Divje živali nevarne tudi za vinograde_Animali selvatici, danni anche in vigna_

È sempre maggiore il disagio che gli animali selvatici provocano a chi si occupa di agricoltura nelle zone della Slavia. Saranno gli inverni meno rigidi, saranno gli sbalzi climatici e le ripercussioni che generano sul territorio, fatto è che la fauna selvatica prolifera e si spinge verso le zone abitate in cerca di cibo. E a farne spese sempre più ingenti è anche chi di terra cerca di vivere.

A spiegarlo è Luisa Capitan, dall’azienda agricola Le rubide di Cergneu Inferiore/Dolenjena. «A parte la produzione di patate, ridotta al minimo in due notti dai cinghiali, abbiamo dovuto provvedere a installare reti per proteggere la produzione di mele».

Alla tenuta di Vallombrosa, che Alessandro e Marco, i fratelli di Luisa, seguono insieme al padre Giacomo a Cergneu Superiore/Černjeja, il problema ha interessato in modo pesante anche le vigne. I cinghiali e i caprioli sono arrivati a staccare l’uva dalle viti.

«I cinghiali, infatti, andavano a mangiare l’uva, strattonandola», racconta Luisa. Questo, ovviamente, ha comportato diversi danni alle viti stesse. In diversi casi parti delle pianta state staccate dagli animali. «E così il danno non si presenta solo per quest’anno, ma anche per il prossimo », nota Luisa. Il danno è tanto più grave nelle viti più giovani, meno resistenti davanti a un animale che cerca di mangiare l’uva.

I fratelli Capitan hanno dovuto correre ai ripari e recintare i vigneti con diversi tipi di rete. «Non si tratta solo di qualche vite, ma di diverse centinaia di metri». In qualche modo, la posa delle reti è stata facilitata dal fatto che gli animali fossero, in qualche modo «organizzati”» I cinghiali, infatti, nel consumare l’uva seguivano l’andamento della maturazione.

«Il fatto che i cinghiali seguissero quest’andamento e staccassero l’uva quasi per ordine ha consentito ad Alessandro e Marco di spostare la recinzione più avanti, seguendo la maturazione », spiega Luisa. Ovviamente anche gli uccelli fanno in genere danno alle viti, ma il livello riscontrato coi cinghiali quest’anno è stato notevole. Il problema, poi, non è certo limitato alla sola zona di Nimis. Racconti analoghi arrivano anche da quella di Tarcento, ad esempio.

Questi eventi si collocano in un’annata in cui la produzione di vino, oltretutto, non è stata particolarmente alta. La situazione metorologica e le malattie da essa favorite, con gli sbalzi in primavera e in estate, ci ha messo del proprio.

L’azione degli animali, ha, quindi, causato ulteriori perdite a diverse aziende agricole della zona. In alcune è arrivata ad attaccare anche la soia.

Da Cergneu, Luisa Capitan ricorda che il problema degli animali era già stato preso in esame anni fa dalla Comunità montana. «A suo tempo sono stati stanziati fondi per l’installazione di reti a protezione delle colture, anche attraverso le risorse destinate alle zone in cui la comunità slovena è presente in provincia di Udine».

La problematica, intanto, persiste, sebbene i cacciatori cerchino di contenerla attraverso il piano degli abbattimenti. (Luciano Lister)

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