Dino De Antoni, e il presidente della Filologica, Lorenzo Pelizzo. Lunedì 11 aprile, anniversario della nascita di mons. Faidutti, il vicario generale dell’arcidiocesi di Gorizia mons. Adelchi Cabass (concelebranti il parroco e il cappellano di Ronchi dei Legionari, mons. Lorenzo Boscarol e don Mirko Franetovich, e il parroco di Lucinico, don Valter Milocco) ha presieduto una Santa Messa di suffragio. Tra gli altri erano presenti il pronipote di mons. Faidutti, Gian Francesco Cromaz, il presidente della Cassa rurale di Lucinico, Farra e Capriva, Italo Mazzolini, e il presidente delle Acli goriziane, Renzo Medeossi. Prima della celebrazione Ferruccio Tassin, della Deputazione della storia patria del Friuli, si è soffermato sulla figura di mons. Faidutti mettendo in risalto le sue doti sacerdotali. Del suo intervento pubblichiamo ampi stralci.

Suscita ancora interesse questa figura di uomo di Dio, che ha speso la sua vita per una società più giusta mediante la dottrina di Gesù Cristo. Nel settembre del 2007 — 80° del concordato tra Lituania e Santa Sede — per desiderio dello Stato e del nunzio apostolico, lo svizzero mons. Peter Stephan Zurbriggen, a Vilnius e a Kaunas è stato commemorato con l’intervento delle massime autorità politiche e religiose. A Kaunas una lapide è stata incastonata nell’edificio che ospitava la nunziatura. Dopo la visita alla cattedrale, l’inviato del Vaticano, mons. Dominique Mamberti, segretario per i rapporti con gli Stati, ha deposto una corona di fiori sulla tomba di mons. Faidutti, nella cripta della cattedrale.
Così questo straordinario personaggio, precorritore dell’autentico uomo europeo, tanto vituperato in patria, ha conosciuto di nuovo l’omaggio del popolo lituano e della Santa Sede, che, per la verità, a suo tempo non lo ha valorizzato come avrebbe meritato.
Lo scorso anno, Valerio Perna (docente di relazioni internazionali presso l’Università di Udine, ndr), nel saggio su mons. Antonino Zecchini, diplomatico della Santa sede nei Paesi baltici, ha preso in esame l’inserimento di Faidutti in quella realtà e in un convegno a Roma, per illustrare questo ambito, è subito emerso l’interesse per la figura di Faidutti e per il libro di mons. Paolo Caucig delle associazioni fra Italia e Paesi baltici, dell’ambasciatore di Lituania presso la Santa Sede e del direttore dell’istituto polacco a Roma.
In un nuovo filone di studi sul Frintaneum di Vienna, dove si formava il clero d'élite dell’Impero, proprio in un congresso alla Facoltà teologica dell’Università austriaca, mons. Faidutti ha trovato il posto di preminenza che gli spetta, come parametro dell’inserimento nei gangli della vita civile di ecclesiastici dalla poderosa formazione culturale e religiosa.
Nonostante la poliedrica figura di Luigi Faidutti, proprio per la sua precisa volontà dimostrata sistematicamente nella sua vita, il leitmotiv di tutto il suo agire fu proprio l’essere sacerdote: per sua volontà e per unanime riconoscimento, suggellato dall’analisi della rete sociale ed economica che impiantò nel Friuli orientale e che sperava di condurre a sistema della società. Lo ha rivelato l’intervento a Gorizia (durante il convegno che apriva le celebrazioni del 150° della nascita di mons. Faidutti, il 7 aprile, ndr): tutta la ramificazione delle casse rurali e delle società federate si reggeva sulla figura morale del cooperatore, derivata da un modello mutuato dalla fede e dalla religione, come ovvio portato di una vita vissuta nella Chiesa. Può essere ripetuto per Faidutti ciò che ebbe a proclamare mons. Adamo Zanetti: «La nostra non era politica, era religione». Il problema basilare era realizzare il disegno della Redenzione, portare le anime a Dio.
