Due nuove centraline idroelettriche che impoveriranno ulteriormente Resia

 
 
I cittadini italiani in giugno saranno chiamati al referendum sulla privatizzazione dell'acqua. Un quesito riguarda le modalità di affidamento e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, mentre l'altro riguarda la determinazione della tariffa del servizio idrico integrato.
Anche a Resia questo è un tema molto sentito. Abbiamo posto alcune domande ad Anna Micelli del movimento «Aghe di mont».
Dopo l'esperienza del comitato spontaneo «No centralina idroelettrica Resia 2 Ponte Rop» che è riuscito, sensibilizzando la popolazione, a far ritirare il progetto da parte del Consorzio industriale di Tolmezzo, cosa fi prefigge il vostro comitato?
«Siamo partiti dall'esperienza che ha racchiuso la volontà dei resiani di sentirsi partecipi delle decisioni che incidono sulla nostra terra e quindi sulle sue risorse. Ciò ci ha portato a riflettere sulle bollette della società Carniacque s.p.a. con sede a Tolmezzo, che dal 2007 gestisce il servizio idrico integrato. I conti arrivati a maggio-giugno 2010 hanno evidenziato che le tariffe da un anno all'altro sono raddoppiate e in alcuni casi anche triplicate. Quindi le stesse persone, che ci hanno visti così impegnati sul fronte della centralina, si sono rivolti a noi per capire se sulla gestione dell'acqua e del valore dato all'acqua si poteva fare qualcosa».
Come avete agito?
«Aprendo un confronto qui in valle, prima fra le famiglie poi con l'amministrazione comunale, per capire cosa stava succedendo. Abbiamo interpellato anche i comitati, come Aghe di mont, che si sono formati sul medesimo problema. Tutti hanno concordato che questo tipo di gestione dell’acqua in zone di montagna è troppo oneroso e non favorisce la permanenza delle famiglie sul territorio. È stato chiaro a tutti che la maggioranza delle aministrazioni locali si è semplicemente adeguata senza alcuna rimostranza. Il nostro movimento ha dato voce alle famiglie attraverso una lettera che è stata spedita al presidente della Regione, Renzo Tondo, nella quale i cittadini della montagna chiedono la restituzione della gestione del servizio idrico ai comuni. Ma Tondo non ha ancora risposto alle 3500 lettere giunte da tutta la montagna friulana».
Qual è il ruolo degli Ato?
«Gli Ambiti territoriali ottimali sono enti che racchiudevano le rappresentanze dei comuni e quindi definivano le tariffe e anche le modalità di gestione del servizio idrico. A livello statale questi enti sono stati soppressi nel giugno del 2010 perché classificati come enti inutili. Veniva dato tempo fino a marzo di quest'anno alla Regione per poter restituire le competenze ad altri soggetti. Ma, visti gli interessi in gioco, la vita degli Ato è stata prolungata fino al 31 dicembre del 2011, per cui questi enti oggi esistono ancora».
A Resia ci sono altri progetti che prevedono l'utilizzo delle acque a scopo energetico. A che punto sono le procedure per la loro realizzazione?
«Abbiamo il sentore che i progetti di una centralina idroelettrica sul Rio Nero e di un'altra a Coritis siano in corso. Mi auguro che prima di arrivare alla valutazione di impatto ambientale e alla concessione idroelettrica si informi la popolazione e si chieda il suo parere. Dev'essere chiaro lo scopo dell'iniziativa e se effettivamente essa produrrà ricchezza per la valle e i suoi abitanti. Temiamo che la ricchezza prodotta in loco venga portata fuori valle, sacrificando parte del nostro ambiente senza degli adeguati benefici. Devono permetterci di poter scegliere; non si può svendere un bene che non ha prezzo, perché di valore inestimabile».
Qual è il suo giudizio sulla gestione delle risorse idriche a Resia?
«Carniacque è una società per azioni e la maggioranza azionaria è detenuta dai comuni. Mi domando, quindi, perché la popolazione non è stata informata prima della costituzione di questa società e del suo meccanismo di funzionamento. Perché si è arrivati, soprattutto nei comuni dove vigeva il sistema a forfait, a delle tariffe che sono molto onerose per le famiglie? Perchè nel 2010, da un anno all'altro (dal 2009 al 2010), sono arrivate delle bollette così salate? Perchè è stato chiesto alle famiglie in acconto anche il primo semestre del 2010? Questo modo di gestire l'acqua non aiuta la permanenza della popolazione in montagna. Se gli amministratori che compongono Carniacque non riflettono anche su questa questione, cosa andranno a gestire in futuro?».

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