Biacis, tra storia e misteri

 
 
Cercando dati su Biacis / Bijača, appaiono subito chiari i riferimenti ad Antro / Landar e ai resti dell’antico castello di Ahrensperg.
«Questo è un villaggio situato in una piccola ma fertile conca presso al Natisone, sulla strada che da Tarcetta, per Spagnut (m.175) va ad Oculis e Vernasso. Ha un’antica chiesetta e due osterie (Struchil e Gubana). Si vede un rimasuglio del castello di Ahremberg, detto anche castello d’Antro, il quale, secondo alcuni, sarebbe di origine longobardica. Vi risiedevano i signori d’Antro, ministeriales ecclesiae aquilejensis, come li chiama un documento del 1282. Nel 1306 esso fu assediato dal conte di Gorizia e nel 1364 fu demolito per ordine del patriarca, affinché non diventasse un covo di rapinatori, come tanti altri castelli del tempo. I signori d’Antro possedevano a Biacis, oltre il castello, parecchie case, distrutte dal conte di Gorizia durante l’assedio predetto. A Biacis si vede ancora la lastra di pietra intorno alla quale si adunava la Banca d’Antro, prima che trasportasse la sede a Tarcetta».
Anche in questa pagina «Od vasi do vasi / Da un paese all’altro», che il Dom ininterrottamente offre ai suoi lettori dal febbraio del 2004, più e più volte sono stati richiamati tratti salienti della millenaria vicenda storica, particolare ed unica nel suo genere, di questo lembo di territorio delle prealpi Giulie, quale piccola porta tra il mondo italico e quello d’oltr’alpe. Che la valle del Natisone fosso stata un importante luogo di passaggio già dai tempi preistorici lo confermano gli scavi del riparo di Biarzo. Il periodo romano ha lasciato tracce che sarebbe opportuno evidenziare, come pure quelle del periodo patriarcale e veneto.
In questo senso Biacis, assieme ad Antro, potrebbe rappresentare un piccolo compendio storico di tutto rilievo, qualora potesse essere contestualizzato in una visione storica globale. Questo luogo concreto, ma sospeso tra storia, leggenda, isoterismo e fantasia, esercita un fascino particolare.
A me richiama immagini come quella del cacciatore preistorico di Similaun, emerso dalla sua bara di ghiaccio, che scuoia la preda nel riparo di Biarzo, o quello di una centuria romana che, proveniente da Forum Julii, dopo aver attraversato il ponte sul Natisone dell’antica Broxas, marcia speditamente verso il guado di Cicigolis verso la Pannonia.
E poi vedo il diacono Felice, che disbosca i versanti attorno ad Antro; il castello che si innalza sopra la valle ai margini del pianoro su cui oggi sorge la chiesetta di san Giacomo. Immagino poi le truppe del Conte di Gorizia che assediano il fortilizio nel lontano 1306 e, circa mezzo secolo più tardi, vedo gli armigeri del Patriarca di Aquileia Ludovico della Torre, che, armati di archi e balestre, senza troppe difficoltà annientano la piccola guarnigione del castellano di Ahrensperg, asserragliata nel maniero. Il castello, in quell’anno del Signore 1364 venne sacrificato alla ragione del più forte che vuole impedire per sempre al nemico di nuocere e pertanto venne distrutto, lasciandovi mura diroccate e macerie. La stessa fine fecero le case di proprietà del castellano nel paesello sottostante di Biacis.
Verosimile è che più di qualcuna delle case più antiche del paese sia stata costruita con poca fatica nel reperire il materiale edilizio. Non mancavano certo sassi, magari già modellati, nelle rovine del castello. Forse non è stato solo il tempo inclemente a portare all’attuale altezza di circa 5 metri i resti della torre principale che lo storico Michele Leicht descriveva nel 1897 alta tre volte tanto. Lo stesso Leicht riferiva di resti visibili di un mastio a forma pentagonale.
Il tutto sarebbe rimasto a conoscenza di pochi, se, per interessamento e iniziativa del Dipartimento di Storia e tutela dei beni culturali dell’Università di Udine, non fossero stati organizzati e condotti sul sito scavi archeologici mirati.
La dottoressa Simonetta Mingozzi, che ha seguito e diretto i lavori per tre campagne di scavi, cui han partecipato soprattutto studenti universitari e specializzandi, riferiva: «L’obiettivo principale è quello di rintracciare tutte le strutture del castello e comprenderne l’apparato difensivo in relazione con il territorio». Si tratta di una storia avvincente che potrebbe dare senso più compiuto anche a quella lastra di pietra incisa con segni esoterici se non cabalistici, che si definisce la Lastra di Biacis, divenuta simbolo dell’Arengo della Banca di Antro e quindi dell’autonomia e autogoverno degli «Schiavoni di Antro e Merso» nei quasi quattro secoli della Repubblica di Venezia, dopo che ebbe sconfitto il Patriarcato nel 1420 conquistandosi così il dominio sul Friuli.
A proposito di quella lastra di pietra, oggi cementata sotto il porticato della chiesetta di san Giacomo, ed alle sue incisioni mi si è aperto davanti tutto un mondo, dove leggenda, esoterismo, mistero, religione, percorsi di Templari dal bianco mantello crociato. Così ho trovato citata Biacis in un libro, per me un po’ strano dal titolo: I luoghi delle Triplici Cinte in Italia, di M Umberti e G. Coluzzi. Triplici cinte? Guarda caso si tratta del disegno della «tria» inciso sulla lastra. Lo stesso disegno appare in diversi luoghi della zona e pare richiamare simbologie che evocano i tempi riportati nel film Il codice Da Vinci.
Alla nostra fantasia si spalancano orizzonti impensati, se si pensa, e con qualche fondata ragione, a precisi riferimenti “templari“ proprio nella grotta di Antro,in particolare la forma specifica di certe croci dipinte sui muri all’interno della grotta.
Se al castello di Ahrensperg vengono attribuite origini longobarde ed al sito vestigia templari a cui viene ascritta la diffusione di quel “simbolo di tre quadrati concentrici uniti al centro da una sorte di croce”, che noi usiamo come gioco, questo angolo di Benecia assume un suo fascino del tutto nuovo tra storia, leggenda ed esoterismo.

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