La pista di San Pietro

 
 
Collegandosi a quanto detto da Maurizio Puntin sui toponimi slavi collegati a san Pietro, Giorgio Banchig ha tracciato alcune ipotesi sul collegamento tra il primo papa e alcune chiese a lui dedicate in territori colonizzati dagli Slavi nell'Alto medioevo. In particolare si è chiesto il motivo per cui a due chiese, quella di San Pietro al Natisone e alla filiale di Faedis, è rimasta fino a tempi recenti la specificazione «degli slavi».
Per dare una risposta al quesito, Banchig si è richiamato allo storico friulano Guglielmo Biasutti, il quale sosteneva che i titoli delle chiese hanno una motivazione temporale, perché ci sono tempi in cui il culto di un determinato santo fiorisce in altri no, ed intrinseca, perché il santo viene talvolta eletto per rispondere ad un determinata situazione o necessità di una comunità.
Sul confine italo-sloveno esistono alcune chiese dedicate a san Pietro, presumibilmente fondate dagli sloveni o per essi; altre si possono individuare nella pianura friulana con toponimi sloveni (emblematico il caso di Slavons di Cordenons).
Banchig si è soffermato in particolare sull'antica denominazione di San Pietro degli Slavi, oggi al Natisone. Nella bolla di Celestino III del 24 novembre 1192 questa chiesa viene definita Sanctus Petrus de Algida, dove quel «de» significa dipendenza o derivazione. Quindi, era probabilmente la «filiale» slava della latina Algida/Azzida, ma che in seguito, con l'affermarsi dell'elemento sloveno, diventò il centro religioso di riferimento.
Per fondare le sue ipotesi, Banchig ha fatto un excursus sul processo di cristianizzazione degli Slavi che avvenne nell'ambito del movimento missionario sostenuto dall'impero franco a partire dall'VIII secolo e portato avanti da monaci franchi, anglosassoni e irlandesi. Tra questi ha ricordato in particolare il monaco Vinfrid, poi Bonifacio, il quale per dimostrare l'impotenza degli dei pagani abbatté la quercia sacra al dio Doner e con il legno costruì una chiesa che dedicò a san Pietro. Per l'area slovena questo fatto può costituire una pista di ricerca per individuare nelle chiese di san Pietro i centri di irradiazione del cristianesimo tra le nuove popolazioni insediatesi nella diocesi di Salisburgo e nel patriarcato di Aquileia.
Con il successore di Bonifacio, l'irlandese san Virgilio che promosse la cristianizzazione degli sloveni carantani, si ebbe un radicale cambiamento del metodo di propagazione del cristianesimo. Egli, infatti, stabilì che la cristianizzazione avvenisse nel rispetto della lingua del popolo e nell'esaugurazione dei suoi luoghi di culto e credenze. È verosimile pensare, quindi, che san Pietro abbia preso il posto di Perun, il Giove dell'olimpo slavo. A conferma della particolare devozione a san Pietro, basta ricordare i falò (kries) che si accendevano alla vigilia della sua festa, anche nella val Natisone di Cosizza e a Resia.

Deli članek / Condividi l’articolo

Facebook
WhatsApp