Appello ai sindaci: occasione storica_»Gre za zgodovinsko priložnost«

1MarinigDi fronte alla riforma degli enti locali per una gestione più razionale delle autonomie che la maggioranza della regione Friuli Venezia Giulia sta da mesi affrontando sia con l’abolizione delle province che con l’istituzione delle Unioni territoriali intercomunali ( UTI ), gran parte degli amministratori delle Valli del Natisone e delle Prealpi Giulie sta vivendo una situazione politica e progettuale,che dire comatosa è un eufemismo, sia per lo storico pregiudizio riferito a quanto sa di sloveno,sia per la scarsa conoscenza della realtà sovra comunale nella quale verranno a trovarsi con l’istituzione di un unica e grande unione dei comuni da Drenchia a Manzano, sia per la mancanza di coraggio politico nella doverosa richiesta e pretesa di quei diritti civili ed umani da sempre riconosciuti dalla Costituzione italiana e, in particolare nel corso degli anni più recenti, confermati da leggi nazionali, regionali e dalle direttive europee in materia di rispetto e tutela delle comunità linguistiche nell’ambito della regione autonoma Friuli-Venezia Giulia. L’istituzione delle unioni territoriali è legge da circa tre mesi e l’amministrazione regionale ha già ridisegnato la mappa ed i confini delle 17 unioni previste. La stessa legge, tuttavia, dà l’opportunità ai comuni di chiedere modifiche e proporre suggerimenti entro 60 giorni dalla pubblicazione della deliberazione giuntale. Poche, probabilmente, saranno le richieste che verranno accolte viste l’indisponibilità a modifiche più volte annunciata dai rappresentanti dell’esecutivo. C’è stata, però, un’apertura significativa rispetto alla prima stesura del disegno di legge, inserita all’art.4 della legge n.26/2014 che riguarda esclusivamente i comuni elencati all’art. 4 della legge n.38/2001 in cui si riconosce la presenza di una comunità linguistica diversa, storicamente insediata nei comuni posti lungo l’intera fascia di confine con la Slovenia. La legge n 26/2014 istitutiva delle Unioni, offre, dunque, l’opportunità ai comuni con storico insediamento sloveno di istituire Unioni territoriali intercomunali in deroga ai vincoli che contemplano un minimo di 30.000 abitanti in zona montana, all’obbligo di far coincidere le unioni con i distretti socio-sanitari, alla contiguità territoriale dei comuni facenti parte dell’unione, dando inoltre alla stessa unione di confine l’opportunità di mettere in atto specifici progetti transfrontalieri con lo Stato confinante. Queste modifiche al testo originale della Giunta regionale, in accoglimento alle richieste della comunità slovena, rappresentano un importante passo verso il rispetto della democrazia, la valorizzazione e la tutela delle minoranze linguistiche slovena e tedesca esistenti in regione. L’inserimento in legge di parte delle richieste offre una possibilità storica e probabilmente irripetibile ai comuni bilingui di istituire Unioni territoriali più piccole e riferite ai soli comuni riconosciuti ed inseriti nell’ art. 4 della legge n.38/2001 che riconosce l’esistenza e la presenza storica della comunità slovena anche nella provincia di Udine. Una grossa occasione storica che i sindaci, i consigli comunali e soprattutto la gente di buon senso che tuttora vive e lavora nella Slavia friulana non dovrebbero perdere perché, se attuata con la dovuta serietà e razionalità, potrebbe rappresentare l’inizio di una vera e concreta rinascita culturale e socio-economica dell’area più negletta ed abbandonata dell’intera regione del Friuli-Venezia Giulia. Quella rinascita e quello sviluppo che tutti, a parole invocano e chiedono e che, nel momento dei fatti e nell’ora delle scelte, si ritirano per carenze progettuali, per idee confuse, per ataviche paure e fantasmi di una storia passata che ha voltato parzialmente pagina con la caduta di muri materiali e psicologici. Un appello, dunque, ai sindaci per superare i vecchi steccati e le naturali contrapposizioni politiche ed elaborare unitariamente, in questi 60 giorni che la Giunta regionale ha concesso ai Comuni, proposte credibili riferite alle possibilità che l’art.4 ed altri della L.R. n.26/2014 possono offrire, cioè unioni territoriali minori ma autonome, solidali ed omogenee per cultura, lingua, degrado socio-economico ed ambientale. (prof. Giuseppe F. Marinig, vicepresidente del Comitato paritetico istituzionale per la minoranza slovena del Friuli Venezia Giulia)

Podpredsednik paritetnega odbora za slovensko manjšino, prof. Giuseppe F. Marinig, v odprtem pismu apelira na župane in druge predstavnike lokalne oblasti, naj se pri ustanavljanju medobčinskih zvez (UTI) poslužujejo pravice do možnost odstopanja od treh osnovnih kriterijev, se pravi ozemeljske kontinuitete, številčnih parametrov glede obsega prebivalstva in pripadnodnosti istemu zdrastvenem okraju dvaintridesetim občinam, kjer je priznana prisotnost Slovencev. Marinig poudarja, da je sklepanje beneške občinske zveze zgodovinska priložnost, ki je ne gre zapraviti.

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