Quando si dedica qualche minuto a sfogliare il calendario della Chiesa slava d’Oriente, non ci si può non rendere conto di come molte delle feste religiose che coinvolgono la Vergine Maria siano in realtà dedicate ad una particolare tipologia di Madonna, vale a dire l’Odigitria, colei cioè che istruisce, che mostra la direzione.
La raffigurazione visiva nell’icona dell’Odigitria è quella classica della Madonna con il bambino in braccio che a sua volta indica anch’egli la via da seguire. A queste Madonne Odigitrie sono da sempre attribuite particolarità miracolose e protettive riguardo alle imprese per le quali esse sono state nelle diverse occasioni invocate: un viaggio, un evento, una battaglia e questa caratteristica è forse da collegare con il loro diretto archetipo, attribuito a San Luca e orignariamente custodito a Costantinopoli.
La leggenda vuole che una di queste icone, quella detta Nostra Signora del Don, sia stata donata al principe russo Dimitri Ivanovich di Mosca a protezione della battaglia che l’indomani si sarebbe combattuta contro le truppe tataro-mongole dell’Orda d’Oro guidate dal temnik (generale) Mamai, l’8 settembre 1380 nella piana di Kulikovo, posta alla confluenza tra il Don e il Nepryadva. La vittoria russa confermò l’aura miracolosa di cui queste icone erano circondate e valse al giovane principe il titolo di Donskoi, cioè ‘quello del Don’.
I presagi d’altronde non potevano che essere positivi al riguardo: fu infatti il grande santo Sergii di Radonež ad impartire con le proprie mani la benedizione a Dimitri Ivanovich e al suo esercito.
Il dialogo tra i due che le cronache dell’epoca riportano poggia su sentimenti che solo la vera fede può supportare. Alla domanda se il santo abate riteneva che egli dovesse scendere in campo contro l’esercito mongolo, Dimitri Donskoi si sentì rispondere: «È stabilito, o sire, che tu abbia a cura le vite del gregge che Dio ti ha affidato. Marcia contro il nemico e vinci, sostenuto dal forte braccio di Dio e fa ritorno alla tua terra in piena salute e rendi gloria a Dio». «Se davvero Dio mi assisterà — rispose il principe — costruirò un monastero alla Immacolata Madre di Dio».
Stando all’adagio slavo che Dio non si dimentica di chi non si dimentica di lui, la forte titubanza russa alla vista dell’enorme esercito nemico, venne fugata da un messaggio inatteso del Santo Sergii recato da un corriere: «Non temere, principe Dimitri! Va avanti con fede e battiti con la ferocia nemica. Non temere! Dio è al tuo fianco». Ciò infuse speranza, temerarietà ed eroismo nelle forze russe che riuscirono a respingere l’armata mongola e a porre fine ad un lungo periodo di oppressione tatara che era iniziato nel 1237 e che fino ad allora era riuscito a mettere a ferro e fuoco gran parte delle terre slave.
L’eccezionalità del personaggio era tuttavia palese: a nove anni sedette sul trono del principato di Mosca e fino alla maggiore età fu coadiuvato dal Patriarca Alessio nel governo del paese. La correttezza personale e politica venne affiancata alla fede religiosa e alla particolare devozione mariana che gli valse la decisione di costruire uno tra i maggiori monasteri mariani della Russia, la Chiesa della Dormizione della Beata Vergine Madre di Dio. Dopo averlo canonizzato nel 1988, la Chiesa d’Oriente lo ricorda il 19 di Maggio.









