
Ottobre, tempo di primi bilanci per l’annata agraria nella Slavia Friulana. Anche quest’anno, e soprattutto quest’anno, il grande protagonista è stato il meteo: «Dal punto di vista della qualità non è stato nemmeno un anno brutto – spiega Francesco Chiabai (nella foto sotto a destra con altri bambini e ragazzi), referente della Kmečka zveza di Cividale – ma dal punto di vista delle quantità per molte colture la situazione è critica». Il messaggio che arriva da parte della natura è chiaro e incontrovertibile: «Dobbiamo al più presto approntare dei sistemi per affrontare il cambiamento climatico e gli eventi meteo improvvisi e sempre più ripetuti. Abbiamo avuto una fase di fine primavera/inizio estate molto piovosa, poi di colpo una lunga fase secca terminata con gelate, grandine e ora grandi precipitazioni piovose. Non è mancato nulla di ciò che può essere dannoso per gli agricoltori».
Per affrontare queste situazioni, la Benecia non può essere lasciata sola, ma ha bisogno di un supporto da parte delle istituzioni. Storicamente non dotata di impianti di irrigazione, per il semplice fatto che non ce n’era bisogno, «ora l’apporto di acqua per le colture diventa un fattore fondamentale – spiega Chiabai –. Ma realizzare da noi impianti irrigui è molto più complicato che in pianura. Sempre più aziende stanno cercando di realizzare impianti di irrigazione di soccorso, non per aumentare la produttività ma per salvare le colture a fronte di periodi di siccità molto prolungati. Dove esistono consorzi di bonifica questi sono interventi collettivi, ma non essendo presenti queste istituzioni nelle Valli del Torre e del Natisone tutto ricade sulle singole aziende. Ci sono dei finanziamenti europei gestiti dalla Regione volti a migliorare i sistemi di irrigazione, ma sono inadeguati per la nostra realtà: spesso hanno minimi e massimi fuori scala, oppure i bandi prevedono l’obbligatorietà di tutta una serie di investimenti collaterali che rendono impossibile la partecipazione delle nostre piccole aziende».

Che fare allora?
«Già in fase di stesura della strategia regionale per i fondi europei 2023-2027 la Kmečka zveza aveva proposto di creare dei bandi ad hoc settoriali (ad esempio la frutticoltura, la zootecnia ecc..) – spiega Chiabai – oppure bandi appositi per le zone svantaggiate. Attualmente vengono premiati grossi impianti e di elevata tecnologia che nelle nostre zone non hanno senso».
Di questo si dovrebbe discutere nei «tavoli verdi» periodici a cui partecipa anche l’assessore regionale all’Agricoltura, «ma da inizio anno non vengono più convocati nonostante le pressanti richieste».
Oltre ai problemi climatici, anche la pressione degli animali selvatici (cinghiali, cervi, uccelli) sta impattando sempre di più sulle aziende per perdita di produzioni. «Anche qui ci sono degli strumenti di prevenzione o di risarcimento del danno – evidenzia Chiabai – che per tempistiche o limiti burocratici non permettono di compensare realmente il danno. Ad esempio, per la prevenzione (cioè la realizzazione di reti e di recinti) si può presentare una domanda nel triennio per un massimo di 10 mila euro. Prima di arrivare a proteggere l’intero perimetro aziendale passa molto tempo. E inoltre, se si fa do- per laprevenzione, poi non si può richiedere il risarcimento danni, anche se i terreni sono diversi. Per i danni, la segnalazione va fatta entro 2 giorni alla Regione e poi bisogna aspettare il sopralluogo, ma nel caso dell’uva o delle mele, ad esempio, in cui il danno si verifica alla fine della maturazione, c’è l’urgenza di raccogliere il prodotto ancora buono per limitare i danni. Aspettare il sopralluogo significa buttare l’intera produzione».
Quest’anno c’è stato un problema molto consistente con gli uccelli. Non per la crescita della popolazione o l’arrivo di specie aliene, ma per colpa della siccità: «Più che per mangiare, gli uccelli attaccano frutta e ortaggi per dissetarsi – spiega Chiabai –. Il fatto di avere grosse superfici a bosco che circondano le aziende aumenta molto la pressione della fauna sulle colture».
Il bilancio della stagione agricola: frutta, verdura e vino dimezzati. Tanti ricci sui castagni
Poco ma buono. Così, in estrema sintesi, si può definire il raccolto del 2024 per le imprese agricole delle Valli del Torre e del Natisone. Ma vediamo la situazione specifica, settore per settore..

