«Tvoj pot je v Oglej, de položil nate / roké bo patriarh, ak duh te žene, / ko si pogublial / jih, oteti brate, / duhovnega te storil bo, ko mene. / V deželah jutra čakajo bogate / te žetve, ne zamudi je nobene, / le hitro v Oglej, tje do patriarha, / de posveti te v mašnika, duš varha». (La tua strada ti porta ad Aquileia, dove il patriarca ti consacrerà come me sacerdote imponendoti le mani perché i fratelli, cui fosti già segno di errore, tu tragga dai loro culti vani. Nelle regioni d’oriente t’attendono ricche messi, una sola non perdere, vai veloce ad Aquileia perché il patriarca ti consacri sacerdote, custode delle anime). Sono questi i versi del più grande poeta sloveno France Prešeren (1800-1849) che nel poema «Krst pri Savici» (Il battesimo presso la Savica – una cascata nella valle dei laghi del Triglav) rievoca la trasformazione spirituale del popolo sloveno attraverso le vicende del suo mitico eroe, Črtomir, che il missionario invita a recarsi ad Aquileia per essere consacrato sacerdote ed operare per la conversione del suo popolo. È interessante che Prešeren faccia coincidere i primordi della storia degli Sloveni con la conversione al Cristianesimo ed è significativo che il poeta guardi ad Aquileia come matrice della cultura slovena. Anche se, scrive lo storico friulano Gian Carlo Menis, «la grande epopea della evangelizzazione nei secoli VIII-IX-X che trasformò così profondamente la coscienza delle popolazioni carantane e slovene a sud della Drava unendole idealmente a quelle friulane nel nome della comune madre nella fede Aquileia è scarsamente documentata dalle fonti letterarie» essa è «chiaramente intuibile attraverso molteplici indizi archeologici ed antropologici». «Alla fine del primo millennio – è ancora Menis che scrive – restò depositato, per merito dei missionari aquileiesi, su tutte le regioni delle Alpi Orientali un comune strato di matrice cristiana che amalgamandosi con altre componenti etnogenetiche, perpetuò la sostanziale unità spirituale dei diversi popoli». Sono queste le radici del Patriarcato di Aquileia, inteso come diocesi, come provincia metropolitana e dal 1077 come stato feudale. Aquileia, dunque, come madre non solo della fede, ma anche della cultura di questi popoli, come garante e maestra della loro lingua, come baluardo contro le prevaricazioni e sopraffazioni di un popolo su un altro, come promotrice dell’identità, della dignità, dei diritti fondamentali della persona. Quanto il Patriarcato sia stato libero da ogni forma di quello che oggi chiamiamo nazionalismo con le sue coniugazioni colonialiste e assimilatrici è dato dal fatto che gli Sloveni dal VIII-IX secolo erano insediati nelle Valli del Natisone, vale a dire nelle immediate vicinanze di Cividale, che fu per secoli sede dello stato e della giurisdizione ecclesiastica patriarcale. Nel ambito dello stato patriarcale le Valli del Natisone costituivano una gastaldia, cioè un distretto territoriale direttamente dipendente dall’autorità centrale. Dello stato feudale patriarcale, inoltre, facevano parte altri territori abitati da Sloveni, come la gastaldia di Tolmino, che si estendeva sulla Valle dell’Isonzo, e i comprensori di Cerkno e di Idria, e da Croati dell’Istria interna fino ad Albona/Labin. Già ai tempi del Patriarcato di Aquileia gli Sloveni delle Valli del Natisone erano organizzati in unità territoriali di uno o più villaggi amministrati dalla vicinia dei capifamiglia rappresentata da un decano. La testimonianza più antica di questa forma di amministrazione, risale al 1262, quando Ulrico, decano di Cividale, pronunciò una sentenza davanti alle porte della chiesa di san Donato contro il «banditore di Antro e gli altri vicini di quel luogo» (Podrecca). Le vicinie erano raggruppate nelle due Contrade di Antro e di Merso/San Leonardo. Il termine «Contrada», viene ricordato a partire dal 1275 «in contrata Sancti Leonardi» e nel 1300 «in contrata Antri». Entrambe le Contrade erano federate nella gastaldia che in un primo tempo ebbe la sua sede nell’antica Broxas, presso l’attuale chiesa di San Quirino (San Pietro), dove si riuniva anche l’arengo dei decani delle due Contrade per trattare interessi comuni e dove i nuovi decani grandi prestavano giuramento di fedeltà all’autorità centrale.
V četrtek 3. aprila je bil praznik za Furlanijo, saj je bla obletnica, odkar je leta 1077 Henrik IV. patriarhu Sigehardu podelil fevdalne pravice nad Furlanijo. Tako je Furlanija postala država z veliko stopnjo samostojnosti v okviru Svetega rimsko-nemškega cesarstva. V okviru te nove države sta si oblast enakomerno delila patriarh in parlament. Takrat se je za tisto ozemlje uveljavilo ime Patria del Friuli (Domovina Furlanija). Da bi se spomnili na to obletnico je bil v biblioteki Joppi v Vidnu posvet. Spregovorili so Giuseppe Mariuz od Filologiche Friulane, Carli Pup Odbora 482, raziskovalka, Linda Picco, režiser Renato Rinaldi. V tem okviru je bil tudi govor o drugih dveh manjšinskih jezikih na območju Furlanije Julijske krajine. O zgodovini in prisotnosti slovenskega naroda na Videnskem je spregovoril Giorgio Banchig, zgodovinar in pokrajinski predsednik Sso. O nemški manjšini je spregovorila Velia Plozner od regionalne komisije za nemško manjšino. Srečanje je povezoval Marco Stolfo. Pozdravili so prisotne Antonella Nonino, odbornik na videnski občini za manjšinske jezike, predsednik videnske pokrajine Pietro Fontanini, predsednik Arlef – Agencije za furlanski jezik, Lorenzo Fabbro, deželni svetnik Vittorio Boem, in predsednik Cirf – Centra za raziskave o furlanski kulturi in o furlanskem jeziku, Paolo Pascolo.









