L’impegno di Ivan Trinko_Spomin na Ivana Trinka

Nelle lettere di don Antonio Cuffolo al missionario degli emigranti Zdravko Reven, che stiamo pubblicando sul quindicinale Dom, viene descritto il clima teso e persecutorio in cui vivevano i sacerdoti sloveni delle Valli del Natisone a causa della massiccia campagna antislovena portata avanti dagli organi dello Stato, dalle organizzazioni segrete, nate proprio in questa zona, e da alcuni esponenti del clero di origine friulana che nelle loro chiese avevano abolito ogni traccia di sloveno. I nomi di questi sacerdoti non compaiono mai nelle lettere di Cuffolo, ma è possibile individuarli in base altri indizi; come pure è individuabile una regia precisa, anche se occulta, cui essi obbedivano nella loro azione contro la lingua slovena e il clero locale. Di questi preti don Cuffolo scriveva nella «Cronaca della vicaria di Lasiz» (novembre 1954): «La verità si è che i figli dei defunti ras massonici della Slavia Italiana, atei, fascisti, anticlericali, ecc. vedendo che non si riesce altrimenti ad allontanare il popolo dal suo clero […] hanno dato battaglia al clero locale con metodi da “gangster” e, forniti di abbondanti mezzi, hanno trovato tra certi pretini, che hanno il debole per quei mezzi, validi, incoscienti, sacrileghi cooperatori nella loro subdola e criminale campagna clandestina». Come si è visto (Dom 2/2013), il bersaglio preferito degli attacchi di questi preti era il loro insegnante di filosofia in seminario, mons. Ivan Trinko, il quale anche da morto turbava i loro sonni e sogni nazionalistici. Nella già citata circolare anonima, inviata alle autorità dal sedicente «Comitato per la difesa della religione e della patria nelle Valli del Natisone », di Trinko veniva scritto: «sarebbe meglio per la religione e per la patria che egli non fosse nato». Quanto questi preti e i loro occulti sostenitori laici fossero in malafede e seguissero un disegno di devastante destabilizzazione della Slavia sotto il profilo ecclesiastico, culturale, ecclesiale e politico, le cui conseguenze si possono toccare anche oggi nella persistenza della campagna antislovena di alcune amministrazioni locali e ambienti pseudoculturali, è sufficiente ricordare l’altissima considerazione di cui godeva mons. Ivan Trinko nel mondo culturale a livello internazionale e nel mondo politico italiano. Basta ricordare quanto scritto da «Il Gazzettino» all’indomani della sua morte: «Con lui è scomparso una delle più rappresentative figure del sacerdozio friulano e al suo nome è legato mezzo secolo di storia e cultura». Quanto mons. Trinko fosse apprezzato nel mondo politico italiano e sloveno è dato dal fatto che egli fu incaricato dai politici cattolici sloveni della cosiddetta Venezia Giulia, entrati a far parte del Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale, di intervenire presso il fondatore e segretario politico del Partito popolare italiano, don Luigi Sturzo, perché appoggiasse i candidati sloveni alle elezioni del 15 maggio 1921. In una lettera al sacerdote e politico sloveno Virgil Šček (1889-1948), datata 13 gennaio 1921, Trinko consiglia che gli sloveni candidino i propri rappresentanti e conferma che essi verranno appoggiati dal Partito popolare poiché del problema aveva parlato agli esponenti popolari friulani i quali si erano dimostrati ben disposti. E annota: «Anche nel Partito popolare non va tutto nel verso giusto […] ma state certi che gli elementi più equilibrati che conoscono i vostri problemi faranno di tutto per influire su don Sturzo, sul governo e in particolare sul commissario di Trieste a favore dei vostri diritti» (M. Tavčar, Ivan Trinko, posrednik med slovensko politično organizacijo in Sturzovo Ljudsko stranko, in «Koledar Goriške