Dopo la firma della lettera d’intenti per il Gruppo europeo di cooperazione territoriale già tutti sognano grandi progetti e grandi realizzazioni, capaci di imprimere una svolta all’area settentrionale del confine italo-sloveno. A Kobarid l’entusiasmo era alle stelle, come non ci fossero ancora diversi ostacoli da superare prima di arrivare all’effettiva costituzione dell’ente transfrontaliero. C’è uno statuto da scrivere, un’autorizzazione da ottenere da Roma e Lubiana, un finanziamento iniziale da reperire, una governance politica e tecnica da nominare. Lo stesso nome «Povezane doline/Valli condivise» è ancora un’idea su cui lavorare. L’unica certezza sembra la sede: San Pietro al Natisone/Špietar.
Ma è proprio la scelta del capoluogo a dire che l’ottimismo respirato sabato, 17 gennaio, alla cerimonia della firma non era di facciata, piuttosto un’espressione della ferma volontà di camminare insieme per un futuro condiviso. Inutile negarlo, il Gect, seppure considerato da tutti i contraenti come grande opportunità, è più necessario alla componente italiana, in primis in Benecia e Resia, che a un Posočje, l’alta valle dell’Isonzo, investito da un favoloso boom turistico. E così gli amministratori sloveni hanno rinunciato senza alcun patema a chiedere la sede del Gruppo, contenti che fosse individuata sul territorio italiano abitato dalla minoranza slovena.
Le prime proposte di Gect risalgono a sedici anni fa. Partirono dalla Slovenia e non trovarono terreno fertile in Italia. Ora, invece, è stata la parte italiana a spingere di più. «Questa volta arriveremo in fondo», aveva detto il presidente della Comunità di montagna del Natisone e Torre, Antonio Comugnaro, a Bovec un anno fa, per poi perseguire l’obiettivo con caparbietà – «senza interessi che non fossero il bene comune», ha precisato –, in preziosa sinergia con il direttore del Posoški razvojni center, Simon Škvor, indicato dai sindaci quale capofila della parte slovena.
I due referenti hanno avuto – va detto – il supporto politico e tecnico degli amministratori locali e di altri attori ai quali sta a cuore la collaborazione transfrontaliera quale risorsa principale per lo sviluppo del nostro territorio.
A funzionare è stata l’idea secondo la quale va prima costruito il contenitore, la “scatola” da riempire, poi i progetti da individuare nella concertazione quotidiana, vale a dire che innanzitutto ci deve essere la volontà di lavorare insieme, di conoscersi, di fare gruppo. E il confronto è già motivo di crescita e rinascita.
Così non è esagerato sottolineare che quanto fatto negli ultimi 12 mesi abbia contribuito più dell’Unione Europea e di Schengen a superare un confine in passato definito “maledetto” e ancora presente in molte teste. In quelle degli amministratori locali sembra davvero archiviato; l’auspicio è che succeda lo stesso tra i cittadini di entrambi i versanti. Così le nuove generazioni potranno crescere libere dai pregiudizi e dai pesanti fardelli che la storia per 160 anni ha caricato su questa terra, provocando l’emarginazione e l’abbandono.
Avanti, dunque, su questa strada, che ha anche un forte sostegno delle istituzioni. «Credete nel vostro Gect, investite in esso, siate perseveranti e pazienti», ha esortato il vicepremier sloveno, Matej Arčon, promettendo anche di coprire gran parte dei costi di avvio. «La Regione Friuli Venezia Giulia continuerà sicuramente a supportare i prossimi passi che dovrete affrontare congiuntamente. Sono infatti convinto che la ricchezza del confronto tra i due lati di quello che era un confine, oggi si conferma come terreno fertile per la costruzione di nuove opportunità condivise », ha scritto il governatore,Massimiliano Fedriga.
Quelle “nuove opportunità” sono per Benecia e Resia anche “l’ultimo treno” per il futuro, come ha ribadito a Kobarid, dopo averlo affermato al Dan emigranta, Margherita Trusgnach per conto delle organizzazioni della comunità slovena della provincia di Udine.
Il Gect è davvero una grande occasione di voltare pagina. È quella nuova speranza attesa da decenni. Affinché non vada delusa, deve essere il progetto fatto proprio da tutti con l’impegno a realizzarlo. Su esso si gioca buona parte del futuro della nostra terra e della nostra gente.
Ezio Gosgnach
V Kobaridu je bila 17. januarja podpisana izjava o nameri za ustanovitev Evropskega združenja za teritorialno sodelovanje (EZTS), nove oblike čezmejnega sodelovanja med Italijo in Slovenijo. Do ustanovitve bo treba opraviti še nekaj korakov, vendar je bil podpis pomemben znak skupne volje za sodelovanje. Dogovorjeno je bilo tudi, da bo sedež EZTS-ja v Špietru. Pobuda je v preteklosti že obstajala, a tokrat je Slovenska stran pokazala večjo zanimanje, več odločnosti in pripravljenosti za skupno delo. V zadnjem letu pa se je situacija čisto spremenila, zanimanje Italijanskega območja se je povečalo, zato so odnosi med območji na obeh straneh meje postali tesnejši in bolj odprti.
EZTS predstavlja novo priložnost za razvoj ter upanje za prihodnost Benečije, Rezije in celotnega območja slovenske manjšine.
Prevod in povzetek: D. D.