Frutticoltura Le perdite ammontano per alcune aziende anche al 50%, non compensabile con nessuno strumento di aiuto pubblico. «Fortunatamente, non essendo colture estensive, le nostre aziende, ad esempio per la melicoltura, riescono a gestire la qualità del prodotto salvabile in modo eccellente – spiega Francesco Chiabai della Kmečka zveza –. Questo permetterà di vendere un ottimo prodotto».
Orticoltura Anche in questo caso le perdite di prodotto sono simili a quelle della frutta. «Avendo poche aziende specializzate – evidenzia Chiabai –, non ci sono serre e ciò lascia le produzioni più esposte. Ci sono anche casi di colture completamente annullate».
Castagne La maturazione delle castagne è molto indietro, ma la presenza dei ricci sui castagni è molto abbondante. «Solo quando inizieranno a cadere per terra i ricci – spiega Chiabai – potremmo dire qualcosa in più sulla qualità. L’emergenza del Cinipide, il parassita di origine asiatica che negli anni scorsi aveva quasi totalmente distrutto le produzioni, è ormai sotto controllo. Gli entomologi dell’Università di Udine confermano che sul nostro territorio della Slavia a risolvere il problema non sono state le immissioni artificiali del “Torymus sinensis”, un antagonista del Cinipide importato dall’Asia, ma il sistema bosco, grazie all’elevatissima biodiversità, ha sviluppato degli antagonisti locali riportando l’equilibrio nell’ecosistema».

Vendemmia Vale lo stesso discorso della frutta. Qualità eccellente ma quantità in forte discesa. Analoga situazione anche in Slovenia.
Bosco e legno C’è stato un miglioramento sul fronte dei prezzi, ma le aziende sono un po’ in difficoltà per l’aumento dei costi, in particolare dell’energia a causa dell’aumento. Si spera che tramonti l’idea del governo di aumentare le accise sui carburanti, scelta che darebbe un duro colpo alle nostre piccole aziende locali.
Suini, interessante presenza Nelle Valli del Natisone (Pulfero, San Pietro al Natisone, Nimis, oltre alle piccole produzioni locali specie a servizio degli agriturismi) c’è una interessante presenza di aziende suinicole con allevamento sia allo stato brado che semi intensivo. Ultimamente sono penalizzati dall’allarme per la peste africana.
Settore lattiero caseario Le aziende che hanno investito per controllare l’intera filiera (dall’allevamento alla vendita del prodotto finale al consumatore) «si stanno prendendo delle belle soddisfazioni in termini di fatturato – spiega Chiabai – . Naturalmente chi ha investito ha dovuto ricorrere al credito, e ora è penalizzato dall’elevato livello dei tassi di interesse. D’altra parte il settore è fondamentale dal punto di vista paesaggistico e turistico per gli sfalci e il contrasto al bosco e andrebbe sostenuto con strumenti più forti nelle zone marginali come la nostra. Sul settore dello sfalcio e dalle pulizia di prati e pascoli sono stati fatti dalla Regione pesanti tagli negli ultimi anni – denuncia Chiabai –. Si tratta di indennità compensativa, nata per ristorare le aziende di montagna per i maggiori costi che hanno nel mantenimento del territorio. Non ci sono meno soldi, ma è peggiorato molto l’iter amministrativo, il che scoraggia le aziende ad intraprenderlo».
Prati stabili, Drenchia e Torreano seguono l’esempio di Stregna «L’esperienza di Stregna di gestiomanda ne e recupero dei prati stabili è un esempio positivo a livello regionale ed oltre – evidenzia Chiabai –. È finita la fase di vincolo prevista dalla legge 10 e tutte le manutenzioni sono gestite molto bene da aziende locali che avevano forte necessità di aumentare le loro superfici. L’esperienza può essere replicata su territori più vasti e si sta cercando di farlo con i comuni di Torreano e di Drenchia. Fondamentale è una buona progettazione, identificando molto bene dove realizzare gli investimenti. La fase di esbosco e di ritorno al prato, grazie ai contributi, è molto semplice, il punto critico è una opportuna valutazione dei costi di mantenimento che devono essere sostenibili nel tempo, perché il contributo di 500 euro a ettaro è a tempo. Finita questa fase bisogna camminare con le proprie gambe».
Nuovi agricoltori, continua l’interesse dei giovani Come titolari di impresa o nell’azienda di famiglia, continua l’interesse dei giovani a diventare agricoltori nelle Valli del Torre e del Natisone, specie nel campo del legno e delle imprese boschive che in quello zootecnico. «I numeri non sono elevati in termini assoluti – spiega Chiabai –, ma molto significativi se rapportati al pesante spopolamento e all’assottigliarsi delle classi di età più giovani nella popolazione». (Roberto Pensa)
Kmetijstvo je eden izmed najbolj prizadetih sektorjev zaradi podnebnih sprememb. Suša, neurja in poplave povzročajo manjše pridelke, slabšo prehransko kakovost in večjo pojavnost škodljivcev in rastlinskih bolezni. »Letos smo imeli deževno pomlad, zelo suho poletje, ki se je nenadoma končalo s padcem temperatur in točo. Nato je nastopila izredno deževna jesen. To je prepolovilo proizvodnjo sadja, zelenjave in vina,« pravijo na Kmečki zvezi videnske pokrajine. Povsem nov pojav pa so ptice, »ki so poleti napadlesadovnjake in vrte, ne zaradi lakote, ampak zaradi žeje.« Seveda veliko škodo še naprej dela divjad, predvsem merjasci. Glede letine kostanja zbujajo optimizem številne ježice na drevesih. Vprašanje pa je, če vsebujejo kvaliteten kostanj.









