
Anche in Val Torre i numeri sono importanti in molti aspetti pratici della vita odierna, ma dal punto di vista cristiano la loro grandezza ha un’importanza relativa. «Pensate che ai tempi di Gesù fossero molti? Erano dodici. Solo quando Gesù dava da mangiare, c’erano cinquemila persone. Ma l’esperienza cristiana, l’esperienza della fede non si misura dai numeri. Questa è una cosa molto importante. Altrimenti rischiamo di pensare che le cose valide sono quelle con grandi folle e che le cose piccole non hanno importanza».
È questo l’incoraggiamento che l’arcivescovo di Udine, mons. Riccardo Lamba, ha rivolto ai fedeli di Lusevera/Bardo alla Messa nella festa della Madonna della Salute/Sveta Marija Zdravja, una tra le più importanti nell’anno festivo della comunità. Domenica, 6 luglio, ha raggiunto la chiesa del paese per concelebrare insieme al parroco, don Renzo Calligaro, e al diacono Albino Mauro, originario della vicina Chialminis/Vizont.
Nel salutarlo a nome delle parrocchie di Lusevera e Villanova delle Grotte/Zavarh, la fedele Luisa Cher ha dato il benvenuto a mons. Lamba anche nel dialetto sloveno locale. «La nostra è una comunità che è stata segnata per lungo tempo da una barriera fisica e mentale: il confine, e nei luoghi di confine si possono creare muri o ponti», ha spiegato. Quei ponti di cui ha parlato anche Papa Leone XIV dopo la sua elezione, augurando «La pace sia con tutti voi». Nel rilevare che oggigiorno la linea di confine è, per fortuna, solo simbolica, Cher ha notato come la comunità avverta la responsabilità di conservare il patrimonio culturale, linguistico e religioso ereditato e come in questo si senta sostenuta dal proprio parroco, don Renzo. «Importante è stato il suo contributo anche relativamente alla traduzione di testi liturgici nel dialetto sloveno del Torre. In questo modo la lingua di primo annuncio del Vangelo sul territorio ha potuto fare di nuovo ingresso in chiesa. Negli anni ha costantemente esortato i propri parrocchiani a dare valore alle proprie radici e cultura, quale dono ricevuto direttamente dall’alto», ha detto Cher.
Una situazione di tensione sul territorio, tuttavia, è generata dallo scarso dialogo tra l’amministrazione comunale di Lusevera, guidata dal sindaco Mauro Pinosa, la minoranza consiliare e parte dei sodalizi radicati a livello locale. «Purtroppo, da quasi un anno, la nostra comunità è ritornata agli anni bui narrati nella ricerca dal titolo “Gli anni bui della Slavia” da don Marino Qualizza e don Natalino Zuanella, scomparsi di recente», ha rilevato ancora Luisa Cher.
Da parte sua don Renzo Calligaro, che oltre che a Lusevera è parroco anche a Villanova delle Grotte, ha voluto fare dono all’arcivescovo Lamba dei tre volumi della Parola di Dio nel dialetto sloveno del Torre, dal titolo «Boava besieda». I volumi sono nati tra il 2000 e il 2002, col sostegno dell’allora predecessore di Lamba, Alfredo Battisti, in collaborazione tra la Parrocchia di Lusevera, il locale Centro di ricerche culturali e l’Associazione don Eugenio Blanchini di Cividale. «Questi tre volumi compongono il ciclo in cui è strutturato il triennio liturgico», ha spiegato Calligaro. «La lingua usata è quella abitualmente parlata nelle nostre valli slovene del Natisone, del Torre, di Resia e del Tarvisiano, con notevoli varianti locali, come avviene per ogni parlata viva. Ed è proprio la cara e coraggiosa figura di mons. Alfredo Battisti che ci spinge a chiedere a Lei, attuale arcivescovo di Udine, il coraggio di valutare in positivo questo nostro desiderio di tradurre e tramandare l’antico e quasi sempre disprezzato modo di parlare, di vivere e di pregare dei nostri padri. È stato ed è il nostro sogno e la nostra speranza, quella di continuare a pregare ancora con le nostre antiche parole, con le risonanze e le emozioni che furono dei nostri padri, e che adesso risuonano nelle nostre preghiere e nei nostri canti». Ricordiamo che, grazie ai tre volumi di letture strutturati secondo il triennio liturgico, a ogni celebrazione festiva nelle chiese di Lusevera e Villanova è possibile ascoltare una lettura dalla Bibbia anche nel dialetto sloveno delle Valli del Torre.

Il pensiero di Calligaro è andato anche ai tanti che si sono spesi per ridare valore al dialetto sloveno locale, oggi parlato accanto all’italiano, tra cui mons. Marino Qualizza, don Natalino Zuanella, Guglielmo Cerno e don Antonio Cuffolo.
