Le Convalli avevano proprie unità di misura e moneta

3bankaA metà del secolo XIII nelle contrade di Antro e di Merso esercitavano ancora la loro autorità i rappresentanti del Patriarca il quale aveva «una propria sede» presso la chiesa di San Quirino, possedeva «un’avvocazia nella villa di San Pietro» ed aveva «il pieno possesso del mercato». Non lontano da questo il gastaldo del Patriarca teneva giudizio tra Latini e Slavi («inter Latinos et Sclavos») e gli uomini della contrada si appellavano a quella sede dove venivano emesse le sentenze davanti al gastaldo del Patriarca (Paschini). Nel 1254 la località viene citata come «forum sancti Quirini», un evidente richiamo alla fiera che vi si teneva nei pressi della chiesa il 4 giugno, festa del patrono. La sua gestione era affidata ai signori di Villalta e di Caporiacco, in seguito fu acquistata dal patriarca Bertrando che la passò alla gastaldia di Antro come si legge in un documento del 1342. L’affidamento del controllo del mercato alla gastaldia rappresentò una svolta per le Valli del Natisone. È da ritenere, infatti, che il patriarca Bertrando con questa decisione abbia voluto limitare la presenza dei nobili friulani su questo territorio affidando maggiori poteri alla gastaldia che era sotto il suo diretto controllo. L’organizzazione giudiziaria nella Slavia prevedeva in ciascuna contrada un tribunale chiamato «banchum iuris» (banca del giudizio) che si riuniva «in platea sub tileo» (nella piazza sotto il tiglio). La loro esistenza in epoca patriarcale è confermata dai verbali di alcuni processi ed anche nell’atto di scomunica che il 3 dicembre 1348 il patriarca Bertrando comminò al conte di Gorizia dopo che questi aveva occupato in modo sacrilego la città di Cividale e il fortilizio di Antro. Esiste poi un documento che testimonia la particolare autonomia della gastaldia di Antro. Si tratta di un documento sorprendente che risulta problematico collocare nel quadro istituzionale del Patriarcato. Nella pubblicazione «Documenti per la storia del Friuli dal 1317 al 1325» (Udine 1844) l’abate Giuseppe Bianchi riporta lo statuto di Cladrecis/Selcè, paese della val Judrio, stilato il 24 febbraio 1318 dal notaio Stefano di Cividale. Il testo prevede che alcune pene pecuniarie comminate ai trasgressori delle leggi dovevano essere pagate in «denari aquilegensi», altre in «lire sclaboniche». La moneta slava è citata in un articolo dello statuto nel quale era prevista una multa di 30 lire slave per la persona che volontariamente rompeva la stanga (spanga) verosimilmente posta all’ingresso dei paesi. Di 40 lire slave era, invece, l’ammenda comminata agli uomini che avevano una o più concubine; di otto lire slave era la multa imposta a chi sguainava il gladio o la spada minacciando qualcuno. L’autorità che in quell’epoca deteneva la facoltà, per concessione del Patriarca, di coniare monete in area slovena era probabilmente il gastaldo di Antro, sotto la cui giurisdizione ricadevano anche alcuni paesi della Val Judrio. Avere la facoltà di coniare monete era segno di consolidata sovranità su un territorio e di larga autonomia rispetto all’autorità centrale che si esercitava anche con il possesso di particolari unità di misura di peso, lunghezza e volume. È verosimile che la Gastaldia di Antro avesse avuto in dotazione anche queste poiché, come risulta da documenti di archivio, dall’epoca veneziana e fino al XIX secolo era in vigore «la misura d’Antro» (il «kiznenik») con la quale si stabiliva la quantità di granaglie dovute dalle famiglie come contribuzione («berarnja») ai sacerdoti in cura d’anime.

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