«Davanti a questa riforma gli avi avrebbero preso falci e forconi»

 
 
Sulla riforma delle Comunità montane, che dovrebbero essere sostituite dalle Unioni dei comuni montani (la Giunta regionale ha approvato un disegno di legge ora all'esame del Consiglio), abbiamo rivolto alcune domande al sindaco di Taipana, Elio Berra, il quale ha manifestato la sua contrarietà per il fatto che i nuovi enti montani non comprenderanno esclusivamente i comuni davvero montani. E lui ha risposto senza mezzi termini, a muso duro, con la passione che gli deriva dall'attaccamento per la propria terra.
Signor sindaco, lei ha denunciato soprattutto il meccanismo del voto ponderale, cioè il fatto che nell'assemblea del nuovo ente conterà il numero degli abitanti. In questo modo si consegna la gestione della montagna alla pianura…
«In effetti ho sollevato questo problema in più occasioni. Anche in una lettera che il 19 giugno scorso ho scritto al presidente della Giunta regionale, Renzo Tondo e nella qualle affermo che il voto ponderale (0,7 per la popolazione e 0,3 per il territorio) merita un approfondimento. Infatti questa proposta potrebbe essere condivisibile se riguardasse decisioni che non si riferiscano a risorse o progetti destinati al territorio montano. Ma nella nostra situazione delle Valli del Torre, dove i veri comuni interamente montani sono solo Taipana e Lusevera, significherebbe che la pianura deciderebbe per la montagna, o meglio ancora che la pianura potrebbe utilizzare le risorse della montagna senza più nessun ostacolo. Ho scritto a Tondo: signor presidente, vogliamo continuare a prenderci in giro? Ci si può chiedere di acconsentire da soli alla nostra fine?».
Considerati gli sviluppi successivi, del suo scritto non è stato tenuto conto…
«Il fatto che nell'assemblea in Regione lo scorso 1 dicembre alcuni sindaci di comuni come il nostro abbiano votato a favore di una simile proposta fa solo capire quale situazione stiamo vivendo. Se secoli fa quando i nostri antenati vivevano poveri, ma più liberi che da altre parti, avessero fatto loro una simile proposta, avrebbero probabilmente preso in mano le falci ed i forconi…».
Lei ritiene assolutamente necessario rivedere il concetto di montanità contenuto nelle leggi regionali…
«Anche in questo caso posso riprendere il testo della lettera a Tondo, dove dico che la classificazione della montagna ai sensi dell'art. 2 della legge regionale 20.12.2002 n° 33, non è il massimo. Con quel provvedimento da noi, nelle Valli del Torre, sono stati definiti interamente montani altri 2 comuni. Così sono divenuti tali secondo la legge 5 su 8, mentre nella realtà lo sono solamente Taipana e Lusevera. La montagna vera è gravemente penalizzata per il fatto che anche la pianura venga considerata montagna e per questa ragione chi necessita di una attenzione mirata non la riceve».
E per quanto riguarda i benefici e gli incentivi alle zone montane?
«In riferimento all'art. 3 del disegno di legge regionale che tratta dei benefici ed incentivi nel territorio montano, scrivevo che questo articolo dovrebbe porre rimedio alle distorsioni della classificazione del territorio montano come definito dalla legge 33. Comunque si farebbe un passo avanti se le zone di svantaggio socio-economico venissero definite da un comitato tecnico autorevole contestualmente alla legge che istituisce le Unioni dei comuni montani. Ma sarebbe una presa in giro ulteriore se si rinviasse al dopo».
Che tipo di riforma le sarebbe piaciuto e che cosa auspica per il futuro?
«Ritengo opportuno che la Regione si assuma le proprie responsabilità e impari a distinguere tra montagna, pianura e mare. Ho la massima fiducia e stima nei confronti del presidente Tondo, ma i meccanismi della politica ed i condizionamenti sono tali che non posso stare comunque tranquillo al pensiero che la classificazione sia demandata alla Giunta regionale che prima o poi vi provvederà. La Giunta regionale ha provveduto anche anni fa quando, da queste parti, ha fatto diventare interamente montani i comuni di Artegna, Magnano in Riviera e Nimis. Pensare che nei prossimi mesi, magari in prossimità di elezioni, possa rendere giustizia alla montagna e ai quattro gatti che sono rimasti ad abitarla è illusione pura. Ma aspettiamo e vediamo. Ci sediamo, come nel famoso proverbio cinese, lungo il fiume…».

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