Il comune di Resia deve applicare le leggi di tutela

 
 
In seguito all'incontro tra autorevoli esponenti del Partito democratico, la minoranza consigliare ed alcuni cittadini di Resia tenutosi agli inizi del mese di settembre, l'onorevole Ivano Strizzolo, giovedì 16 settembre, ha presentato un'interrogazione parlamentare a risposta scritta, co-firmata dagli onorevoli Alessandro Maran ed Ettore Rosato del Partito democratico ed indirizzata alla presidenza del Consiglio dei ministri e al ministero dell'Interno.
Nell’interrogazione i parlamentari del Friuli — Venezia Giulia premettendo che «con il decreto del Presidente della Repubblica 12 settembre 2007 il comune di Resia è stato inserito nell'elenco dei territori di insediamento della minoranza slovena», in base alle procedure previste dalla legge n. 482/1999 sulla tutela delle minoranze linguistiche storiche e dalla legge n. 38/2001 che contiene norme per la tutela della minoranza linguistica slovena nella regione Friuli Venezia Giulia», sostengono che «di conseguenza, vanno applicate al comune le disposizioni delle due leggi sopracitate, mentre ai cittadini del comune vanno garantiti i diritti individuali in esse previsti. Per adempiere alle disposizioni di legge — ricordano i tre parlamentari — il comune ha usufruito dei contributi previsti per le singole attività».
«Dopo l'approvazione della legge regionale 26/2007 sulla tutela della minoranza linguistica slovena — si legge ancora nell’interrogazione —, ma in particolare negli ultimi mesi sono in corso nel comune vivaci polemiche rispetto alla presenza della minoranza linguistica slovena e alla specificità linguistica resiana; tali polemiche hanno assunto toni molto accesi e aggressivi in occasione del rilascio della prima carta d'identità bilingue, richiesta — come previsto dalla legge n. 38 del 2001 — da un cittadino del comune di Resia, che ha subìto, in seguito a questa più che legittima richiesta, gravi minacce personali».
Nell’interrogazione viene affrontata anche l’iniziativa dell'amministrazione comunale di Resia che «ha distribuito tra i propri residenti un questionario che conteneva domande riguardanti l'appartenenza etnica, religiosa, linguistica ed altre domande di questo tenore».
Attraverso tale questionario, sostengono i firmatari dell’interrogazione indirizzata al governo, «anche se dichiarato anonimo, si può facilmente risalire all'identità del singolo cittadino, visto che si sta parlando di una popolazione limitata (1.285 residenti) e le domande di carattere personale sono molto dettagliate e che, pertanto, si tratta di anonimato fittizio; i dati rilevati dal questionario (in particolare, la fede religiosa e l'appartenenza etnica) fanno parte dei cosiddetti dati sensibili di cui all'articolo 22 della legge 31 dicembre 1996, n. 675, e riguardano, comunque, la sfera privata di ogni individuo, per cui possono essere raccolti eventualmente solo previa autorizzazione del Garante per la protezione dei dati personali».
In base a queste premesse i deputati del Pd chiedono «se il ministro sia stato informato dei fatti rappresentati e del clima di intolleranza che si sta pericolosamente diffondendo nel comune di Resia; se le manifestazioni di protesta svoltesi davanti al municipio di Resia contro il cittadino che ha richiesto la carta d'identità bilingue abbiano formulato oggetto di comunicazione alla questione; se e come il ministro intenda agire per quanto di competenza per fare rispettare le leggi di tutela della minoranza linguistica slovena ed in particolare dei diritti individuali dei cittadini, appartenenti a tale minoranza, ristabilendo nel rispetto delle diverse sensibilità linguistiche e culturali presenti sul territorio un clima di convivenza nello spirito europeo, come recentemente auspicato nell'incontro storico a Trieste dai tre Presidenti di Italia, Slovenia e Croazia».
Molti cittadini di Resia non possono che essere contenti di questo interresamento del Pd che dimostra come la questione della minoranza linguistica slovena non trovi opinioni univoche tra gli abitanti della Val Resia, come si vuol far credere.

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