Più dettagliato è il concetto che Faidutti espresse in un articolo dell’almanacco popolare (1911): «La religione non può certo porre nell’organizzazione e nelle istituzioni economiche a vantaggio del popolo il suo ultimo fine, e neppure la parte essenziale della sua missione. Essa tende alla salvezza delle anime. Ma le anime hanno un corpo; vivono in una società dove il fattore economico ha un’importanza tale, che trascurarlo intieramente sembrerebbe trascurare l’istesso individuo. Perciò la religione deve servirsi di tutti i mezzi, di tutte le vie che possono far raggiungere sino alle anime; e se questa via è oggi quella economica, oserei dire che per il bene delle anime, questa via non dev’essere trascurata».
Anche la particolare attenzione alla pedagogia, dimostrata nel massimo dei voti raggiunto nel corso degli studi, va in questa direzione: non solo vivere insieme e insegnare, ma farlo con metodo e organizzazione. Luigi Faidutti, sacerdote, lo è in tutti i momenti della vita del singolo: dalla prima comunione, cui partecipa da officiante, alla fine della vita, come ebbe a fare nel celebrare le messe e nel tessere l’elogio funebre per l’arcivescovo di Gorizia, card. Missia, e per il vescovo di Parenzo e Pola, il cormonese mons. Flapp.
Non ci sono, a ben guardare, nel suo agire politico aspetti di populismo, bensì costante capacità di insegnamento con l’esempio e con la parola, nella prospettiva dell’educazione e dell’attenzione che ha dimostrato ai giovani, fossero essi nel normale procedere della vita o in forte svantaggio, come nel caso degli orfani; così fu verso i malati, nella preoccupazione per la sanità, la lotta alla pellagra, l’attenzione alla psichiatria (in questo settore fu davvero all’avanguardia).
Verso il mondo sacerdotale aveva un’attenzione tutta speciale, in Austria, in Lituania, come nel collegamento sempre mantenuto con Udine, Cividale, le Valli del Natisone (si veda il libro di mons. Caucig). Si presentava sempre con il «Sia lodato Gesù Cristo!», financo nei comizi e metteva a frutto la sua abilità di comunicatore e la sua strepitosa cultura, che aveva il suo cuore nello studio e nell’insegnamento della Sacra Scrittura. Che l’uomo e il sacerdote fossero in Faidutti anima e preparazione, realismo e profezia si può evincere da un articolo scritto da Francesco Barburi per il suo 25° di sacerdozio. È un contrappunto laico alla sua linea sacerdotale: dalla instancabilità nel lavoro, alla lealtà nella lotta, alla capacità dimostrata in seminario, dove «con la sua parola fosforescente incatenò l’attenzione dei seminaristi e… per molti e molti anni fece loro rimpiangere le sue lezioni».
Alla propria equanimità, derivatagli dall’essere sacerdote, si riferisce egli stesso quando si difende dall’accusa di aver favorito gli sloveni. Fa capire che le critiche erano di parte italiana e slovena, ma — e sono sue parole — «i censori dimenticavano troppo spesso una circostanza di rilievo, che cioè a lui, più che ad ogni altro, incombeva, perché sacerdote, un obbligo tutto speciale, l’osservanza coscienziosa del giusto e dell’equo verso italiani e sloveni… lo studio di questa giusta misura non è mancanza, ma dovere, perché il programma cattolico deve necessariamente portare al contatto con tutte le nazioni, e sono rare anche in questo dopoguerra (si riferiva alla prima guerra mondiale, ndr) le raccomandazioni ed i tentativi d’un intesa, mercè il contenuto ideologico di questo programma, che spiana la via a risolvere importanti problemi che interessano non solo questa o quella nazione, ma tutta l’umanità».

Deli članek / Condividi l’articolo

Facebook
WhatsApp