L’ode a mons. Casasola e l’inno all’Immacolata. La novella di Boccaccio tradotta nel dialetto di San Pietro. La scritta in sloveno sua tomba nel cimitero di Rodda
La produzione letteraria di don Pietro Podrecca non è limitata alle poesie “patriottiche”. Nell’articolo pubblicato sul Ljubljanski zvon Ivan Trinko riporta una sua ode in 13 quartine di ottonari e settenari alternati scritta in onore dell’arcivescovo di Udine, mons. Andrea Casasola (1806-1884), che nel 1881 celebrava il 25° e il 50° anniversario dell’ordinazione rispettivamente episcopale e sacerdotale. In quell’occasione venne organizzata a Udine un’accademia durante la quale vennero declamati versi in varie lingue. Intervenne anche don Pietro Podrecca che lesse la sua ode in sloveno e poi diede alle stampe. Riporto le prime tre strofe:
Veseli se nadškofija,
Oče mili, Te slaveč,
In Beneška Slovenija
Daje Ti pozdrav goreč.
Petdeset si let mašništva
Že dosegel — lepa čast!
Petindvajset že škofijstva
Ti od Pija je oblast.
Ti slovanskega naroda
Na Beneškem si pastir.
In Cirila in Metoda
Slednik, kažeš blag’ra vir.
Si rallegra l’arcidiocesi, / padre caro, lodando te, / e la Benecia / ti porge un fervido saluto. // Cinquant’anni di sacerdozio / hai già raggiunto – un bell’onore! / Venticinque già di episcopato / ti sono stati conferiti da Pio [IX, papa]. // Tu del popolo sloveno / della Benecia sei il pastore, / e di Cirillo e Metodio seguace / indichi la fonte del bene.
Ritengo, inoltre, che don Podrecca sia autore dell’inno in onore dell’Immacolata Concezione riportato nel libretto di preghiere di Ivan Trinko Naše molitve (Gorizia 1951, pp. 276-277) sotto il titolo Brezmadežni (All’Immacolata) e con la nota Stara beneška (Antico [canto] della Benecia). L’ipotesi che ne sia stato Podrecca l’autore è fondata anzitutto sul fatto che il testo è uscito dalla penna di persona avvezza a verseggiare e con un’ottima padronanza del dialetto sloveno; in secondo luogo in nessuna raccolta di canti sacri sloveni ho trovato un testo che possa richiamarlo in qualche modo. Probabilmente don Pietro sciolse quei versi in occasione della proclamazione del dogma dell’Immacolata, l’8 dicembre 1854. Riporto il testo che inizia con un verso tratto dal Cantico dei Cantici (2, 2):

Kukar lilja med trnjem,
Devica Ti presveta
si brez madeža spočeta,
Mat’ božjega Sinu.
Buj ljepa, buj čista
si bila spočeta
ku vsi svečeniki
po svoji smerti.
Lepota ta Tvoja
perglihe je njema,
kier tist’, k’ jo je stvaru,
za Mat’ te je zbrau.
Veselo, kristjani,
častite Marijo:
brez madeža je spočeta,
ku sonce se sveti.
O usmiljena Mati,
iż neba pogledi
na buoge saruote
an usliši njih glas!
O Marija, prosi za nas,
sada an na poslednji čas!
Come giglio tra i rovi, / Vergine tutta santa / sei concepita senza macchia, / Madre del Figlio di Dio. // Più bella, più pura / sei stata concepita / di tutti i santi / dopo la loro morte. // La tua bellezza / pari non ha / poiché chi ti ha creato / ti ha scelto come madre. // Con gioia, cristiani, / lodate Maria: / senza macchia è concepita, / splende come il sole. // O Madre pietosa, / guarda dal cielo / i poveri orfani / e ascolta la loro voce! // O Maria, prega per noi, / adesso e nell’ultima ora.
Ricordo, infine, che nel 1875, in occasione del quinto centenario della morte di Giovanni Boccaccio (1313-1375), Giovanni Papanti (1830-1896), studioso di linguaggi dialettali, ebbe l’originale idea di scegliere una novella del Decameron e inviarla a tutti i comuni italiani chiedendo che venisse tradotta nelle varie parlate locali. Gli furono recapitati quasi settecento scritti da tutte le regioni, non solo nei dialetti italiani ma anche delle minoranze linguistiche presenti in Italia. Papanti raccolse in un volume dal titolo I parlari italiani in Certaldo alla festa del V centenario del messer Giovanni Boccacci (1875 Livorno: Francesco Vigo). Due traduzioni gli furono inviate anche dalla Benecia: la prima da Giuseppe Manzini (1836-1920), che fu sindaco di Rodda, la seconda dal nostro don Pietro Podrecca (pp. 693-693).