Mohorjeve družbe 1990», p. 56). Il 6 giugno Trinko scrive nuovamente a Šček, che nelle elezioni del 21 maggio era stato eletto deputato nel parlamento italiano, si congratula per il successo elettorale degli sloveni e aggiunge: «Come ricordate, mi avete dato l’incarico, perché faccia da intermediario tra gli sloveni e il Partito popolare. Io ho scritto una lunga lettera a don Sturzo […]. Ma Sturzo non mi ha risposto. In seguito scrissi di nuovo. Niente! Ho scritto poi al deputato Fantoni, dicendogli di andare personalmente a ritirare la risposta. Ancora niente. Quando Pettoello andò a Roma […] gli ho dato l’incarico di dire a Sturzo da parte mia e con espressioni forti quanto si meritava per questo suo comportamento. E in particolare che metta in rilievo che la risposta non la deve dare a me, ma a tutti gli sloveni e che è del tutto incivile comportarsi in quel modo contro centomila persone, che si sono umiliate a chiedere aiuto in nome dei comuni principi cristiani» (Tavčar, cit., p. 58). Trinko, inoltre, ricorda che Sturzo gli avrebbe dato una risposta a Udine, dove doveva recarsi. Ma Sturzo si fermò a Treviso e invitò Trinko a raggiungerlo. Ma lui non si mosse e incaricò un amico di riferire a Sturzo che gli sloveni si aiuteranno da soli e che mandano «al diavolo» lui e il suo partito. Di fronte a questo freddo e incomprensibile atteggiamento del segretario nazionale del Partito popolare Trinko consiglia a Šček di mettersi in contatto piuttosto con i socialisti, i quali, scrive, dal punto di vista dei diritti nazionali sono meglio disposti. Allo stesso tempo gli raccomanda di rivolgersi anche ai deputati popolari friulani appena eletti nelle file del Partito popolare: Luciano Fantoni, Giobatta Biavaschi e Tiziano Tessitori. Tiziano Tessitori (1895-1973), appunto, tra i promotori del Partito popola re in Friuli, tra i padri fondatori della regione autonoma Friuli Venezia Giulia, più volte parlamentare (nel 1921 è il più giovane deputato d’Italia, ma decadrà nel maggio del ’22 perché la sanatoria per gli eletti con meno di trent’anni non passa), sottosegretario e ministro nelle file della Dc fu, nel primo dopoguerra, tra i colleghi di partito ed estimatori di mons. Trinko. Nei suoi due volumi «Storia del movimento cattolico in Friuli» (Udine 1989) e «Storia del Partito popolare in Friuli» (Udine 1972), due opere fondamentali per conoscere quasi settant’anni di storia del Friuli sotto il profilo dell’impegno dei cattolici in campo sociale e politico, Tessitori cita più volte mons. Trinko (che conobbe negli anni in cui frequestò il seminario di Udine) come componente del prestigioso corpo docente del seminario, come dirigente del Partito popolare e come consigliere provinciale mettendone in rilievo l’equilibrio, la moderazione e la coerenza con i principi cristiani. In Friuli il Partito popolare fu costituito nell’autunno del 1919 in vista degli imminenti appuntamenti elettorali, in particolare delle elezioni parlamentari che si svolsero nel maggio del 1921. Nel programma si affermava la fedeltà ai principi istitutivi del partito e si sottolineava l’urgenza dell’autonomia regionale e provinciale maggiormente sentita nelle terre entrate a far parte del Regno d’Italia dopo la prima guerra mondiale. Non si hanno notizie di un coinvolgimento diretto di Trinko nella fase costitutiva del Partito popolare in Friuli, coinvolgimento che doveva certamente esserci visto che era consigliere provinciale e che nel 1922, come vedremo, venne eletto nel comitato provinciale del partito.

 

Ob 150- letnici rojstva spomin na Ivana Trinka, ki je bil za 50 let pomembna osebnost v zgodovinskih in kulturnih dejanjih v Furlaniji Julijski krajini.

 

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