Da Aquileia al centro Europa attraverso la valle del Natisone

 
 
La zona compresa tra l'alto Adriatico e la catena alpina tra la prima età del bronzo e la prima età del ferro fu al centro di una grande rete di scambi tra il Mediterraneo e l'Europa Centrale e Orientale.
È partito da questo constatazione Stefano Magnani, docente di storia romana presso l'Università di Udine, per approfondire il tema della prima serata dei Beneški kulturni dnevi dedicata alle strade romane da Aquileia verso in Centro Europa, tenutasi nella sala consiliare di San Pietro il 28 ottobre scorso, di fronte a un folto e attento pubblico.
Magnani ha ricordato che fin dall'antichità la Slavia e il Friuli erano una via di transito di fondamentale importanza non solo dal punto di vista commerciale, ma anche per le attività agricolo-pastorali (pastorizia transumante, caccia, sfruttamento delle risorse minerarie). Nella prima età del ferro i collegamenti assunsero la direzione nord-sud, sostituendo quella tradizionale ovest-est, sulla via detta «dell'ambra», trovando nelle aree costiere i terminali per lo scambio. L'ambra, infatti, proveniva dai depositi del Baltico meridionale e veniva trasportata via fiume (Vistola, Oder, Morava) fino al Danubio e da qui agli approdi costieri tra il Po e l'Istria. Oltre all'ambra lungo queste vie avveniva anche il trasporto di metalli.
Tra il IV e il III sec. a. C. cominciò a delinearsi una rete di strade commerciali dalle coste ai valichi alpini, in particolare lungo la via del Passo di Monte Croce Carnico fino alla valle del Gail e della Drava.
Questa zona era ricca di piccole miniere di rame, argento, oro e ferro. I rinvenimenti archeologici di Santa Lucia presso Tolmino indicano che anche le valli del Natisone e dell'Isonzo furono interessate da questo traffico.
In seguito alla fondazione di Aquileia da parte di Roma, avvenuta nel II sec. a. C., fu modificato il sistema viario, non solo per quanto riguarda le grandi arterie, ma anche per le vie secondarie di raccordo locale.
La via che risaliva la Valle del Natisone e che partiva da Aquileia, nel suo percorso iniziale correva parallelamente ad un antico acquedotto che rifroniva Aquileia. I suoi resti sono conosciuti come Muro Gemino o Muringiam che suppongono il passaggio sull'antica via Gemina.
L'andamento di questo percorso può essere parzialmente seguito grazie ai rinvenimenti archeologici. Questa strada sulla sinistra del Natisone proseguiva lungo la valle passando per Carraria e Madriolo, per poi inoltrarsi nella strettoia tra il fiume e il monte di Purgessimo.
In corrispondenza della chiesa di san Quirino, a San Pietro al Natisone, c'era un ponte che metteva in collegamento le due sponde del fiume ricordato da Paolo Diacono nella Historia Longobardorum (in loco qui Broxas dicitur).
La via seguiva il pecorso del Natisone fino a Robič, per poi attraversare la conca di Staro Selo e raggiungere l'Isonzo presso Caporetto. Da qui la strada proseguiva da una parte verso il passo del Predil, dall'altra, ma in epoca posteriore, verso l'attuale Slovenia centrale.

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