La Chiesa non lascerà la Slavia al suo destino

 
 
La Slavia è sempre più spopolata, abbandonata, emarginata. Ma la Chiesa non ha nessuna intenzione di lasciarla al suo destino. Anzi, si impegnerà sempre più a fondo per dare alle popolazioni che l'abitano nuova speranza. Lo ha assicurato l'Arcivescovo di Udine, mons. Andrea Bruno Mazzocato, nei tre giorni di visita nella forania di San Pietro al Natisone, ai sindaci delle Valli, con i quali si è incontrato nel municipio di San Leonardo, agli operatori pastorali riuniti nella sala parrocchiale di Antro, e alle molte piccole comunità in montagna e a fondo valle in cui è passato per un rapido saluto e una benedizione, ricevendo una commovente testimonianza di affetto e fede. Lo ha fatto anche nelle Sante Messe presiedute a Tribil Superiore, a Mersino Alto, a Montefosca e a San Pietro, come pure nella veglia di preghiera con i giovani a Cosizza.
«Nelle Valli del Natisone — ha detto nell'omelia della solenne concelebrazione finale, la sera di domenica 4 luglio — c'è un gregge sui monti, ma non è un gregge disperso. Ci sono delle difficoltà, ad esempio certi paesetti di montagna si stanno spopolando di più, ma non è un gregge disperso. Infatti ho visto in mezzo a ogni gruppetto di case un campanile e una chiesa, e attorno alla chiesa c'erano i cristiani. Allora è un gregge sì sui monti e nelle valli, ma non è disperso perché è attorno alle sue chiese, dunque attorno al Signore».
La Chiesa resterà in montagna perché non segue le formule della razionalizzazione e dell'accentramento, quelle degli istituti scolastici tutti in pianura, dei grandi centri commerciali e quelle della politica che vuole accorpare gli enti locali.
Ma la Chiesa potrà restare sul territorio solo grazie all'impegno e all'assunzione di responsabilità da parte dei laici, considerata la carenza dei sacerdoti. «Solo grazie ai laici — ha detto mons. Mazzocato nella riunione di Antro — in queste valli abbiamo chiese aperte e accoglienti, che invitano alla preghiera. Vi esorto a tenere duro, a mantenere l'unità tra queste comunità». Infatti, come ha sottolineato nella sua relazione il direttore del consiglio pastorale foraniale, Simone Bordon, quella di San Pietro al Natisone «è una forania unita dalla fede, dalla storia, dalla tradizione di autonomia e dalla comune matrice culturale slovena».
Un grande ringraziamento l'Arcivescovo lo ha rivolto ai sacerdoti. Ai quattro parroci residenti: mons. Mario Qualizza, don Rinaldo Gerussi, don Federico Saracino e don Natalino Zuanella, come pure ai presbiteri che prestano servizio festivo: mons. Marino Qualizza, don Davide Larice, don Sandro Piussi e padre Mario Vit. «Li ringrazio di cuore — ha detto mons. Mazzocato a San Pietro — per quello che fanno. Per il servizio che offrono con grande fedeltà e generosità. Certo ci vogliono fede e preparazione come per tutti i sacerdoti, ma qui ci vuole tanta generosità e tanta fedeltà. Perché tante volte non viene la voglia di andare nel paesetto lontano dove c'è poca gente. Invece vedo in loro l'autentico pastore, che va dappertutto, anche dove c'è una pecora sola».
I giorni trascorsi nella Slavia, ha affermato l'Arcivescovo, «mi hanno arricchito molto. Posso dire che adesso mi sento vescovo e pastore anche delle comunità cristiane delle Valli del Natisone. Ci sono entrato, le ho percorse, ho incontrato tante persone. Ringrazio il Signore per i tanti incontri, per i tanti volti, per le tante persone, per le tante parole che ho sentito e le testimonianze che ho ricevuto».

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