La breve novella di Boccaccio, dal titolo Il re di Cipri, da una donna di Guascogna trafitto, di cattivo valoroso diviene (IX del 1° giorno), narra di una gentildonna pellegrina che a Cipro subisce oltraggio e violenza. Per cercare giustizia si rivolge al re noto per la sua viltà e inettitudine. Invece di pretendere vendetta, la donna gli chiede di insegnarle come si fa a sopportare le offese. Il re si ravvede della sua debolezza e punisce severamente i colpevoli.
Confrontando i due testi dialettali sloveni, Milko Matičetov rileva la tendenza di Podrecca a utilizzare termini ed espressioni anche della lingua slovena standard, mentre Manzini si attiene maggiormente alla parlata popolare anche perché, probabilmente, non aveva occasione di leggere la stampa slovena e frequentare ambienti in cui tale lingua era parlata (1972: 87-97).
Concludo questa ricerca su don Pietro Podrecca cercando di compendiare la sua figura e la sua opera e rintracciare le sue orme nella storia della Benecia degli ultimi 170 anni. Ancora una volta mi viene in soccorso mons. Ivan Trinko che in una lettera indirizzata a don Natale Moncaro di Lasiz (1879-1932) per la sua prima messa (1903) indica i doveri principali che un sacerdote dovrebbe adempiere nella sua missione in Benecia: «Il tuo primo e principale dovere è condurre le anime alla loro fonte eterna, a Dio, lungo il cammino infallibile dell’insegnamento evangelico e sotto la premurosa vigilanza della santa madre Chiesa cattolica. […] Dopo quello spirituale, viene il cibo materiale. […] Sebbene non sia tuo compito specifico la cura del benessere terreno della gente, ricordati bene che dovrai, per amore cristiano, fare tutto il possibile per alleviare la miseria e i bisogni dei nostri sloveni. […] E ancora una cosa mi sta a cuore. Non posso non raccomandarti ciò che ti ho raccomandato cento volte, cioè la nostra lingua, il bene più prezioso che non dobbiamo rinnegare, perché ci è stato donato da Dio» (1972: 33-37).
Penso che, nel profilare questo modello di prete, Trinko abbia tenuto presente la figura e l’opera di don Pietro Podrecca, il quale, attraverso la cura d’anime a Tercimonte, San Pietro e Rodda, le iniziative a favore del progresso economico e il forte impegno a valorizzare il dialetto locale collegandolo alla lingua slovena, ha dato concretezza agli ideali della sua missione. Trinko li colse nella loro essenza e nel loro valore fondamentale li propose come condotta di vita ai suoi studenti sloveni dando vita a generazioni di preti – passati alla storia come Čedermaci – fortemente impegnati nell’incarnare la fede cristiana nella vita e nella cultura del proprio popolo e nel promuovere lo sviluppo integrale della persona umana.
Don Pietro Podrecca morì l’8 novembre 1889 nella canonica di Rodda e fu sepolto nel locale cimitero. Scrive Ivan Trinko: «Negli ultimi tempi era invecchiato quasi all’improvviso; soffriva un po’ alle gambe, eppure nessuno si aspettava ancora la sua fine. Ma Dio lo ha chiamato a sé, e ora non ci resta altro che conservarlo in un grato ricordo e imitare il suo esempio» (1890: 287).
I suoi nipoti fecero apporre sulla tomba una lapide, che oggi si trova a destra della porta della cappella mortuaria, con questa scritta in sloveno:
Tukaj
v miru Gospodovem počiva
Č. G. Peter Podreka
izgleden duhovnik
iskren Slovenec
pravi prijatelj ljudstvu
ki po njem
hvaležno žaluje
Nečaki so mu ta spomenik
v hvaležen spomin
postavli
Rojen 1822 – Umrl 1889
Qui / nella pace del Signore riposa / il rev. don Pietro Podrecca / sacerdote esemplare / sloveno sincero / vero amico del popolo / che lo piange con gratitudine // I nipoti posero questo monumento / in grata memoria. // Nato nel 1822 – Morto nel 1889. (7– continua)
Giorgio Banchig









