Brezje, 11 persone che fanno comunità

 
 
Aria di festa a Brezje/Montemaggiore, dove il clima natalizio ha cominciato ad aleggiare mercoledì 8 dicembre, giorno dell'Immacolata. Assolto il momento religioso, punto fermo di ogni festività, una comunità allargata ad amici e simpatizzanti ha dato vita a un incontro di profonda familiarità, giusto preludio agli appuntamenti di fine mese.
L'iniziativa aveva preso le mosse il 27 novembre, dopo l'incontro con l'arcivescovo Andrea Bruno Mazzocato. In quell'occasione, per alleviare le fatiche di Mafalda Tomasino, alle prese con problemi di salute, era stato deciso di sollevarla dalla gestione di due capretti e di organizzare un happenig gastronomico con la gente del paese.
Neppure un'incompresibile azione di disturbo, terminata con la sottrazione dei due animali destinati al banchetto, aveva fermato gli organizzatori, in quanto l'assessore Roberto Bassi, residente a Campo di Bonis, poco sotto l'abitato di Brezje, si era offerto immediatamente di mettere a disposizione un proprio caprone, soggetto del tutto ingestibile, quindi sicuramente predestinato ai forchettoni di uno spiedo.
E che avrebbe dovuto essere una vera festa per tutta la gente del paese lo ha dimostrato anche Augusto Zussino che ha messo a disposizione i locali del suo bar/trattoria «Montecarlo», dove ottimi vini si sposano alla calda accoglienza e a tanta disponibilità.
Piuttosto che la cronaca di un pranzo, pare ben più opportuno registrare le motivazioni che hanno fatto sbocciare la più recente dimostrazione di poche persone (a Brezje ne risiedono soltanto 11) che vogliono fare comunità, senza personalismi, ma nel rispetto delle esigenze di tutti.
«Soltanto in questo modo — affermano a una voce Anita Tomasino e Donato Sturma — saremo in grado di invogliare gli originari del paese, oggi residenti nella pianura friulana, a farvi rientro sempre più spesso, tanto da darci la sensazione di una rinascita, se non numerica, almeno per quanto attiene all'entusiasmo che ci deve animare per proseguire con serenità in un paese geograficamente emarginato, ma dove cultura, storia e lingua ancora rappresentano valori profondi».
In paese, i primi segnali del nuovo fermento parlano del battesimo, lo scorso aprile, del piccolo Cristian, celebrato dopo 41 anni per un nativo del luogo. Più tardi, in settembre, il sussulto di comunità ha festeggiato in grande stile i 25 anni di matrimonio di Anita e Daniele, con puntata gastronomica a Borjana, in Slovenia. L'8 dicembre, infine, un pranzo comunitario per affermare la ritrovata unità degli ultimi abitanti di Brezje.
Ma a monte di tutto questo c'è una persona che la gente del paese ritiene essere il vero «inventore» di una nuova stagione, grazie alla sua incondizionata disponibilità e alla costante partecipazione alle problematiche di ognuno.
Facendosi portavoce dei sentimenti unanimi degli abitanti, è Anita a indicare nel diacono Diego Mansutti, di Zompicchia, la chiave di volta della comunità.
«Giunto per la prima volta a Montemaggiore lo scorso Natale — afferma —, in una giornata flagellata dalla neve e percorrendo una strada al limite della praticabilità (l'ultimo tratto fatto a piedi per un guasto all'autovettura, ndr), Diego ha trovato il modo di farsi subito apprezzare per un servizio che restituisce dignità al paese e al suo edificio di culto. Già al primo impatto, abbiamo cominciato ad apprezzarlo perchè ci diede la sensazione che nulla lo avrebbe fermato. Con lui abbiamo sconfitto incertezze e timori. Ci ha fatto apprezzare la chiesa come momento di comunione e di crescita, di rispetto verso gli altri, di voglia di renderci utili a tutti».
Ecco, allora, che dopo aver spolpato il capretto e sparecchiate le leccornie di contorno, è stato il momento per consegnare al diacono Diego il regalo di Natale, segno di riconoscenza e simpatia, il tutto racchiuso in un pannello raffigurante l'arcangelo Michele, patrono di Brezje.
Sarebbe peraltro ingiusto non riferire che un primo segnale di risveglio fu registrato, un paio d'anni prima, in occasione dell'inaugurazione del dipinto di un'Annunciazione dal sapore casereccio, opera di Luigino Moderiano, di Platischis.
L'autore, infatti, ha ambientato l'incontro tra la Vergine Maria e l'arcangelo Gabriele nello scenario naturale della Slavia friulana, con il fondale connotato dal Gran Monte, dal Canin, dallo Stol, dal Monte Nero e dal Matajur. Non soltanto suggestione, ma autentico radicamento alle proprie origini, quando il campanile era il collante di una comunità.
Per questo, il battesimo di Cristian, l'anniversario di matrimonio di Anita e Daniele, un pranzo comunitario rappresentano tappe storiche, in parte come ritorno al passato, ma principalmente come reale segno di speranza.

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