Fragole ad alta quota_Jagode v višjih legah

Un’ulteriore possibilità di sviluppo per i paesi di montagna della Slavia arriva dal campo dell’agricoltura. Recentemente l’Azienda agraria universitaria di Udine, la Proloco Faedis e «Tipicamente friulano» hanno organizzato un incontro tecnico sulla coltivazione delle fragole e dei piccoli frutti. L’Italia è tra i maggiori produttori al mondo di fragole. L’innovazione delle varie tecniche ha già permesso di sviluppare ed estendere la coltivazione in diverse aree anche ad alta quota, come succede, per esempio, in Trentino Alto Adige. Secondo il direttore dell’Azienda agraria universitaria «Servadei», Raffaele Testolin, in Italia, qualora si migliorassero i meccanismi di distribuzione e di produzione a tutte le altitudini, non ci sarebbe più bisogno di importare i frutti fuori stagione. In questo processo il Friuli Venezia Giulia potrebbe svolgere un ruolo fondamentale. In estate, in particolare nei mesi di luglio e agosto, nelle zone più calde, infatti, è più difficile produrre le fragole, poiché i frutti tendono a deformarsi. Questo causa naturalmente una riduzione dell’offerta e un conseguente aumento dei prezzi. Qui entrerebbero in gioco le coltivazioni di fragole ad alta quota. La fragola «estiva» rappresenterebbe un’ottima possibilità di sviluppo per tutte le località «di collina e di montagna» che si trovano tra i 600 e i 1200 metri sopra il livello del mare. Il mercato, inoltre, in regione potrebbe essere abbastanza ampio, basti pensare a posti come Grado o Lignano frequentati in estate da numerosi turisti. All’acquisto di fragole sarebbe interessata anche la cooperativa Sant’Orsola, un’organizzazione di produttori agricoli specializzata nella produzione e commercializzazione di fragole, ciliegie tardive e piccoli frutti (lamponi, more, mirtilli, ribes rossi e bianchi, fragoline, uva spina, baby kiwi). Questa cooperativa che ha sede a Pergine Valsugana, a pochi chilometri a est di Trento, è oggi la principale realtà italiana del settore, nonché punto di riferimento per questo tipo di coltivazioni. Dà già sostegno ad oltre 1200 aziende agricole dislocate nelle valli del Trentino con alcuni soci anche in Veneto e Calabria. Non va trascurato, inoltre, il fatto che la fragola è un prodotto che consente un buon guadagno. Ha una rendita lorda compresa tra i 10 e i 20 mila euro per ettaro, cosa che consentirebbe un guadagno anche su un appezzamento di dimensioni ridotte. Questo tipo di colitivazione, però, non è materia semplice e richiede tecniche ben precise. Poichè, comunque in Italia ci sono tantissime varietà, chi è alle prime armi può scegliere quelle rustiche, che non si ammalano facilmente e richiedono pochi trattamenti. Per il momento nella nostra zona c’è solo un caso di piccola coltivazione biologica di fragole a Cravero. Chi è interessato a questo tipo di coltivazione, però, è meglio che si dia da fare in tempi brevi. Dalla Kmečka zveza è arrivata la notizia che alcune aziende austriache sarebbero interessate all’acquisto di terreni in regione proprio per la coltivazione di questi frutti. Per quanto riguarda l’area montana del Friuli Venezia Giulia, considerata la più disagiata, le possibilità di sviluppo in campo agricolo, comunque, non sono poche. Oltre alla produzione estiva di fragole, un’altra coltivazione redditizia potrebbe essere quella delle stelle alpine finalizzata all’utilizzo nella cosmesi naturale. Questo è il percorso che sta già intraprendendo, per esempio, l’Istituto statale di istruzione «Fermo Solari» di Tolmezzo che vede impegnati i ragazzi degli ultimi tre anni del settore professionale e quelli degli ultimi due anni del settore tecnico. Lo stesso si potrebbe attuare nelle valli del Natisone, sul monte Matajur, come su altri rilievi della zona che offrono un ambiente ideale per la crescita di questo fiore e sono anche facilmente accessibili. Tante, quindi, le possibilità di crescita. Si potrebbe pensare di dedicare una parte dei fondi europei per la collaborazione transfrontaliera, per esempio, proprio a questo tipo di progetti.

 

Gojenje jagod in drugega maega sadj bi lahko postalo priložnost razvoja za gorsko območje Benečije. Raffaele Testolin, vodja univezitetnega agrarnega podjetja »Servadei« je dejal, da če bi v Italiji izboljšali distribucijo in proizvodnjo tudi v višjih legah, ne bi bilo treba uvoziti to sadje. V poletju, predvsem julija in avgusta, v nižinah, kjer je bolj toplo je težko gojiti jagode. V tem primeru bi bilo gojenje jagod v gorskih območjih zelo koristno.

 

 

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