Dežela FJK na poti sprememb_Il programma di Serracchiani

Predsednica Furlanije Juliske krajine Debora Serracchiani je v torek 21. maja pred Deželnim svetom predstavila svoj program v sedanji mandatni dobi. Da Furlanija Julijska krajina ohrani status dežele s posebno avtonomijo mora »brez odlašanja stopiti na pot spremeb.« Sedanje krizno obdobje globoko spreminja svetovno gospodarsko ravnotežje in postavlja na glavo vlogo Evrope. V tem kontekstu Furlanija Julijska krajina ne sme igrati obrobne vloge. »Kakor sta avtonomija in posebnost naše Dežele nastali iz ozemeljske okrnitve, ki je bila cena za poraz v zločinski vojni, kakor je visoka gospodarska rast nastala iz popotresne obnove. Današnji izziv je mogoče bolj prikrit in prevarljiv, a ima iste prelomne razsežnosti,« je dejala. »Zaprtost vase nas ne bi izvlekla iz krize. Prav tako ne bomo uspeli ohraniti naših deželnih identitet zgolj z izvajanjem najboljših zaščitnih zakonov. Potrebujemo kulturni preskok, ki bo ščitil naše izročilo in ga bo širnem v svetu soočal z izzivi globalizacije.« Glede mednarodnih odnosov je predsednica zavzela za ponovni zagon projektu evroregije “Brez meja”, »da bi premostili navadno čezmejno sodelovanje in vzpostavili bolj stabilne, skledne in strukturirane odnose s sodednjimi deželami.«

 

La presidente del Friuli-Venezia Giulia, Debora Serracchiani, martedì 21 maggio ha presentato al Consiglio regionale il suo programma di governo per la corrente legislatura. Un programma, ha sottolineato, che per dare un futuro al Friuli-Venezia Giulia come Regione autonoma a statuto speciale deve «imboccare con decisione la strada del cambiamento». La presidente ha delineato la situazione internazionale ed europea, contraddistinta da una crisi epocale che sta modificando profondamente gli equilibri dell’economia mondiale e che mette in discussione il ruolo dell’Europa. «Anche la nostra Regione, piccola di dimensioni ma non di ambizioni, deve dunque misurarsi con questa nuova dimensione globale, con la coscienza che possiamo giocare un ruolo non secondario. Come l’autonomia e la specialità sorsero dall’amputazione territoriale pagata alla sconfitta di una guerra sciagurata, come la crescita prepotente si ebbe rinascendo dalle macerie del terremoto. La prova di oggi è forse più subdola, ma ha gli stessi caratteri di spartiacque», ha detto. «Non ci salveremo isolandoci – ha sottolineato –. E nemmeno riusciremo a difendere le nostre identità regionali limitandoci a far applicare le più raffinate leggi di tutela. Occorre un salto culturale che, oltre la tutela, faccia vivere le nostre tradizioni nel mondo, confrontandole con la sfida della globalizzazione». E sul tema dei rapporti internazionali la presidente ha detto: «La particolare situazione storica vissuta dalle nostre terre, la collocazione geopolitica» fanno ricoprire al FVG «un ruolo storico e geopolitico di cerniera con i Paesi del Centro e dell’Est Europa, oggi non esistono rendite di posizione». Le relazioni internazionali vanno valorizzate, in quanto «riuscire a far funzionare in maniera ottimale i rapporti fra regioni di Paesi confinanti serve ad elaborare progetti comuni che consentano alla nostra Regione l’accesso alle risorse comunitarie, unica vera fonte di finanziamento oltre alle compartecipazioni fiscali». Passa anche da qui l’impegno «di rilanciare il progetto dell’euroregione ‘Senza confini’», quale strumento «per andare oltre la semplice cooperazione transfrontaliera, instaurando rapporti più stabili, organici e strutturati con le regioni vicine».

 

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