Oltre a rincuorare i fedeli rispetto all’importanza relativa dei numeri, nella propria omelia mons. Lamba ha esortato tutta la comunità della Val Torre a non perdere la speranza. «La messe è molta ma gli operai sono stati e sempre saranno pochi. La fede cristiana è sempre un piccolo germoglio». Forte anche l’appello a cercare il confronto con tutti, come agnelli in mezzo ai lupi. «Questi pochi devono andare nel mondo non in base a una potenza, non in base a una forza propria, ma ad annunziare il Vangelo. La nostra forza è la parola di Dio e la parola di Dio è una persona, è Gesù Cristo. Non abbiamo altro da dire al mondo che l’amore di Gesù». Un impegno che invita a lavorare per la pace e la costruzione di ponti, proprio come auspicato da Papa Leone XIV.
Quest’anno a Lusevera la celebrazione nella ricorrenza di Sv. Marija Zdravja è stata resa ancora più speciale dal rito della cresima che la giovane Arianna Giorgione ha ricevuto proprio in questa giornata. Particolare solennità alla festa è stata conferita anche dai canti del coro locale Barski oktet, diretto da Davide Tomasetig.
A inizio celebrazione non è mancato il rito di comunità del bacio delle croci, cui sono intervenute quelle di Lusevera/Bardo, Villanova delle Grotte/Zavarh, Chialminis/Vizont e Montemaggiore/Brezje. Dopo il pranzo comunitario la festa è proseguita coi Vespri del pomeriggio, arricchiti dagli intermezzi musicali di Igor Cerno, Denis Pascolo e Maura Marchiol, e con l’uscita in processione della statua di Sv. Marija Zdravja al suono della banda di Buja. A sostenere la parrocchia nell’organizzazione della giornata è stato il Centro ricerche culturali di Lusevera-Center za kulturne raziskave Bardo. (Luciano Lister)
Tudi učencev je bilo le dvanajst, medtem ko jih je bilo, kadar je šlo za hrano, na tisoče. V nedeljo, 6. julija, na praznik Svete Marije Zdravja, je videnski nadškof msgr. Riccardo Lamba v Bardu tako nagovoril vernike in jih pozval k upanju. Pri maši sta z njim somaševala domači župnik g. Renzo Calligaro in diakon Albino Mauro.
Na začetku maše je nadškofa v imenu skupnosti iz Barda in Zavarha pozdravila vernica Luisa Cher, ki je orisala težke demografske in gospodarske razmere na območju ter izrazila obžalovanje zaradi vse prej kot rožnatega stanja med prebivalstvom. Stanje v Terskih dolinah dodatno otežuje pomanjkanje dialoga med barsko občinsko upravo, ki jo že leto dni vodi župan Mauro Pinosa, opozicijo v občinskem svetu in nekaterimi društvi.
Luisa Cher je poudarila, da se prebivalci zavedajo odgovornosti za prenašanje krajevnega slovenskega narečja in kulture na mlajše rodove. Izpostavila je tudi pomembno vlogo župnika Calligara pri ponovni uveljavitvi slovenskega narečja, saj se je po večletni prekinitvi slovenska beseda znova vrnila v cerkvi v Bardu in Zavarhu – sprva skozi petje, nato tudi v obliki božje besede.
Po zaslugi župnika Calligara so med letoma 2000 in 2002 nastale tri knjige z naslovom »Boava besieda«, ki v terskem slovenskem narečju ponujajo berila za vsa tri liturgična leta. Od takrat lahko verniki v Bardu in Zavarhu ob nedeljah in praznikih poslušajo berila v krajevni slovenščini.
Te tri knjige je g. Calligaro podaril nadškofu Lambi in ga prosil, naj podpira rabo krajevne slovenščine v tamkajšnjih cerkvah, tako kot je to v preteklosti že storil njegov predhodnik, nadškof Battisti. Ob tem je Calligaro spomnil tudi na nekatere zaslužne posameznike, ki so si prizadevali za ohranitev in ovrednotenje krajevne, dolgo zapostavljene slovenske govorice – med njimi g. Boža Zuanello, msgr. Marina Qualizzo, Viljema Černa in g. Antonija Cuffola.
Maša, ki jo je s petjem obogatil Barski oktet, je bila še posebej slovesna, saj je pri njej prejela zakrament svete birme Arianna Giorgione.
Po skupnem kosilu so po večernicah v Bardu pripravili še procesijo s starim kipom Svete Marije z Detetom, ki jo je spremljala godba iz kraja Madonna di Buja. Tako mašo kot večernice je obogatilo tudi poljubljanje križev iz Barda, Vizonta, Zavarha in Brezij. Praznovanja v Bardu so organizirali s podporo krajevnega Centra za kulturne raziskave.








