Sul poggio sottostante la notissima grotta d'Antro, sulla destra del Natisone, poco prima che la valle si restringa nel percorso verso Robič, già un migliaio di anni fa, qualcuno pensò di costruirci un fortilizio, forse come avamposto al luogo già fortificato di Antro e a controllo della strada che vi passava sotto, attraverso l'abitato di Biacis/Bijača. Dalla demolizione del castello sono trascorsi quasi 650 anni. Rimase in piedi una torre che fu prigione della Banca di Antro. Otto anni fa, il comune di Pulfero chiese l'intervento dell'Università di Udine per saperne di più di quest'area, su cui sorge una chiesetta cinquecentesca vicino ai ruderi coperti d'edera.
Sabato 23 luglio, chi ha risposto all'invito di presentazione dei lavori (ricerca, scavi archeologici, consolidamento e recupero del possibile), ha potuto vedere non solo le fondamenta perimetrali del castello millenario ma fotografare l'antica torre recuperata e ricostruita quasi per intero. Questa, assieme ai resti archeologici e alla chiesetta, rimarrà un sito unitario, a testimonianza di una storia locale, radice di un'identità del luogo, di cui la prima a riappropriarsene dovrebbe essere la comunità locale. A presentare i lavori l'archeologa Simonetta Minguzzi, direttrice degli scavi, e l'architetto Stefania Casucci. «L'intento è intervenire sulle tracce rimaste, conferire loro l'autenticità, consolidarle, ridare loro significanza e una qualche forma di funzionalità — ha detto l'architetto —. Infatti come causa sostanziale della rovina degli ambiti storici è la perdita di una loro funzione. La torre, i resti murari, la chiesetta richiedono una conservazione integrata, un luogo aperto a servizi perché acquistino un valore storico e culturale aggiunto. Se il sito non acquistasse una nuova funzionalità non potrebbe avere altro destino che l'abbandono e l'oblio. Qui, probabilmente tutto si sarebbe arenato se non vi fosse un preciso e pervicace impegno concreto dei proprietari Giovanni e Marisa Biasatti. Per intanto, dopo gli scavi degli scorsi anni, nonostante problemi burocratici, si è proceduto alla ricostruzione della torre», nella speranza di dare al sito la valorizzazione che si merita nel contesto più ampio di un auspicabile sviluppo culturale, economico e sociale delle valli del Natisone.
Il messaggio è chiaro e la sua logica stringente. Lo si potrebbe leggere come un richiamo agli autoctoni, che non solo sottovalutano e dimenticano le loro ricchezze storiche, culturali ed etnolinguistiche, ma spesso resistono a chi, da fuori le apprezza e valorizza. Ma, nella serata, non ci sono state solo parole da ascoltare ed oggetti da vedere. A renderla quanto mai «appetibile» ci hanno pensato Maurizio e Marina, gestori del ristorante «Gastaldia d'Antro», arricchendola di gustosi piatti all'altezza dei palati più fini e confezionati con ricette e prodotti locali, dagli affettati alla frittata alle erbe, dalla štokalca al minestrone di S. Giovanni, dalla polenta di patate al frico al pomodoro, per concludere coi gubanotti fatti in casa. Tra i presenti oltre al sindaco Piergiorgio Domenis, il presidente provinciale del collegio dei geometri, Elio Miani, il presidente di Legambiente, Marino Visentini, e, richiamato dalle proprie origini castellane, l’ex rettore e presidente della provincia, Marzio Strassoldo.









